21/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



I cittadini panamensi che vivono vicino ai confini con Colombia e Costa Rica faticano ad avere un’identità
 
Almeno dieci bambini, degli oltre 170 che quotidianamente nascono a Panama, non vengono iscritti nel Registro Civile e di conseguenza in futuro non potranno votare, cambiare assegni e nemmeno comprare degli appezzamenti di terreno da coltivare.
 
I luoghi degli indigeni NgobleI casi. Le regioni maggiormente interessate a questa situazione sono quelle di confine, sia con la Costa Rica sia con la Colombia. “E' vero che nei pressi della frontiera con la Colombia ci sono dei problemi”, racconta Francisco Torijos dell’ambasciata di Panama a Roma, "In quella regione del nostro Paese, immersa nella foresta e difficile da raggiungere, sono frequenti le incursioni dei paramilitari e anche degli uomini della guerriglia colombiana, per via dei traffici illeciti di droga e altro, che rendono difficile la vita alle popolazioni che vivono lì. In quelle condizioni credo che registrare una nascita potrebbe essere problematico”.
Bisogna distinguere i casi che vedono coinvolti i bambini che nascono negli ospedali panamensi. Per loro è tutto più facile, perché ci sono prove certe della loro nascita, come avviene in tutti gli ospedali civili del mondo. Molto più difficile è la situazione che riguarda i bimbi nati nelle zone rurali, più lontane dalle grandi città, soprattutto dove la popolazione indigena è in maggioranza.
 
Mappa dei luoghi in cui ci sono maggiori problemi ad iscriversi al Registro CivilUn popolo vero e proprio. Potrebbero essere addirittura più di 20mila i ‘non cittadini’ panamensi (quasi tutti indigeni Ngobe Buglé), concentrati soprattutto nel distretto Rinacimiento al confine con il Costa Rica. Faticano a trovare un’identità e alcune stime affermano che potrebbero esistere almeno tre generazioni di ‘non cittadini’. E questo è un grosso problema. Non avere identità, infatti, non avere documenti, non dà la possibilità di accedere ai servizi pubblici di base, come scuole ed ospedali, non dà la possibilità di votare e limita anche lo sviluppo sociale della popolazione. La causa di tutto questo è molto semplice. Dagli anni sessanta le donne di questa popolazione, per un fattore di comodità e vicinanza, sono espatriate nella vicina Costa Rica per mettere alla luce i propri figli. L’ospedale di San Vito, ubicato appena al di là del confine, è più facilmente raggiungibile dal distretto di Rinascimento, nel quale si trovano, rispetto all’ospedale di David, in territorio panamense, che dista 120 chilometri e la strada per raggiungerlo é poco sicura.
 
Un indigenoAltri problemi. Questo problema sembra abbastanza diffuso. Nidia Alveo Barrios, una delle responsabili della direzione provinciale del Registro Civil, ha fatto sapere che una recente analisi ha dimostrato come, ancora oggi, nelle scuole della regione di Coclè, esista un numero considerevole di giovani che non hanno un certificato di nascita.
Negli uffici della direzione del ministero dello sviluppo si pone l’accento sul fatto che “questo avviene soprattutto nelle aree dove non esiste un ufficio del Registro. In queste aree, abitate prevalentemente da indigeni, nessuno si preoccupa di iscrivere i figli all’anagrafe. Le popolazioni difficilmente si spostano e difficilmente cercano servizi statali che richiedono documenti. E in molti casi, le popolazioni che vivono in prossimità delle frontiere si ritrovano più vicine agli ospedali delle nazioni confinanti che a quelli in territorio nazionale”. Ma non solo: nella direzione della comunicazione del ministero del desarrollo social, si specifica che in molti casi “la popolazione indigena non si muove dall’area in cui vive e per questo non si pone il problema di avere ‘un’identità’. Iniziano a capire l’importanza di andare a registrarsi solo quando sono costretti a spostarsi, per cercare lavoro o un centro di salute, oppure per andare a scuola”.
Intanto dagli uffici del Registro Civil, i funzionari lanciano un appello alla cittadinanza affinché si prenda la cura di iscrivere le nascite, ricordando che tutti i bambini hanno diritto a un’identità, a un nome, a un cognome e a sapere chi sono i loro genitori.
 
 
 

Alessandro Grandi

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