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Tutti colpevoli.
Le violenze si sono verificate sia
nei centri di detenzione della Coalizione, che nelle carceri del
ministero
dell’Interno iracheno. I militari del Pentagono controllano ancora la
famigerata Abu Ghraib, da dove uscirono le immagini shock delle
violenze e
degli abusi sessuali sui detenuti, da parte di ufficiali statunitensi.
Fotografie della stessa serie sono state riproposte nei giorni scorsi
da una tv
australiana, riaprendo nell'orgoglio degli iracheni una ferita che il
sottosegretario di Stato Usa, Karen Hughes, ha cercato di lenire
dichiarando: "questi orribili crimini violano le nostre politiche, i
prigionieri devono essere
trattati con rispetto". Anche i soldati britannici sono accusati di
violenze
nel centro di detenzione di Um Qasr, ma anche al di fuori, come mostra
il
recente video in cui giovani iracheni vengono pestati selvaggiamente
dai
militari della regina. Alcuni funzionari del ministero della Difesa
iracheno
sostengono che la situazione è complicata dal fatto che la gestione
delle
carceri è divisa: "bisognerebbe riportare tutte le strutture sotto il
controllo
degli iracheni" dichiarava uno di loro. Ma nemmeno le prigioni irachene
si sono
dimostrate all'altezza: a novembre 2005 in un edificio del ministero
dell'Interno venivano scoperti 173 detenuti in condizioni infami: con
segni di
tortura e malnutrizione. Le indagini svolte dalle autorità non hanno
dato risposte,
ma è ormai chiaro che il ministero dell'Interno - il cui titolare è uno
sciita
vicino alle brigate Badr - non opera in modo imparziale. Diversi
esponenti
delle forze di polizia e di custodia carceraria hanno abusato della
loro
posizione per perseguire vendette, abusi e violenze, soprattutto contro
i
sunniti, che sono la maggioranza della sfortunata popolazione
carceraria
irachena.Naoki Tomasini