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Superpotenza in calzamaglia. All'epoca, siamo nel 1989, molti videro in questa rappresentazione dell'uomo
di acciaio una evidente metafora della potenza muscolare degli Stati Uniti, e
non certamente in senso patriottico. Da allora, come si suol dire, di acqua ne
è passata sotto i ponti e lo stesso autore, che tanto ha influenzato la cultura
supereroistica americana nei comics e nel cinema, vuole adesso che il personaggio
più dark e umano tra i muscolosi in calzamaglia smetta di pestare psicopatici
come Joker o Doppiafaccia, per dedicarsi alla caccia dei terroristi di Al Qaeda.
Dal punto di vista dell'artificio narrativo nessun problema e soprattutto nessuna
novità: da molti decenni il terrorista è visto nella cultura popolare americana
come un nemico tanto concreto quanto macchiettistico (basta pensare alla miriade
di film prodotti in tal senso, serie Die Hard in testa). D'altronde non si deve
fare altro che confermare l'immagine pressapochista che lo statunitense medio
ha degli stessi terroristi ed è facile immaginarsi un simil Bin Laden nascosto
in qualche base segreta e ultratecnologica del Medio Oriente, mentre architetta
diabolici piani segreti contro l'umanità e per il dominio del pianeta.
Cavalcare la psicosi. Dal punto di vista concettuale, invece, sorgono diversi problemi. La reinterpretazione
del personaggio di Batman, secondo il revival proposto dallo stesso Miller, si
basava sulle sfaccettature psicologiche di tutti i caratteri. Seguendo le regole
nel Noir l'autore (sia dei disegni che dei testi) ci accompagnava in un viaggio
nella psiche di Bruce Wayne e dei suoi nemici, dando il via ad un nuovo corso
che ha interessato quasi tutti i supereroi dei fumetti poi portati sullo schermo
come estremo sostegno alla cronica carenza di idee del cinema di intrattenimento.
Questo modo di vedere le cose era dunque del tutto antitetico rispetto all'attuale
reinterpretazione, che fa della politica internazionale la bandiera sotto la quale
sfruttare la peggiore psicosi collettiva contemporanea.
Strumenti di propaganda. Se allarghiamo lo sguardo e cerchiamo di capire oggi quale sia l'orientamento
politico della cultura pop Usa, la situazione fino a questo momento ha indicato
nel cinema il più schierato tra i prodotti culturali di rapido consumo, con produzioni
liberal più o meno dichiaratamente anti-Bush, dall'ecologista e fracassone 'The
day after tomorrow' ai documentari di Michael Moore, fino al lucido e tagliente
'Good Night and Good Luck', le cui 5 nomination all'Oscar sono già di per sé un
segnale importante. Il prodotto più esplicito e dunque maggiormente esposto alle
critiche, però, uscirà il prossimo marzo e si ispira guarda caso ad un altro geniale
comic novel scritto da Alan Moore, già autore di opere di culto come "The watchman"
e "Give me liberty". In 'V for Vendetta' il protagonista, nascosto sotto una sorridente
maschera bianca, si oppone ad un potere totalitario e massmediatico, imbottito
di tritolo e pronto a far saltare in aria il parlamento inglese. Il soggetto di
Moore, scritto peraltro nel contesto dei primi anni '90, ben rappresenta il clima
di autocritica che ha regnato anche nel fumetto fino a pochi anni fa, dimostrando
ancora una volta quanto l'attacco alle Torri Gemelle abbia mutato, o in alcuni
caso capovolto, la visione del mondo nella cultura di massa d'oltreoceano.
Demoni e dèi. Dunque, quando e se l'annunciato 'Holy terror, Batman' arriverà nelle edicole
(i publisher al momento sono rimasti di ghiaccio alle dichiarazioni del comic-writer),
bisognerà innanzitutto valutare quale tipo di approccio sarà scelto per raccontare
la nuova storia, visto che la genialità dell'autore fino a questo momento è stata
fuori discussione. Se l'ipotesi peggiore verrà confermata, con un'ex sovversivo
come Frank Miller, assunto come sostenitore della politica dei falchi, allora
un nuovo, serio pericolo incomberà sull'adolescente americano, vista anche l'influenza
dimostrata da Miller nel mondo del fumetto. Basta immaginarselo, il quindicenne
medio mentre sforacchia gente col turbante in America's Army (il diffusissimo
videogioco prodotto dal Pentagono), intervallando il massacro digitale con la
lettura di un fumetto in cui un supereroe è impegnato a far più o meno la stessa
cosa, digrignante e fascista come non mai. In questo contesto, se è vero che i
supereroi sono i nuovi dèi americani, come sostiene lo stesso Miller, allora per
altri gli stessi paladini del bene potrebbero trasformarsi nei peggiori demoni
del presente.