27/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli Emirati Arabi Uniti ospiteranno la base del turismo nello spazio
“Sono orgoglioso di annunciare che Ras al-Khaimah sarà il sito dove fiorirà l’industria dei viaggi turistici spaziali”. Lo sceicco degli Emirati Arabi Uniti Saud Bin Saqr al-Qasimi, con orgoglio, ha tenuto una conferenza stampa il 17 febbraio scorso nella quale ha ufficializzato un accordo stravagante.
 
due cosmonautiQuello con l’azienda statunitense Space Adventures che, nel suo sito, promette ai suoi clienti di poter “osservare la Terra come pochi uomini al Mondo hanno avuto il privilegio di vederla e ammirare le Stelle nella loro più brillante luminosità”. Proprio così: l’emozione dell’assenza di gravità per chiunque sia così ricco da permetterselo. E se c’è un posto dove tutto l’eccentrico è di casa, sono gli Emirati Arabi Uniti. Come ha confermato Eric Anderson, presidente dell’azienda, che era alla conferenza stampa accanto allo sceicco. “Gli Emirati, in quanto Paese leader del turismo, sono il luogo ideale dove installare uno spazioporto”, ha dichiarato Anderson. Il progetto, alla fine, costerà 265 milioni di dollari e metterà a disposizione degli astronauti del fine settimana il veicolo spaziale di fabbricazione russa Explorer. Dopo la partenza mozzafiato, i cinque passeggeri che il velivolo può trasportare raggiungeranno un punto di vista unico che, come promette l’azienda con base nello stato della Virginia, permetteranno di “vedere la Terra da un'altezza di 25 chilometri, circa 3 volte l'altezza dell'Everest! Potrai raggiungere la velocità di Mach 3 (3mila chilometri all'ora) e sperimentare accelerazioni fino a 6G”. Una pacchia insomma.
 
il burj al arab L’accordo con l’emirato di Ras al-Khaimah, a circa un’ora di automobile da Dubai, non si limiterà solo alla stazione di lancio per il turismo stellare. La Space Adventures ha annunciato, con lo sceicco, di avere in mente una collaborazione che porterà alla costruzione di altre basi di lancio, a Singapore e negli stessi Stati Uniti. Questo è solo l’ultimo episodio che, da un decennio a questa parte, porta gli Emirati alla ribalta delle frontiere del lusso. La stazione spaziale arriva dopo quelli che vengono chiamati ‘gli elefanti bianchi’, cioè una serie impressionante di edifici che non hanno rivali al mondo. Il Burj al-Arab Hotel per esempio, un albergo che ha solo suites per milionari, con costi che partono dai 900 dollari a notte. La costruzione ha la forma di una vela spiegata dalla brezza del mare e ogni spazio disponibile è dotato di una vetrata con vista mozzafiato sulla città e sul golfo Persico. Ci sono anche due ristoranti: l’al-Muntala è a un’altezza di 200 metri sul livello del mare, mentre l’al-Mahara è 200 metri sotto il livello del mare. Oppure il Palm Jumeirah e il Palm Jebel Ali, che sono due complessi di ville di lusso, alberghi, attracchi per barche da favola, negozi esclusivi, strutture per il tempo libero e il divertimento e un parco acquatico a tema. Il tutto costruito in mare, collegato alla terraferma da ponti di 300 metri l’uno. Il nome deriva dal fatto che la costruzione nel suo complesso, vista dall’alto, riproduce la forma di una palma. Tutte queste costruzioni, e lo spazioporto non farà differenza, hanno due cose in comune: l’eccentricità per ricchi e il fatto di essere costruiti grazie al barbaro sfruttamento dei migranti dell’Estremo Oriente che, per paghe da fame, vivono come schiavi all’ombra dei grattacieli e degli alberghi per miliardari. Ma dall’alto di un volo spaziale non si vedranno, in modo da non rovinare il volo ai turisti.

Christian Elia

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