21/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Continuano le ricerche nel villaggio sommerso dal fango, malgrado la pioggia
Nonostante le piogge incessanti e il rischio di nuove frane, il lavoro dei soccorritori continua a Guinsaugon, il villaggio delle Filippine completamente sommerso da una frana la mattina del 17 febbraio scorso a sud dell’isola di Leyte. Finora si contano 84 morti, di cui sei bambini, e 982 dispersi, tra i quali i 246 alunni e insegnanti della scuola elementare locale schiacciata da dieci metri di fango. Da lì sotto, lunedì, era parso di captare dei rumori, forse delle voci di sopravvissuti, ma oggi e man mano che passano le ore la speranza di salvare qualcuno diventa sempre più  remota.
  Soldati che scavano
“Per le continue piogge e la minaccia di ulteriori slavine, 11 villaggi sono stati evacuati e 558 famiglie assembrate in sei centri d’accoglienza nella città di San Bernardo”, ci  dice da Manila Cecile Ochoa, portavoce dell’organizzazione umanitaria Save the Children che nell’area del disastro ha inviato due gruppi di soccorso per distribuire bottiglie d’acqua, kit medici e per l’igiene. “La situazione nei centri per sfollati, allestiti in scuole, chiese e altre strutture provvisorie, però, è già critica”, spiega l’operatrice. Questi edifici non sono abbastanza grandi per ospitare tante persone e per fornire loro i servizi basilari. “Duemila e 142 evacuati – prosegue Ochoa - sono ammassati in sei strutture, dove mancano i bagni e l’acqua per lavarsi. Anche la ventilazione è insufficiente, come i dispositivi per raccogliere la spazzatura. I problemi sanitari, se non vengono risolti, possono causare la diffusione di varie malattie. Finora sono stati registrati casi di varicella, orecchioni e gengiviti”.
 
SfollatiSecondo alcuni funzionari locali, anche i soccorritori dovrebbero lasciare al più presto la zona prima che si verifichino altri smottamenti. “Siamo molto preoccupati – confessa Ochoa - perché il Consiglio nazionale di coordinamento dei disastri ha detto che oltre a Guinsaugon, 12 villaggi sono a rischio frane”. Ma nessuna organizzazione finora, nonostante gli allarmi dei geologi, ha deciso di interrompere gli interventi d’emergenza. Si scava giorno e notte, con l’aiuto di cani e sistemi di rilevamento dei suoni, attenti a non scatenare altri movimenti del sottosuolo. “E’ veramente difficile per noi perché i sistemi di rilevamento possono captare suoni attraverso materiali o terreno solido, ma non sostanze liquide come il fango”, spiega alla Bbc Yaacob Yusuf, membro di un team malesiano che lavora intorno alla scuola elementare.
  Donna nel centro d'accoglienza
Intanto aumentano le polemiche sulla possibilità di evitare la tragedia a Leyte, isola centrale dell’arcipelago filippino dove il 30 per cento della popolazione vive sotto la soglia di povertà e che nel passato è stata già colpita da diverse alluvioni. “Gli esperti hanno detto che l’intensa deforestazione e il sistema agricolo del “taglia e brucia” (per liberare terreni da coltivare sulle montagne, ndr.) sono tra le cause di inondazioni e slavine”, precisa l’operatrice di Save the Children. In questi giorni anche il quotidiano The Philippine Star ha scritto che “questo disastro si poteva prevedere”. Nell’articolo, inoltre, si legge:: “Le montagne che circondano la vallata dove si trova il villaggio sono state spogliate dei loro alberi per decenni, lasciando il suolo in preda all’erosione. Inoltre la valle è soggetta a un’importante quantità di precipitazioni. I geologi e gli ecologisti hanno previsto danni per gli abitanti della regione. Le loro raccomandazioni sono state ignorate e noi oggi ne subiamo le conseguenze”.
 

Francesca Lancini

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