18/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



C'è una differenza con la Danimarca. Gli insulti non vengono da un giornale ma da un ministro della Repubblica
Non so voi ma il sottoscritto sta seguendo con apprensione gli avvenimenti in Libia.
La strage di Bengasi, con l'assalto al consolato italiano e con almeno 11 morti e un numero imprecisato di feriti, rischia di segnare una drammatica svolta nei rapporti tra l'Italia e il mondo arabo. Tra cattolici e musulmani.
E' un incendio che si può rapidamente propagare e mettere a repentaglio la sicurezza dei nostri connazionali. In Iraq come in Pakistan o in Indonesia. Mai come in queste ore possiamo essere bersaglio dell'integralismo.
 
Non ci sono parole per condannare il terribile show del ministro leghista e razzista Calderoli. Quella sua maglietta anti islamica mostrata al Tg1 dell'altra sera è stata devastante. La sua provocazione ha mietuto vittime. E i primi effetti li abbiamo visti ieri sera a Bengasi. Un gesto criminale che coinvolge in pieno il nostro Paese.
C'è una sostanziale differenza con quanto è avvenuto in Danimarca. Questa volta l'autore degli insulti non è un giornale della destra estrema ma è un ministro della Repubblica.
A quest'ora del giorno, Calderoli non si è ancora dimesso e Berlusconi, a questo punto, ha una sola strada da percorrere. Salire al Quirinale e presentarsi politicamente dimissionario.
I Pera, i Calderoli, i Borghezio, lo stesso Berlusconi (vi ricordate all'indomani dell'11 settembre quando il premier parlò di scontro di civiltà per poi fare marcia indietro?) stanno delegittimando l'Italia agli occhi di centinaia di milioni di musulmani. E' un governo che ha al suo interno spinte di intolleranza, razzismo, di inciviltà che nulla hanno a che vedere con la storia del nostro Paese. E anche se Berlusconi dovesse riuscire a far dimettere Calderoli, sarebbe un gesto insufficiente. Hanno fatto la morale, scatenando i media per le dichiarazioni dell'esponente della minoranza trotzkista di Rifondazione comunista su Israele e Nassirya. In poche ore, Rifondazione ha deciso di non candidare più Ferrando. E la Casa delle libertà? Che farà, ricandiderà Calderoli?
Intanto Berlusconi ha deciso di imbarcare, per un pugno di voti, anche i fascisti della Mussolini, dei Fiore, dei Tilgher, dei Saya.
E' vero, alcuni di loro, i più impresentabili, non saranno candidati alle elezioni ma hanno raggiunto un accordo programmatico che consentirà ad Alternativa sociale di presentarsi con una lista collegata con la Casa delle libertà.
 
Sandro Ruotolo 
Categoria: Politica, Religione, Costume
Luogo: gli articoli