20/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Le difficili condizioni dei detenuti nelle carceri di Quito, dove la corruzione regna sovrana
Scritto per noi da
  Tancredi Tarantino 
 
Carceri in America Latina“Oggi piove – osserva sorridendo la moglie di un detenuto. Avete cinque dollari da prestarmi? Cosí posso andare in cella con il mio uomo invece di rimanere nell’atrio”. Inizialmente non capiamo. La guardia che ci sta accanto ci scruta e poi ribatte: “Signora sono gringos, possono dargliene anche dieci di dollari per non farla rimanere sotto l’acqua”. Il poliziotto ha capito subito che eravamo stranieri e voleva metterci al corrente della sua tariffa.
E’ sufficiente dare il nome di un detenuto per entrare nel Centro de Detención Provisional (Cdp) di Quito, l’istituto penitenziario in cui vengono rinchiusi i detenuti in attesa di giudizio della capitale ecuadoriana.
 
La dura realtà della vita carcerariaIngresso. Prima di entrare, peró, é bene accertarsi di avere con sé un po’ di dollari perché il tariffario delle guardie carcerarie é molto rigido e non sono ammesse eccezioni: un dollaro per vedere il detenuto, cinque per visitarlo in giorni diversi da quelli previsti nel regolamento, cinquanta centesimi perché i detenuti possano uscire dalla cella.
Sono soltanto alcuni dei prezzi imposti da un sistema in cui la corruzione é cosí radicata da diventare l’unica legge vigente. “Paga che ti sará dato”, non esistono altre regole all’interno del Cdp.
Situato in uno dei quartieri più turistici di Quito, il Centro sembra proteggere i numerosi stranieri che ogni giorno affollano i ristoranti, gli internet cafè e i negozi di artigianato della zona. Le decine di poliziotti appostati all’ingresso e attorno all’edificio conferiscono ai passanti un senso di sicurezza che di rado si prova in una delle più pericolose città latinoamericane.
Quando però ti ritrovi a dover oltrepassare quel cancello che marca il limite della legalità, le sensazioni sono ben diverse.
All’ingresso tutto sembra avvenire nel totale rispetto della legge. “Lasci gli occhiali ed il cellulare”, ordinano le guardie ai visitatori. Quindi arriva il momento della perquisizione. Ti controllano le tasche, la borsa, la giacca, poi ti lasciano passare. Questo peró avviene soltanto il mercoledí ed il sabato, giorni di visita previsti dal regolamento interno. Durante gli altri giorni della settimana, l’Istituto rimane comunque aperto alle visite, ma le perquisizioni avvengono in una stanzetta buia, dove il poliziotto di turno ti chiede cinque dollari per l’ingresso.
Una volta dentro, ti ritrovi in un cortile interno pieno di tavoli sul quale si affacciano le celle dei tre piani del Cdp e dove i detenuti hanno la possibilitá di incontrare le proprie famiglie. Per poter lasciare la cella, peró, è necessario pagare cinquanta centesimi alla guardia, mentre altri cinquanta deve sborsarli il familiare. L’alternativa é che sia la sposa o la fidanzata a entrare in cella per stare in intimitá con il proprio uomo. In questo caso, sará sufficiente pagare cinque dollari in più.
È per questo che ad accoglierti nel patio d’ingresso sono le grida degli ospiti in attesa di giudizio che ti pregano di comprare il loro orologio o gli occhiali da vista: servono molti dollari per sopravvivere nel Cdp. I più fortunati riescono a racimolare qualcosa durante le visite dei parenti, ma per chi non ha nessuno, come Pablo, un immigrato colombiano accusato di rapina, garantirsi un piatto caldo o una doccia è un problema quotidiano.
Ma non é tutto. I detenuti uomini possono far visita alla sezione femminile  pagando cinque dollari; se qui trovi la tua “anima gemella”, potrai sborsare altri cinque dollari e ti si apriranno le porte di una stanzetta in cui appartarti con una detenuta spesso non consenziente.
 
Un uomo in cellaCorruzione ai massimi livelli. Le mazzette vanno distribuite anche per bisogni vitali, come ci racconta una ragazza (che chiameremo Teresa, per non rivelare la sua vera identitá), compagna di P., arrestato per truffa e ricettazione. “Durante la giornata, ai detenuti vengono distribuiti due pasti: la colazione ed il pranzo. Chi vuole anche la cena non deve pagare soltanto il piatto di riso con pollo e fagioli, ma anche le guardie che prendono l’ordinazione e quelle che portano il pasto caldo in cella. Due dollari in piú rispetto al prezzo normale della cena”.
Teresa  sottolinea quanto sia stato scioccante per lei il primo impatto con un sistema cosí corrotto. “Non ho alternative – racconta rassegnata. Se voglio continuare a vedere il mio P., devo adeguarmi. Le prime volte mi opponevo e ho anche minacciato di denunciare quanto accade qui dentro. Ma a chi? Ad altri poliziotti altrettanto corrotti?”.
L’Ecuador, infatti, é ai primi posti nella lista dei Paesi piú corrotti del mondo stilata,  anche quest’anno, dalla organizzazione non governativa tedesca Trasparency International; ed in Sudamerica é preceduto soltanto da Paraguay e Venezuela.
“Pochi giorni fa – aggiunge Pilar, sorella di un altro detenuto – é venuto il direttore del Cdp e abbiamo provato a fargli presente che, lì dentro, se non hai soldi ti vengono negati anche i diritti più elementari: non puoi mangiare, non puoi andare in bagno, non hai diritto all’ora d’aria. Finora però - sottolinea incredula – non è stato preso nessun provvedimento e ogni giorno dobbiamo confrontarci con gli stessi carcerieri e con le loro tariffe. Ormai – conclude Pilar – preferisco rimanere in silenzio e ho imparato a non portare sigarette, giornali o penne che le guardie sequestrano all’ingresso, ma che non ti restituiscono”.
Un sistema corrotto, con un listino prezzi ormai rodato, che regola dunque la vita di migliaia di detenuti “presunti innocenti”, secondo quanto recita la Costituzione ecuadoriana, costretti a vivere in condizioni di sovraffollamento, dormire per terra o in due per letto, condividere in centoventi la stessa cella e lo stesso bagno, aspettando il giorno di un giudizio che puó tardare anche anni.
Categoria: Costume
Luogo: Ecuador
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