C'è una differenza con la Danimarca. Gli insulti non vengono da un giornale ma da un ministro della Repubblica
Non so voi ma il sottoscritto sta seguendo con apprensione gli avvenimenti in
Libia.
La strage di Bengasi, con l'assalto al consolato italiano e con almeno
11 morti e un numero imprecisato di feriti, rischia di segnare una
drammatica svolta nei rapporti tra l'Italia e il mondo arabo. Tra
cattolici e musulmani.
E' un incendio che si può rapidamente propagare e mettere a repentaglio
la sicurezza dei nostri connazionali. In Iraq come in Pakistan o in
Indonesia. Mai come in queste ore possiamo essere bersaglio
dell'integralismo.
Non ci sono parole per
condannare il terribile show del ministro leghista e razzista
Calderoli. Quella sua maglietta anti islamica mostrata al Tg1
dell'altra sera è stata devastante. La sua provocazione ha mietuto
vittime. E i primi effetti li abbiamo visti ieri sera a Bengasi. Un
gesto criminale che coinvolge in pieno il nostro Paese.
C'è
una sostanziale differenza con quanto è avvenuto in Danimarca. Questa
volta l'autore degli insulti non è un giornale della destra estrema ma
è un ministro della Repubblica.
A quest'ora del giorno,
Calderoli non si è ancora dimesso e Berlusconi, a questo punto, ha una
sola strada da percorrere. Salire al Quirinale e presentarsi
politicamente dimissionario.
I Pera, i Calderoli, i
Borghezio, lo stesso Berlusconi (vi ricordate all'indomani dell'11
settembre quando il premier parlò di scontro di civiltà per poi fare
marcia indietro?) stanno delegittimando l'Italia agli occhi di
centinaia di milioni di musulmani. E' un governo che ha al suo interno
spinte di intolleranza, razzismo, di inciviltà che nulla hanno a che
vedere con la storia del nostro Paese.
E anche se Berlusconi dovesse riuscire a far dimettere Calderoli,
sarebbe un gesto insufficiente. Hanno fatto la morale, scatenando i
media per le dichiarazioni dell'esponente della minoranza trotzkista di
Rifondazione comunista su Israele e Nassirya. In poche ore,
Rifondazione ha deciso di non candidare più Ferrando. E la Casa delle
libertà? Che farà, ricandiderà Calderoli?
Intanto
Berlusconi ha deciso di imbarcare, per un pugno di voti, anche i
fascisti della Mussolini, dei Fiore, dei Tilgher, dei Saya.
E'
vero, alcuni di loro, i più impresentabili, non saranno candidati alle
elezioni ma hanno raggiunto un accordo programmatico che consentirà ad
Alternativa sociale di presentarsi con una lista collegata con la Casa
delle libertà.
Sandro Ruotolo