Tre ragazze iraniane attendono l'impiccagione per crimini commessi quand'erano minorenni
Nazanin. E' una ragazza
iraniana non ancora maggiorenne. Nel marzo dello scorso anno si trovava in un
parco pubblico della città di Karaj in compagnia della nipote di 16 anni e due
amici, quando tre uomini hanno cercato di violentare lei e sua nipote. I due
ragazzi sono
fuggiti e Nazanim ha estratto un coltello per difendersi, uccidendo nella
colluttazione uno degli aggressori: “Non intendevo uccidere - ha dichiarato la
ragazza in tribunale - volevo solo difendere me stessa e mia nipote; non sapevo
cosa fare dato che nessuno è intervenuto per aiutarci”.
La sua difesa non è
stata considerata e lo scorso 3 gennaio, Nazanin è stata condannata a morte dal
tribunale di Karaj.
Azam. A trentacinque anni, è stata condannata a morte.
A quindici anni fu costretta a sposare un uomo tossicodipendente e a
prostituirsi per mantenerlo. I due ebbero una figlia e quando questa aveva nove
anni lui aveva iniziato ad abusare sessualmente di lei. Un cliente di
Azam le uccise il marito, nella speranza di poter poi vivere insieme a lei.
Pur senza
essere l’esecutrice materiale dell’omicidio, Azam è stata condannata a morte.
Delara. Nel 2003, quando aveva diciassette anni,
Delara aveva cercato di derubare una parente insieme al fidanzato, per procurarsi
il
denaro necessario alla dote. Durante la rapina il fidanzato uccise la donna e
la costrinse a prendersi la responsabilità perché, in quanto minorenne, la
convinse che non sarebbe stata condannata. All’inizio di gennaio la Corte
Suprema ha confermato la condanna a morte per Delara, e pochi giorni di
prigione per il fidanzato.
Uno scenario drammatico. Da un anno almeno,
dall’elezione del Pasdaran Ahmadinejad a presidente, il regime di Teheran sta
mostrando il suo volto più radicale. Nella scorsa settimana ci sono stati
dodici casi di condanne a morte inflitte o eseguite. Tra loro, due diciottenni
e un quindicenne.
Solo nel 2005, i minorenni impiccati dal regime degli
Ayatollah sono stati sette, e oggi nelle carceri iraniane ci sono almeno trenta
condannati a morte che avevano meno di diciotto anni al momento del reato
contestato. Il comandante delle forze di sicurezza del regime ha fornito un
dato ancora più inquietante: delle quattromila donne iraniane arrestate negli
ultimi dieci mesi, seicentocinquanta erano bambine al di sotto dei quattordici
anni. Il regime è stato recentemente deferito al consiglio di sicurezza delle
Nazioni Unite per la questione del nucleare, ma la comunità internazionale
dovrebbe fare pressione su Teheran perché rispetti gli impegni presi anche nel
campo dei diritti della persona. Formalmente infatti, l’Iran ha ratificato la
Convenzione per i Diritti del Fanciullo e quella contro la tortura. Nel 2003
l’Assemblea Consultiva Islamica ha approvato una legge che istituisce tribunali
speciali per i minori e li esclude da pene quali tortura, ergastolo, condanna
a
morte, il provvedimento è fermo da allora, in attesa della sempre meno
probabile approvazione da parte del Consiglio dei Guardiani.
L’organizzazione delle
donne democratiche
iraniane ha lanciato un appello per
chiedere alle autorità di Teheran la sospensione delle condanne a morte di tre
ragazze, che al tempo del crimine per cui sono state giudicate, erano
minorenni.