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La lettera. La donna, Laura Berg, lavora da 15 anni in un centro medico che cura i veterani.
Lo scorso settembre, poco dopo le devastazioni dell’uragano Katrina, scrisse una
lettera al settimanale Alibi. “Sono furiosa per le priorità sbagliate e la negligenza criminale di questa
amministrazione. La tragedia di Katrina ha mostrato che l’imperatore è nudo!”,
diceva la lettera, pubblicata dal giornale. Poi l’infermiera aggiunse di lavorare
per il ministero dei Veteran Affairs, scrivendo che “la gente non ha idea dei costi umani e finanziari del disordine
post-traumatico da stress” che colpisce migliaia di soldati di ritorno dall’Iraq
e che avrebbe potuto colpire anche molti superstiti dell’uragano Katrina. “Questo
Paese ha bisogno di andarsene subito dall’Iraq e ritornare all’originale obiettivo
di curarsi del suo territorio, delle sue risorse e del suo popolo, piuttosto che
uccidere per il petrolio. Dobbiamo svegliarci e affrontare la realtà, e agire
in modo efficace per rimuovere questa amministrazione”.
Le reazioni. “Siamo scioccati per aver visto usare la parola ‘sedizione’”, dice Peter Simonson,
direttore dell’Aclu del New Mexico. “E’ una parola che si vede solo nei libri
di storia. Il governo è così geloso del suo potere, ha così paura del dissenso,
da aver bisogno di minacciare di sedizione le persone che si oppongono alle sue
politiche?”, si chiede. Bill Armstrong, uno specialista di pubbliche relazioni
del ministero per i veterani, precisa che la libertà di pensiero dei lavoratori
pubblici è limitata. “Non viene loro impedito di esercitarla, ma la nostra richiesta
è che tali attività non siano messe in pratica dalle strutture lavorative. Quando
abbiamo ragione di ritenere che questa politica sia violata, abbiamo l’obbligo
di controllare i computer dei dipendenti”. Simonson, dell’Aclu, non la pensa
così: “Tutto fa pensare che si sia trattato di una rappresaglia per costringere
Laura al silenzio”.Alessandro Ursic