21/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli scontri interreligiosi nel nord del Paese spia di un malessere profondo
Il mondo è globale, anche nelle proteste. E’ quanto emerso dalle manifestazioni seguite alla pubblicazione delle vignette satiriche sul profeta Maometto, che tanta rabbia hanno provocato in tutte le comunità islamiche del mondo. Anche la Nigeria, il gigante africano, non è stata da meno: durante il weekend la parte settentrionale del Paese è tornata a incendiarsi, con scontri tra comunità musulmane e cristiane che hanno provocato più di 50 vittime. E che, dietro alla maschera del conflitto religioso, celano un malessere più profondo.
 
Un'immagine dagli scontri religiosi di due anni faProblemi complessi. Era da tempo che i conflitti religiosi in Nigeria non facevano più notizia. Precisamente da quando, nella primavera del 2004, gli scontri che ebbero come teatro prima lo stato del Plateau e poi la città settentrionale di Kano provocarono centinaia di morti (il numero esatto delle vittime non fu mai stabilito). Ora, agli scontri del fine settimana a Maiduguri e Katsina vanno aggiunti quelli scoppiati ieri nella città di Bauchi, che hanno provocato più di 13 vittime costringendo le autorità a imporre un coprifuoco notturno. Una situazione esplosiva, difficile da risolvere anche perché alle questioni religiose si mischiano problemi economici e politici.
 
Il presidente nigeriano Olusegun ObasanjoTerra e elezioni. Come due anni fa, anche stavolta le questioni religiose servono come paravento per nascondere problemi più sostanziali. Il possesso della terra tra le varie comunità per esempio, un problema di lunga data che le autorità hanno preferito non affrontare e che scatenò le violenze del Plateau nel 2004. A cui si aggiungono adesso questioni politiche, come la possibile ricandidatura del capo di stato uscente Olusegun Obasanjo alle presidenziali del 2007, ottenibile solo tramite una riforma costituzionale che parte della popolazione non vede di buon occhio. Dopo otto anni di governo da parte di un presidente cristiano, proveniente dall’elite meridionale, le comunità settentrionali (a maggioranza musulmana) preferirebbero infatti un capo di stato più “affine”.
 
Gruppi irregolari. Nel 2000 infatti in 12 degli stati settentrionali che compongono la federazione nigeriana è stata adottata la sharia, la legge islamica. Una decisione gravida di conseguenze anche perché, ironia della sorte, il Paese è praticamente diviso a metà tra musulmani (50 percento della popolazione) e cristiani  (45 percento). Questi ultimi non hanno accettato di buon grado di doversi conformare alla legge islamica, anche perché gli stati del nord hanno deciso di applicare con insolito rigore le nuove disposizioni. Sono così nate milizie volontarie deputate al rispetto della sharia, come la Hisbah, operante nello stato di Kano. Create nel 2001 per coprire un vuoto di potere, queste milizie vietano il consumo di alcolici e negli ultimi mesi si sono scontrate con i conducenti di mototaxi locali, impossibilitati secondo la sharia a trasportare donne. Lo stato federale ha più volte intimato al governatore dello stato di Kano di smantellare questi gruppi irregolari, perché servirebbero a coprire il reclutamento di “jihadisti”. Un accusa che il governatore ha sempre respinto, assieme alle richieste partite da Abuja.
 
Un gruppo di Bakassi BoysQuestione di priorità. C’è da dire che questi gruppi di vigilantes non sono una peculiarità del nord, o dei musulmani. Il gruppo più famoso è infatti quello dei Bakassi Boys, attivi nello stato meridionale di Abia, famosi più per le vessazioni ai danni della popolazione e per le esecuzioni sommarie (almeno mille secondo Amnesty International), che per il mantenimento dell’ordine pubblico. Ancora una volta, emerge l’impossibilità dello stato nigeriano di adempiere ai propri compiti, in primis il controllo del territorio. Una tara acuita dagli stessi politici locali, che foraggiano le milizie e istigano alla violenza le varie comunità per eliminare i propri avversari e strumentalizzare le violenze per fini elettorali. A dimostrazione di come i problemi nigeriani siano più gravi e strutturali di quanto sembri. E di come il possesso della terra e le questioni politiche siano molto più importanti di qualche vignetta satirica. 

Matteo Fagotto

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