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Tutto è cominciato
circa tre anni fa, quando il Primo Ministro turco Tayyip Erdoğan ha
chiesto, in qualità di responsabile del Comitato per i Diritti Umani in
Turchia, istituito per studiare a fondo la legislazione in vista dell’inizio
dei negoziati per l’adesione della Turchia all’Unione Europea, ha convocato i
due accademici per incaricarli di elaborare un rapporto sulla situazione del
Paese rispetto ai diritti e alla condizione delle minoranze. Baskin e Kaboglu
si attivano subito chiamando a collaborare con loro avvocati, magistrati e
docenti universitari da tutta la Turchia. Gli esperti vengono divisi in 13
sottocommissioni che, circa un anno fa, presentano il risultato del loro
lavoro. E per la Turchia, il quadro che emergeva da questo lavoro non era per
nulla edificante. In particolare veniva sottolineato come le minoranze,
linguistiche e religiose in particolare, fossero sottoposte a restrizioni
inaccettabili in una democrazia. Il documento arrivava a sottolineare
l’assoluta paranoia insita nel timore che l’allargamento dei diritti delle
minoranze (quella curda e quella cristiana in particolare) potesse provocare la
divisione del Paese. Alla fine del loro lavoro, gli esperti di diritto e di
diritti umani chiedevano riforme ed emendamenti costituzionali e legislativi in
senso libertario. Ma tutto questo si è saputo solo dopo, quando alcuni dei
contenuti sono trapelati sulla stampa turca, visto che il rapporto è stato
bloccato e mai pubblicato. Già alla fine dei lavori, alcuni esponenti del
gruppo di ricercatori vicini agli ultra-nazionalisti si erano dissociati dalle
conclusioni della ricerca.
Come se non bastasse la censura, Baskin e Kaboglu sono stati
incriminati per la violazione dell’articolo 301 del nuovo codice penale turco,
entrato i vigore il 1 luglio 2005 e che sostituiva il precedente in vista dei
negoziati per l’adesione all’Unione Europea. L’Ue riteneva infatti il vecchio
codice insoddisfacente rispetto ai parametri europei in tema di diritti
fondamentali e la Turchia l’ha riformato, ma ha praticamente riscritto
nell’articolo 301 del nuovo codice l’articolo 159 del vecchio. Quello che
punisce ogni “"oltraggio alla turchità, alla Repubblica, al Parlamento, al
governo, ai ministeri, ai membri delle forze armate e di pubblica sicurezza, ai
membri della magistratura". Un articolo che prevede pene dai 6 mesi ai 5
anni di reclusione, che punisce duramente, considerata anche la genericità dei
casi che possono rientrare in questa fattispecie, chi in qualche modo offende
l’identità turca. Proprio nella tagliola dell’art.301 sono caduti anche lo
scrittore Orhan Pamuk e il giornalista Hrant Dink.
Pamuk, in
un’intervista rilasciata l’anno scorso al quotidiano svizzero Tages Anzeiger,
dichiarava che "trentamila curdi e un milione di armeni sono stati uccisi
dalle nostre parti e quasi nessuno osa parlarne: dunque ci provo io".
L’intellettuale aveva contemporaneamente toccato due tabù culturali turchi: la
minoranza curda e il genocidio degli armeni avvenuto durante la Prima Guerra
Mondiale.Christian Elia