21/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Negli Usa un'infermiera scrive una lettera contro Bush e finisce nei guai
La parola “sedizione” evoca complotti contro la patria, oscure trame per rovesciare un regime politico, losche attività per conto di altri Paesi. Scenari da guerre passate, da giochi di spie. Negli Usa l’accusa di sedizione è però appena stata rivolta contro un’infermiera del New Mexico che lavora in un ospedale pubblico. La sua colpa? Aver scritto una lettera a un giornale locale in cui criticava l’amministrazione Bush.
 
La lettera. La donna, Laura Berg, lavora da 15 anni in un centro medico che cura i veterani. Lo scorso settembre, poco dopo le devastazioni dell’uragano Katrina, scrisse una lettera al settimanale Alibi. “Sono furiosa per le priorità sbagliate e la negligenza criminale di questa amministrazione. La tragedia di Katrina ha mostrato che l’imperatore è nudo!”, diceva la lettera, pubblicata dal giornale. Poi l’infermiera aggiunse di lavorare per il ministero dei Veteran Affairs, scrivendo che “la gente non ha idea dei costi umani e finanziari del disordine post-traumatico da stress” che colpisce migliaia di soldati di ritorno dall’Iraq e che avrebbe potuto colpire anche molti superstiti dell’uragano Katrina. “Questo Paese ha bisogno di andarsene subito dall’Iraq e ritornare all’originale obiettivo di curarsi del suo territorio, delle sue risorse e del suo popolo, piuttosto che uccidere per il petrolio. Dobbiamo svegliarci e affrontare la realtà, e agire in modo efficace per rimuovere questa amministrazione”.
 
L’accusa. Subito dopo la pubblicazione della lettera, il suo computer in ufficio fu sequestrato per qualche giorno con il sospetto che da lì avesse scritto al giornale. La Berg scrisse al suo capo per chiedere spiegazioni. Più di un mese dopo arrivò la risposta: “I file del suo computer non contenevano la lettera scritta ad Alibi”, veniva informata. Ma poi le venne spiegata la situazione: “Quest’agenzia governativa deve, per legge, investigare e perseguire qualunque atto che potenzialmente rappresenti sedizione. Nella sua lettera, lei si è dichiarata ‘un’infermiera della Veteran Affair’ e ha pubblicamente accusato il governo che le dà lavoro, proponendo di ‘agire in modo efficace per rimuoverlo”. La donna ora teme per il proprio lavoro e ha anche paura che il suo capo abbia sottoposto la faccenda all’Fbi: lo avrebbe appreso da fonti del suo sindacato a Washington. Per questo si è rivolta alla sezione locale dell’American Civil Liberties Union (Aclu).
 
Le reazioni. “Siamo scioccati per aver visto usare la parola ‘sedizione’”, dice Peter Simonson, direttore dell’Aclu del New Mexico. “E’ una parola che si vede solo nei libri di storia. Il governo è così geloso del suo potere, ha così paura del dissenso, da aver bisogno di minacciare di sedizione le persone che si oppongono alle sue politiche?”, si chiede. Bill Armstrong, uno specialista di pubbliche relazioni del ministero per i veterani, precisa che la libertà di pensiero dei lavoratori pubblici è limitata. “Non viene loro impedito di esercitarla, ma la nostra richiesta è che tali attività non siano messe in pratica dalle strutture lavorative. Quando abbiamo ragione di ritenere che questa politica sia violata, abbiamo l’obbligo di controllare i computer dei dipendenti”.  Simonson, dell’Aclu, non la pensa così: “Tutto fa pensare che si sia trattato di una rappresaglia per costringere Laura al silenzio”.

Alessandro Ursic

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità