22/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La Cina fissa il nuovo piano di politica economica per eliminare la povertà
Scritto per noi da
Stefano Feltri 
 
Diventare un’economia sempre più competitiva, basata sulla conoscenza, in grado di creare molti posti di lavoro di alto livello e ridurre le disuguaglianze tra regioni. Sembra la strategia di Lisbona che, lanciata nel 2000, doveva portare i paesi dell’Unione Europea nel nuovo millennio. E invece è il programma della Cina per i prossimi anni.
  Shanghai
Mentre si avvicina l’approvazione del nuovo piano quinquennale che fissa le linee della politica economica per il periodo 2006-2010, il governo cinese comincia ad annunciare quali saranno le sue priorità nel futuro.
Oltre cento miliardi di dollari verranno investiti in ricerca e sviluppo, entro il 2020, per cancellare dagli occhi occidentali l’immagine del gigante cinese che sforna solo magliette e giocattoli. Un segnale chiaro la Cina lo ha già dato quando, questa estate, una storica impresa di computer, l’americana IBM, è stata comprata da una società cinese.
Ma quello che colpisce delle strategie annunciate da Pechino è il proposito di far uscire  dalla povertà la sua popolazione entro il 2050. E lo si farà puntando tutto sulla tecnologia e la ricerca scientifica.
 
La fabbrica del mondo, la patria del lavoro a basso costo senza tutele, dove l’impatto ambientale era, fino a poco tempo fa, una variabile non considerata, ha capito che non può continuare così. Nel 2005, come ha ammesso il governo, ci sono state oltre 70mila proteste organizzate, quasi tutte innescate dal disagio sociale in cui vivono i cinesi nelle campagne e, in misura minore, nelle città. Uno sviluppo equilibrato, tra centro e periferia, tra costa e interno, entra di forza nell’agenda del governo, che ormai ha capito che il rischio più grosso per la Cina è la sua stessa crescita, troppo disomogenea per essere sostenibile nel lungo periodo.
                                                                                                                      
ContadinoDa molti anni, poi, la Cina ha intuito che il suo futuro non potrà essere solo nel tessile o nell’industria pesante, i settori a cui, per ora, associamo l’immagine dell’economia cinese.  Negli anni 80 il governo di Pechino ha introdotto il primo piano per investire nella tecnologia e nella ricerca di base, con l' “863 program”, seguito poi dal “Torch program”.
Nel 2001 investiva l’1,1% del Pil (la ricchezza prodotta in un anno) in ricerca e sviluppo, oggi è all’1,3% e l’obiettivo è il 2,5 entro pochi anni. Il Partito comunista cinese dimostra così una certa previdenza nel decidere di investire tanto denaro in ricerca in questo nel momento in cui la Cina cresce alla velocità dell’ 8-9% all’anno, prima di ritrovarsi nel pantano in cui sono alcuni paesi occidentali oggi, a partire dall’Italia, che non sono più competitivi nell’industria e neppure nella tecnologia, perché vi hanno investito troppo poco quando le cose andavano bene.   

La composizione delle esportazioni cinesi, ormai da alcuni anni, riflette la svolta: nel 1990 solo il 5% dell’export cinese era composto da prodotti hi-tech, nel 2000 era il 20% e oggi il 25. Restano comunque molte ombre in questo apparente miracolo tecnologico, come ad esempio il fatto che i cinesi producono pochissima vera innovazione, e si limitano per lo più a migliorare tecnologie già esistenti. Ma tempo qualche anno e le cose potrebbero cambiare.
  Internauta
Visto il ritmo a cui cresce la Cina oggi, il suo obiettivo di far emergere dalla povertà tutta la propria popolazione risulta abbastanza credibile. La Cina fa sul serio, insomma. Ma non si capisce bene un altro proposito annunciato: portare la speranza di vita a 80 anni. Una battuta che gira tra gli economisti è che  i cinesi rischiano di diventare vecchi prima che ricchi, mentre di solito una popolazione vede prima aumentare il proprio reddito e poi, di conseguenza, la propria età media. Una popolazione più anziana significa una crescente domanda di servizi sanitari e la necessità di sviluppare un sistema pensionistico che garantisca una vecchiaia dignitosa. Oggi la Cina è carente su entrambi i fronti: il sistema sanitario è una delle incognite principali, essendo oggi in gran parte privato, con costi proibitivi per la maggioranza della popolazione.
 
La Cina si prepara dunque ad affrontare la sua sfida più difficile: dopo aver dimostrato che l’economia può crescere bene anche senza riforme democratiche, ora vuole migliorare la qualità della vita dei suoi cittadini senza però aprirsi alla democrazia (basti ricordare le continue censure su Internet). La risposta sarà comunque interessante.
 
 
 
Categoria: Diritti, Economia
Luogo: Cina
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