Dopo che gli attentati del 7 luglio scorso l’hanno svegliata dall’illusione che
il suo modello di integrazione fosse perfetto, un sondaggio appena pubblicato
scuote di nuovo la Gran Bretagna: il 40 per cento dei musulmani residenti nel
Regno Unito si dice favorevole all’introduzione della sharia, la legge islamica,
nelle zone del Paese prevalentemente musulmane.
I risultati. L’indagine demoscopica, compiuta su un campione di 500 persone, è stata commissionata
dal Sunday Telegraph e presenta dati non sempre in sintonia tra loro. Degli intervistati,
uno su cinque ha detto di capire “i sentimenti e le motivazioni” dei quattro attentatori
del 7 luglio, tuttavia solo l’uno percento sostiene di essere d’accordo con gli
attacchi. E se la percentuale di chi è favorevole alla sharia e chi è contrario
è praticamente identica (40 contro 41), il 91 percento degli intervistati dice
comunque di essere “leale” alla Gran Bretagna.
Le reazioni. Oltremanica, i risultati del sondaggio sono stati accolti con una certa inquietudine.
“Allarmanti”, li ha definiti Siddiq Khan, il deputato laburista messo a capo dell’apposita
unità di crisi dopo gli attentati di Londra. “Un vasto numero di musulmani – ha
aggiunto – si sente alienato dalla società britannica. Dobbiamo raddoppiare i
nostri sforzi per integrarli nella nostra comunità. Nonostante tutto quello che
si è fatto, le cose non sembrano essere migliorate”. Khan non crede però che la
preferenza per la legge islamica comporti anche il desiderio di vedere importate
in Gran Bretagna alcune delle sue disposizioni più truci, come la lapidazione
e la mutilazione. “Credo sia piuttosto una questione di leggi di famiglia e relative
all’eredità”, ha detto.

Martin Boon, uno dei membri del team che ha effettuato il sondaggio, paragona
questi risultati ad altri fatti in passato su un campione simile. “Direi che come
gruppo, i musulmani britannici hanno in qualche modo irrigidito le loro posizioni.
Sono sempre moderati, ma sembra che i venti che soffiano ora – il 7 luglio, l’Iraq
e ora la storia delle vignette danesi – li abbiano un po’ scossi”. La partecipazione
delle truppe di Sua Maestà alla guerra in Iraq, rivela il sondaggio, compatta
infatti i musulmani britannici: l’80 per cento vorrebbe un ritiro immediato dei
militari. Iqbal Sacranie, segretario generale del Muslim Council of Britain, si
concentra più su questo dato che su quello relativo alla sharia: “Il sondaggio
conferma la diffusa opposizione alla cosiddetta guerra al terrorismo da parte
dei musulmani britannici”.
Il commento del Guardian. Il rilevamento statistico sarà presumibilmente materia di discussione per i
prossimi tempi. Tra i giornali, il primo a commentare i risultati è stato il Guardian,
vicino al partito laburista ma spesso critico con Tony Blair. “Il governo non
deve neanche prendere in considerazione l’ipotesi di concedere alla sharia una
sorta di status ufficiale all’interno del nostro sistema legale”, ha scritto ieri
un editorialista. “Così come non c’è una legge che autorizzi la pratica di fumare
spinelli a Brixton (quartiere caraibico di Londra,
ndr), o un provvedimento che autorizzi le pire a cielo aperto a Leicester (città
a forte concentrazione indù,
ndr), così non ci deve essere la sharia a Bradford”, conclude l’articolo.