Il castello di falsità per fermare l’attività di Martin Barrios, difensore dei diritti umani, non è bastato
Scritto per noi da
Monica Mazzoleni
E’ stato liberato Martín Barrios, sindacalista e attivista per i diritti umani,
ingiustamente accusato di aver ricattato il proprietario di un stabilimento tessile
i cui lavoratori avevano manifestato per migliori condizioni di lavoro.
Il sindacalista. Martín Barrios, 33 anni, è un personaggio poliedrico: musicista, premio nazionale
di poesia indigena e da più di 10 anni impegnato nella società civile. Il suo
entusiasmo e la sua simpatia hanno catturato la fiducia delle comunità indigene
e per contro l’antipatia di governanti e imprenditori che si rifiutano di rispettare
gli obblighi di legge.
Oltre a questo è presidente della “Commissione dei diritti umani e diritti del
lavoro della Valle di Tehuacán” (Comisión de Derechos Humanos y Laborales del
Valle de Tehuacán) nello Stato di Puebla (Messico del sud). Negli ultimi mesi
la Commissione stava sostenendo alcuni lavoratori della “Calidad de Confecciones”.
Il 22 novembre, 163 lavoratori di questo stabilimento vengono licenziati. La Commissione
supporta la mobilitazione degli operai per denunciare l’ingiusta decisione dell’azienda.
Il 29 dicembre, Barrios, viene arrestato nella città di Puebla perché il titolare
dell’impresa tessile, Lucio Gil Zárate, lo accusa di ricatto. Sostiene infatti
che Barrios sia andato a casa sua e gli abbia chiesto denaro in cambio dell’interruzione
dell’attività del movimento dei 163 lavoratori.
No alle accuse. Il sindacalista nega ogni accusa. In sua difesa i suoi avvocati hanno 18 testimoni
e una prova video che dimostra che nel momento in cui doveva essere in visita
all’imprenditore si trovava invece in un’altra città per incontrare degli operai.
A dispetto di questa evidenza e dei testimoni, il 4 gennaio il giudice ha ritenuto
di dover confermare la custodia fino alla sentenza finale.
Il processo avrebbe potuto durare anche più di un anno. Se ritenuto colpevole
l’imputato avrebbe rischiato una condanna fino a 10 anni di galera.
Non è la prima volta che Martín Barrios deve far fronte a minacce a causa del
suo impegno civile. Il 30 dicembre 2003 era stato aggredito sulla soglia della sua casa, sede dell'ufficio
della Commissione, da uno sconosciuto armato di un mattone. Aveva riportato gravi
ferite al volto e alla testa, ma era riuscito a divincolarsi e a mettere in fuga
l'aggressore.
Era già accaduto. E’ bene ricordare che alcuni mesi fa proprietari di maquillas aTehuacan, in
un loro convegno, avevano denunciato pubblicamente Martín Barrios e la “Commissione
dei diritti umani e diritti del lavoro della Valle di Tehuacán” di essere responsabili
di organizzare le proteste e gli scioperi degli operai.
In effetti la Commissione lavora da sempre per pubblicizzare e migliorare le
povere condizioni che devono affrontare i lavoratori delle maquilas: poveri salari,
lunghi turni di lavoro, molestie sessuali, restrizioni alla costituzione di a
sindacati e rischi alla salute a causa di sostanze chimiche usate in produzione.
Quindi non sorprende che il giorno dopo l’arresto un gruppo di proprietari locali
di maquilas abbiano pagato i giornali locali per pubblicare una lettera aperta
in cui ringraziavano le autorità statali per la detenzione e prosecuzione della
causa contro Martín Barrios.
Ma il governatore di Puebla, Mario Marín Torres, non ha considerato quale impatto
sull’opinione pubblica nazionale ed internazionale avrebbe avuto la sua decisione
di autorizzare l’incarcerazione per fare un favore agli imprenditori che volevano
impedire l’attività di difesa dei diritti umani degli indigeni e dei lavoratori
della zona.
La mobilitazione nazionale e internazionale di organizzazioni non governative
e’ stata immediata e fortissima. La rete di solidarietà ha reagito indignata chiedendo
la scarcerazione di Martín Barrios. Intanto le grandi marche che danno lavoro
a Calidad de Confecciones come Levis Strauss, Tommy Hifiger, Gap y Ralph Lauren
hanno subito puntualizzato di non aver niente a che fare con la decisione dell’arresto
del sindacalista preoccupati per l’eventuale reazione di consumatori in qualche
modo sensibili alla questione dei diritti dei lavoratori.
Martín Barrios e’ stato scarcerato il 12 gennaio 2006, ufficialmente per essere
stato “perdonato” dall’imprenditore che lo aveva accusato.
Barrios al suo rilascio ha dichiarato che non ha mai chiesto il perdono all’imprenditore
perché innocente.
Non dimenticare. Amnesty International teme ancora per la sua sicurezza e per la sicurezza dei
membri della Commissione e chiede alle autorità messicane di proteggerlo.
Il caso di Martín Barrios ricorda in molti aspetti quello di Felipe Arreaga,
ambientalista dello Stato del Guerrero accusato di omicidio. Anche per lui una
falsa denuncia aveva lo scopo di interrompere la sua attività in difesa delle
foreste di Petatlán. A denunciarlo un imprenditore del settore del commercio di
legname, che Felipe Arreaga denunciava come traffico indiscriminato e non conforme
alle leggi dello Stato del Guerrero (Messico del Sud).
Anche nel suo caso, un video lo scagionava, e prove evidenti non erano bastate
per il suo rilascio. Ci sono voluti nove mesi prima che la sentenza del giudice
lo lasciasse libero, il 16 settembre 2005. Nove mesi in cui Ong nazionali e internazionali,
e opinione pubblica, avevano chiesto a gran voce il suo rilascio.
In Messico quindi pare che valga ancora l’uso di fabbricare false prove per avvalorare
false denunce e mettere a tacere i difensori dei diritti umani e con loro la giustizia.
Questo quando a metterli a tacere non sono proiettili sparati dal solito ignoto.
Come è accaduto, per esempio, all’avvocatessa e attivista indigena Griselda Tirado
Evangelio, 37 anni, a Huehuetla, sempre nello stato di Puebla l’8 agosto 2003.