21/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Tre ragazze iraniane attendono l'impiccagione per crimini commessi quand'erano minorenni
Le 3 condannate: Azam, Delara e Nazanin
Nazanin. E' una ragazza iraniana non ancora maggiorenne. Nel marzo dello scorso anno si trovava in un parco pubblico della città di Karaj in compagnia della nipote di 16 anni e due amici, quando tre uomini hanno cercato di violentare lei e sua nipote. I due ragazzi sono fuggiti e Nazanim ha estratto un coltello per difendersi, uccidendo nella colluttazione uno degli aggressori: “Non intendevo uccidere - ha dichiarato la ragazza in tribunale - volevo solo difendere me stessa e mia nipote; non sapevo cosa fare dato che nessuno è intervenuto per aiutarci”.
La sua difesa non è stata considerata e lo scorso 3 gennaio, Nazanin è stata condannata a morte dal tribunale di Karaj.

Azam. A trentacinque anni, è stata condannata a morte. A quindici anni fu costretta a sposare un uomo tossicodipendente e a prostituirsi per mantenerlo. I due ebbero una figlia e quando questa aveva nove anni lui aveva iniziato ad abusare sessualmente di lei. Un cliente di Azam le uccise il marito, nella speranza di poter poi vivere insieme a lei.
Pur senza essere l’esecutrice materiale dell’omicidio, Azam è stata condannata a morte.
Delara. Nel 2003, quando aveva diciassette anni, Delara aveva cercato di derubare una parente insieme al fidanzato, per procurarsi il denaro necessario alla dote. Durante la rapina il fidanzato uccise la donna e la costrinse a prendersi la responsabilità perché, in quanto minorenne, la convinse che non sarebbe stata condannata. All’inizio di gennaio la Corte Suprema ha confermato la condanna a morte per Delara, e pochi giorni di prigione per il fidanzato.
 
Uno scenario drammatico. Da un anno almeno, dall’elezione del Pasdaran Ahmadinejad a presidente, il regime di Teheran sta mostrando il suo volto più radicale. Nella scorsa settimana ci sono stati dodici casi di condanne a morte inflitte o eseguite. Tra loro, due diciottenni e un quindicenne.
Solo nel 2005, i minorenni impiccati dal regime degli Ayatollah sono stati sette, e oggi nelle carceri iraniane ci sono almeno trenta condannati a morte che avevano meno di diciotto anni al momento del reato contestato. Il comandante delle forze di sicurezza del regime ha fornito un dato ancora più inquietante: delle quattromila donne iraniane arrestate negli ultimi dieci mesi, seicentocinquanta erano bambine al di sotto dei quattordici anni. Il regime è stato recentemente deferito al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per la questione del nucleare, ma la comunità internazionale dovrebbe fare pressione su Teheran perché rispetti gli impegni presi anche nel campo dei diritti della persona. Formalmente infatti, l’Iran ha ratificato la Convenzione per i Diritti del Fanciullo e quella contro la tortura. Nel 2003 l’Assemblea Consultiva Islamica ha approvato una legge che istituisce tribunali speciali per i minori e li esclude da pene quali tortura, ergastolo, condanna a morte, il provvedimento è fermo da allora, in attesa della sempre meno probabile approvazione da parte del Consiglio dei Guardiani.

L’organizzazione delle donne democratiche iraniane ha lanciato un appello per chiedere alle autorità di Teheran la sospensione delle condanne a morte di tre ragazze, che al tempo del crimine per cui sono state giudicate, erano minorenni.

Naoki Tomasini

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