Le difficili condizioni dei detenuti nelle carceri di Quito, dove la corruzione regna sovrana
Scritto per noi da
Tancredi Tarantino
“Oggi piove – osserva sorridendo la moglie di un detenuto. Avete cinque dollari
da prestarmi? Cosí posso andare in cella con il mio uomo invece di rimanere nell’atrio”.
Inizialmente non capiamo. La guardia che ci sta accanto ci scruta e poi ribatte:
“Signora sono gringos, possono dargliene anche dieci di dollari per non farla rimanere sotto l’acqua”.
Il poliziotto ha capito subito che eravamo stranieri e voleva metterci al corrente della sua
tariffa.
E’ sufficiente dare il nome di un detenuto per entrare nel Centro de Detención Provisional (Cdp) di Quito, l’istituto penitenziario in cui vengono rinchiusi i detenuti
in attesa di giudizio della capitale ecuadoriana.
Ingresso. Prima di entrare, peró, é bene accertarsi di avere con sé un po’ di dollari
perché il tariffario delle guardie carcerarie é molto rigido e non sono ammesse
eccezioni: un dollaro per vedere il detenuto, cinque per visitarlo in giorni diversi
da quelli previsti nel regolamento, cinquanta centesimi perché i detenuti possano
uscire dalla cella.
Sono soltanto alcuni dei prezzi imposti da un sistema in cui la corruzione é
cosí radicata da diventare l’unica legge vigente. “Paga che ti sará dato”, non
esistono altre regole all’interno del Cdp.
Situato in uno dei quartieri più turistici di Quito, il Centro sembra proteggere i numerosi stranieri che ogni giorno affollano i ristoranti,
gli internet cafè e i negozi di artigianato della zona. Le decine di poliziotti appostati all’ingresso
e attorno all’edificio conferiscono ai passanti un senso di sicurezza che di rado
si prova in una delle più pericolose città latinoamericane.
Quando però ti ritrovi a dover oltrepassare quel cancello che marca il limite
della legalità, le sensazioni sono ben diverse.
All’ingresso tutto sembra avvenire nel totale rispetto della legge. “Lasci gli
occhiali ed il cellulare”, ordinano le guardie ai visitatori. Quindi arriva il
momento della perquisizione. Ti controllano le tasche, la borsa, la giacca, poi
ti lasciano passare. Questo peró avviene soltanto il mercoledí ed il sabato, giorni
di visita previsti dal regolamento interno. Durante gli altri giorni della settimana,
l’Istituto rimane comunque aperto alle visite, ma le perquisizioni avvengono in
una stanzetta buia, dove il poliziotto di turno ti chiede cinque dollari per l’ingresso.
Una volta dentro, ti ritrovi in un cortile interno pieno di tavoli sul quale
si affacciano le celle dei tre piani del Cdp e dove i detenuti hanno la possibilitá
di incontrare le proprie famiglie. Per poter lasciare la cella, peró, è necessario
pagare cinquanta centesimi alla guardia, mentre altri cinquanta deve sborsarli
il familiare. L’alternativa é che sia la sposa o la fidanzata a entrare in cella
per stare in intimitá con il proprio uomo. In questo caso, sará sufficiente pagare
cinque dollari in più.
È per questo che ad accoglierti nel patio d’ingresso sono le grida degli ospiti
in attesa di giudizio che ti pregano di comprare il loro orologio o gli occhiali
da vista: servono molti dollari per sopravvivere nel Cdp. I più fortunati riescono
a racimolare qualcosa durante le visite dei parenti, ma per chi non ha nessuno,
come Pablo, un immigrato colombiano accusato di rapina, garantirsi un piatto caldo
o una doccia è un problema quotidiano.
Ma non é tutto. I detenuti uomini possono far visita alla sezione femminile
pagando cinque dollari; se qui trovi la tua “anima gemella”, potrai sborsare altri
cinque dollari e ti si apriranno le porte di una stanzetta in cui appartarti con
una detenuta spesso non consenziente.
Corruzione ai massimi livelli. Le mazzette vanno distribuite anche per bisogni vitali, come ci racconta una
ragazza (che chiameremo Teresa, per non rivelare la sua vera identitá), compagna
di P., arrestato per truffa e ricettazione. “Durante la giornata, ai detenuti
vengono distribuiti due pasti: la colazione ed il pranzo. Chi vuole anche la cena
non deve pagare soltanto il piatto di riso con pollo e fagioli, ma anche le guardie
che prendono l’ordinazione e quelle che portano il pasto caldo in cella. Due dollari
in piú rispetto al prezzo normale della cena”.
Teresa sottolinea quanto sia stato scioccante per lei il primo impatto con un
sistema cosí corrotto. “Non ho alternative – racconta rassegnata. Se voglio continuare
a vedere il mio P., devo adeguarmi. Le prime volte mi opponevo e ho anche minacciato
di denunciare quanto accade qui dentro. Ma a chi? Ad altri poliziotti altrettanto
corrotti?”.
L’Ecuador, infatti, é ai primi posti nella lista dei Paesi piú corrotti del mondo
stilata, anche quest’anno, dalla organizzazione non governativa tedesca Trasparency
International; ed in Sudamerica é preceduto soltanto da Paraguay e Venezuela.
“Pochi giorni fa – aggiunge Pilar, sorella di un altro detenuto – é venuto il
direttore del Cdp e abbiamo provato a fargli presente che, lì dentro, se non hai
soldi ti vengono negati anche i diritti più elementari: non puoi mangiare, non
puoi andare in bagno, non hai diritto all’ora d’aria. Finora però - sottolinea
incredula – non è stato preso nessun provvedimento e ogni giorno dobbiamo confrontarci
con gli stessi carcerieri e con le loro tariffe. Ormai – conclude Pilar – preferisco
rimanere in silenzio e ho imparato a non portare sigarette, giornali o penne che
le guardie sequestrano all’ingresso, ma che non ti restituiscono”.
Un sistema corrotto, con un listino prezzi ormai rodato, che regola dunque la
vita di migliaia di detenuti “presunti innocenti”, secondo quanto recita la Costituzione
ecuadoriana, costretti a vivere in condizioni di sovraffollamento, dormire per
terra o in due per letto, condividere in centoventi la stessa cella e lo stesso
bagno, aspettando il giorno di un giudizio che puó tardare anche anni.