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Problemi complessi. Era da tempo che i conflitti religiosi in
Nigeria non facevano più notizia. Precisamente da quando, nella primavera del
2004, gli scontri che ebbero come teatro prima lo stato del Plateau e poi la
città settentrionale di Kano provocarono centinaia di morti (il numero esatto
delle vittime non fu mai stabilito). Ora, agli scontri del fine settimana a
Maiduguri e Katsina vanno aggiunti quelli scoppiati ieri nella città di Bauchi,
che hanno provocato più di 13 vittime costringendo le autorità a imporre un
coprifuoco notturno. Una situazione esplosiva, difficile da risolvere anche
perché alle questioni religiose si mischiano problemi economici e politici.
Terra e elezioni. Come due anni fa, anche stavolta le questioni
religiose servono come paravento per nascondere problemi più sostanziali. Il
possesso della terra tra le varie comunità per esempio, un problema di lunga
data che le autorità hanno preferito non affrontare e che scatenò le violenze
del
Plateau nel 2004. A cui si aggiungono adesso questioni politiche, come la
possibile ricandidatura del capo di stato uscente Olusegun Obasanjo alle
presidenziali del 2007, ottenibile solo tramite una riforma costituzionale che
parte della popolazione non vede di buon occhio. Dopo otto anni di governo da
parte di un presidente cristiano, proveniente dall’elite meridionale, le
comunità settentrionali (a maggioranza musulmana) preferirebbero infatti un
capo di stato più “affine”.
Questione
di priorità. C’è da dire che questi gruppi di vigilantes non
sono una peculiarità del nord, o dei musulmani. Il gruppo più famoso è infatti
quello
dei Bakassi Boys, attivi nello stato
meridionale di Abia, famosi più per le vessazioni ai danni della popolazione e
per le esecuzioni sommarie (almeno mille secondo Amnesty International), che per il mantenimento dell’ordine
pubblico. Ancora una volta, emerge l’impossibilità dello stato nigeriano di adempiere
ai propri compiti, in primis il controllo del territorio. Una tara acuita dagli
stessi politici locali, che foraggiano le milizie e istigano alla violenza le
varie comunità per eliminare i propri avversari e strumentalizzare le violenze
per fini elettorali. A dimostrazione di come i problemi nigeriani siano più gravi
e strutturali di quanto sembri. E di come il possesso della terra e le
questioni politiche siano molto più importanti di qualche vignetta satirica. Matteo Fagotto