“Sappiamo che la vittoria è vicina. Siamo pieni di fiducia, entusiasmo e orgoglio.
Il nostro paese non ha mai vissuto nulla del genere. Il popolo, tutto il popolo,
è unito e solidale. Nessuno riuscirà ormai a fermare il nostro desiderio di cambiamento,
di democrazia e di libertà”.
Il rumore della folla che urla solgan in sottofondo rende difficile la conversazione.
A parlare, al cellulare dalla Piazza Indipendenza di Kiev è Irina Chupryna, 25
anni, neolaureata in Lettere e Filosofia, una delle responsabili del movimento
giovanile d’opposizione Porà (E’ora), tra i principali attori delle grandi proteste popolari che contestano
il risultato delle elezioni presidenziali di domenica. Elezioni ufficialmente
vinte dal candidato governativo Viktor Yanukovych, ma denunciate come irregolari
e fraudolente da tutti gli osservatori internazionali e dai governi di mezzo mondo.
Solo il presidente Vladimir Putin, protettore politico del regime ucraino di Leonid
Kuchma e del suo ‘delfino’ Yanukovych, ha finora riconosciuto la sua vittoria.
“Milioni di ucraini di tutte le età sono scesi nelle piazze del paese per rivendicare
la vittoria di Viktor Yushchenko (il candidato dell’opposizione democratico-liberale e filo-occidentale, ndr), rubataci dal regime con ogni sorta di imbrogli. Qui a Kiev siamo trecentomila
persone: abbiamo circondato il parlamento e ora stiamo per ripartire alla volta
del palazzo presidenziale. Molti di noi hanno passato la notte nelle trecento
tende che Porà e altre associazioni hanno montato domenica sera qui in Piazza Indipendenza
e in Viale Kreschatik. E’ stata una notte magnifica: è difficile descrivere a
parole il clima di entusiasmo collettivo che c’era. Dopo la chiusura degli uffici,
tantissime persone si sono unite a noi. Chi, per età o per salute, non se la sentiva
di passare la notte in piazza, ci ha portato coperte, bevande calde e pentoloni
di roba da mangiare. Non è mancata neanche la musica; abbiamo cantato e ballato,
ma soprattutto abbiamo discusso, per tutta la notte, in decine di riunioni improvvisate”.
Non avevate e non avete paura di una repressione poliziesca? Le forze di sicurezza
ucraine avevano annunciato di essere pronte a reprimere “prontamente e con fermezza”
qualsiasi azione contraria alla legge, compresi blocchi del traffico nelle piazze
e nelle vie.
“Domenica sera i leader dell’opposizione ci avevano detto che si correva il rischio
che all’alba la polizia venisse e sgomberare l’accampamento e quindi di stare
attenti. Abbiamo organizzato dei turni di guardia, ma non sono serviti: non è
successo nulla. La polizia non si è quasi vista. Anche davanti al parlamento c’era
solo il cordone di sicurezza che c’è sempre durante l’anno. Non sappiamo come
andrà al palazzo presidenziale, ma siamo fiduciosi che non ci saranno incidenti,
perché noi non faremo provocazioni e soprattutto perché lo stesso Consiglio comunale
di Kiev, che sostiene l’opposizione, ha detto che le nostre manifestazioni sono
legittime e non verranno represse. E lo stesso vale per tutte le altre città del
paese, da L’viv (Leopoli, ndr) a Ternopil, da Vinnytsia a Ivano-Frankivsk, dove centinaia di migliaia di persone
sono scese in piazza con l’appoggio dei Consigli comunali, tutti schieratisi con
l’opposizione contro la truffa elettorale del regime. A L’viv, roccaforte dei
sostenitori di Yushchenko, perfino la polizia aveva al braccio il nastro arancione,
simbolo dell’opposizione.
Non è fantastico?”.
L’Osce e l’Unione europea hanno bocciato senza riserve il voto di domenica e
tutti gli osservatori internazionali sono concordi nel dire che le frodi che lo
hanno caratterizzato sono state gravissime, sistematiche e orchestrate dalle autorità
governative. Quali notizie avete voi di questi brogli?
“Vi racconto solo questo: i nostri militanti nelle città industriali dell’est,
roccaforte del governo dove il candidato governativo avrebbe preso oltre il 90
per cento dei voti, ci hanno riferito di aver visto con i loro occhi autobus scortati
dalla polizia che portavano gruppi di elettori in giro da un seggio all’altro
per votare più volte, ovviamente sempre per Yanukovych. Questo è stato reso possibile
dal fatto che si poteva votare in un seggio anche se si era residenti altrove,
e così molti hanno votato due volte, se non di più. Il voto multiplo è stato il
sistema più efficace.
Poi, ai seggi, ci sono state intimidazioni, aggressioni e tante altre irregolarità,
soprattutto nello scrutinio. Per esempio, tutte le schede bianche o invalidate
per protesta sono state conteggiate per Yanukovych: non è una cosa da poco, dato
che secondo gli exit-poll si trattava di circa il 7 per cento dei voti”.
Cosa chiedete? Fino a che punto siete disposti a continuare la lotta?
“Pretendiamo solo che si accetti la realtà, cioè che Yushchenko ha vinto le elezioni
con il 54 per cento dei voti, contro il 43 per cento di Yanukovych, e che dunque
lui è il nuovo presidente dell’Ucraina. Vogliamo che l’attuale presidente Leonid
Kuchma, il suo candidato attualmente primo ministro Yanukovych e l’intera Commissione
elettorale centrale si dimettano e accettino di rispondere alla giustizia per
aver organizzato questa colossale frode elettorale.
Siamo sicuri che vinceremo questa sfida, perché ormai il popolo ucraino ha capito
di avere il potere di decidere del suo destino, ha capito che ribellarsi è giusto
e soprattutto possibile. Ormai, al punto in cui siamo arrivati, non si può più
tornare indietro: nessun governo imposto con l’inganno sarà capace di tenere a
bada una popolazione che ha preso tanta consapevolezza dei propri diritti.
Lotteremo con metodi pacifici fino alla fine, fino alla vittoria.
Noi di Porà, assieme ad altre organizzazioni giovanili come Chysta Ukraina (Ucraina Pura) e Studentska Khvylia (Onda Studentesca), d’accordo con il partito d’opposizione, abbiamo deciso di
rimanere in piazza a oltranza con le tende e le manifestazioni, e abbiamo proclamato
uno sciopero generale in tutte le università del paese, cui hanno aderito già
una trentina di atenei.
Ieri la signora Yuliya Tymoshenko, braccio destro di Yushchenko, ha detto che
se il parlamento non accetterà di risolvere pacificamente la questione, l’opposizione
non avrà altra scelta che occupare i palazzi governativi, le strade e gli aeroporti.
Insomma ha parlato di una vera e propria rivoluzione!
Io personalmente mi sono un po’ spaventata a sentire queste parole, ma poi tutti
hanno detto che non si arriverà mai a questo. Lo spero: nessuno di noi vuole una
soluzione di forza”.
Cosa ne pensi delle accuse mosse contro voi di Porà, e contro l’opposizione ucraina in generale, da parte dei parlamentari nazionalisti
russi e dagli stessi vostri governanti, secondo i quali voi e le vostre proteste
sono sostenute dall’Occidente, e soprattutto dagli Stati Uniti, in particolare
dal multimiliardario George Soros?
“La Russia, che non vuole perdere il controllo dell’Ucraina e che quindi non
vuole la fine del regime di Kuchma-Yanukovych, ha sempre accusato noi e tutte
le altre forze dell’opposizione democratica, ed effettivamente filo-occidentali,
di essere sostenute dai servizi segreti occidentali, che organizzerebbero il nostro
movimento e le nostre azioni di protesta. Questo non è assolutamente vero: è tutta
propaganda vecchio stile. E’ vero invece che ci sono circa trecento organizzazioni
non governative ucraine che hanno fornito finanziamenti e strutture a noi di Porà e ad altri movimenti dell’opposizione democratica. A tal scopo queste associazioni
si sono coalizzate in una federazione di ong che si chiama Freedom of Choice (Libertà di scelta): tra i nostri partner ci sono altre ong occidentali legate alla Fondazione Soros, come l’americana Freedom House, ma questo non vuol dire che lui ci finanzi con i suoi soldi. Da lui, o meglio
dai movimenti democratici di altri paesi che lui ha sostenuto, abbiamo avuto solo
un sostegno di tipo ideologico e politico. Per esempio, alcuni militanti del movimento
serbo di Otpor (Resistenza) sono venuti qui in Ucraina per partecipare a seminari sulla democrazia
e la resistenza non violenta. E la notte scorsa, in Piazza Indipendenza, c’erano
anche delegazioni di Otpor, del movimento georgiano Kmara (Basta) e soprattutto dei movimenti democratici bielorussi Zubr e Fronte giovanile (v. articolo: “Organizzasi rivoluzioni”). Ma sono venuti alla luce del sole, con le bandiere dei loro movimenti e dei
loro paesi, in cui le lotte democratiche hanno già trionfato, come in Serbia e
in Georgia, o stanno appena iniziando, come in Bielorussia. Io sono sicura che
l’Ucraina sarà capace di liberarsi pacificamente dalla dittatura, come altre esperienze
hanno insegnato, e che gli ucraini sono all’altezza dell’importante pagina di
storia che stanno vivendo, anzi, che stanno scrivendo”.