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Riflessione dovuta. Ma fa un certo effetto se a interpretare l’agente Cia è un idolo del pubblico
cinematografico Usa e mondiale come George Clooney e la storia del film è tratta
dal libro di un ex agente della Cia. Il libro si chiama "La disfatta della Cia"
e l’autore è Robert Bear, agente dei servizi segreti statunitensi dal 1979 al
1997. Uno che sa quel che dice insomma. Il film racconta in modo parallelo, e
a tratti un po’ disarticolato, 4 storie: quella di Bob Barnes (interpretato da
Clooney), un agente Cia esperto di Medio Oriente; quella di Bennet Holiday, un
avvocato in carriera che difende gli interessi delle compagnie petrolifere americane;
Bryan Woodman (interpretato da un Matt Damon un po’ rigido), analista economico
specializzato nel mercato energetico e quella di Wasim, giovane operaio pakistano
sfruttato nelle raffinerie di un ricco emirato del Golfo Persico.
Il fine giustifica i mezzi. Entrambi i problemi vengono affrontati con mezzi non proprio ortodossi, ma Bear
è un esperto in materia e avrà vissuto in prima persona quello che racconta. Nel
caso dell’inchiesta giudiziaria, nata dalla fusione di due compagnie petrolifere
Usa per sfruttare le licenze di trivellazione in Kazakhstan, il governo vuole
assolutamente che l’accordo si realizzi. L’economia Usa ha troppa sete perché
il gioco sia trasparente, ma un’apparenza di libero mercato va sempre tutelata
e allora si decide di far ricadere la responsabilità di tutta la faccenda su due
capri espiatori, e di questo si occupa Bennet. Il problema dell’emirato è più
complesso. Il vecchio emiro sta morendo e il suo trono è conteso dai due figli:
uno illuminato e progressista, l’altro debole e manipolabile. Il figlio riformista
(consigliato da Bryan) punta tutte le possibilità di sviluppo del suo emirato
sulla Cina che è pronta a pagare di più degli Stati Uniti, ma questi ultimi non
possono correre il rischio di un aggravio di costi e, contando sul lavoro sporco
di Barnes, decidono di eliminare l’erede al trono più scomodo. Sullo sfondo del
grande gioco del potere politico ed economico e dei continui cortocircuiti tra
i due si muove Wasim. Un giovane operaio che rappresenta il vero e proprio esercito
di sfruttati che, nel Golfo Persico, sostiene sulle spalle lo sviluppo grottesco
delle sfavillanti economie del petrolio. La disperazione lo spingerà nelle braccia
dei fondamentalisti, pronti a usarlo contro il simbolo del male: gli Usa e i corrotti
emiri che fanno affari con loro. Il cinema Usa, in generale, non si distingue
per la profondità dei personaggi e Syriana non fa differenza. Tutto è trattato
con estrema semplificazione. Si farebbe però un torto all’autore e regista Stephen
Gaghan se non si riconoscesse la capacità del film, grazie al libro di Bear,di
toccare tutti i temi chiave del grande gioco. Le ricche famiglie regnanti del
Golfo Persico che vivono dei proventi del petrolio a scapito d’intere nazioni
alle quali, per lo sfarzo di pochi, viene sottratta l’unica risorsa nazionale.
Il terrorismo internazionale che diventa sempre più l’estremo rifugio degli sfruttati.
La collusione tra potere politico e lobby petrolifera negli Usa. I riformisti
del mondo arabo accantonati, con ogni mezzo, a favore di sovrani controllabili
e ottusi.
Christian Elia