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Peggiorano le loro condizioni. Dopo tanti test
clinici e tentativi di trattamenti medici, la salute dei piccoli pazienti non
migliora, anzi peggiora in maniera preoccupante. Sia dal punto di vista fisico
che da quello psicologico. Agli iniziali sintomi (soffocamento, vomito,
diarrea, emicrania, intorpidimento degli arti, generale debolezza fisica, panico
e isterismo) si sono infatti aggiunte perdite di sangue dal naso e crisi
allucinatorie. A riferirlo sono gli organi di stampa ceceni e russi, che hanno
seguito il ritorno in patria dei bambini che in questi due mesi erano stati
ricoverati in strutture ospedaliere della regione di Stavropol e di altre
regioni della Russia meridionale, e seguiti da medici specialisti venuti
appositamente da Mosca. Non sapendo che pesci pigliare, i medici hanno
somministrato ai bambini diversi tipi di medicinali che forse hanno causato
questo peggioramento. “Ci hanno dato delle medicine che ci hanno fatto perdere
il controllo di noi stessi per diverse ore come se fossimo intossicati: non so
cosa ci abbiano dato”, ha dichiarato ai giornalisti uno dei pochi pazienti
adulti, una donna.
Una malattia causata dalla guerra. Ma il
mistero più grande rimane l’origine stessa di questa strana malattia, pur
risultando ormai chiaro che la causa di fondo è la guerra e la sua influenza
sulla psicologia infantile. Dopo aver scartato le ipotesi iniziali di effettivo
avvelenamento – come quella della dottoressa daghestana Muminat Khajayeva che
aveva tirato in ballo il glicolo etilico, un anticongelante usato d’inverno
nelle condutture dell’acqua – è prevalsa una lettura psicosomatica che ha interpretato
questa malattia come una sorta di ‘epidemia psicologica’. Gli esperti del
rinomato Istituto Psichiatrico Serbsky di Mosca hanno concluso che si tratta di
una “sindrome psaudoasmatica causata da stress psico-emozionale”, ovvero una
specie di somatizzazione collettiva di sofferenze e disagi psichici comuni
causati, scontato dirlo, dalla guerra. “Vivendo da anni in un contesto di
guerra – ha detto il vicepresidente dell’Istituto Serbsky, dottor Zurab Kikalije
– questa gente è sottoposta a un continuo stato di stress. Bisognerebbe
seriamente iniziare a pensare a progetti di riabilitazione psico-sociale
per l’intera popolazione cecena, bambini e adulti”. Enrico Piovesana