Un villaggio distrutto da una frana nelle Filippine centrali: almeno 1.800 morti, forse 3.000
Come in una scena dell’Apocalisse, oggi un’intera montagna
si è sgretolata su un piccolo villaggio nel centro delle Filippine spazzando
via ogni cosa. A Guinsaugon, agglomerato della città di San Bernard, a sud
dell’isola di Leyte, 500 case sono state schiacciate da una frana dovuta alle
alluvioni degli ultimi dieci giorni. Un disastro che i meteorologi
attribuiscono al Niño, fenomeno associato al raffreddamento delle acque
dell’oceano Pacifico. Secondo fonti della Croce Rossa, finora sono stati
recuperati solo quattro corpi, ma sarebbero almeno 1.800 i morti, addirittura
3.000 secondo le autorità locali. Quella
degli aiuti, è una vera corsa contro il tempo. Almeno cento soccorritori, per
lo più soldati, stanno scavando nel fango, mentre gli elicotteri militari
sorvolano la zona. Per Richard Gordon, presidente della Croce Rossa filippina,
c’è bisogno anche dell’intervento delle forze militari statunitensi che stavano
conducendo esercitazioni nella regione.
Una tragedia annunciata. A Leyte meridionale piove da almeno dieci
giorni e altre frane, anche se in misura minore, hanno già colpito almeno 17
città. Sette persone hanno perso la vita a Sogod, mentre ponti e strade sono
stati distrutti a San Manuel. Al momento circa 600 famiglie si trovano in un
centro per sfollati nella città di Liloan. Il governatore della provincia
Rosette Lerias ha rivelato che molti abitanti di San Bernard avevano lasciato
la città la scorsa settimana proprio per il rischio valanghe, ma erano poi
tornati negli ultimi giorni in seguito a una diminuzione delle piogge. Questa regione, come altre nelle Filippine, è
soggetta a diversi tifoni ogni anno e le foreste che la ricoprono sono
formate in gran parte da alberi di cocco, che hanno radici poco profonde.
“L’immagine idilliaca delle coste di Leyte è ingannevole”, dice Gordon. “La
foresta è lussureggiante, ma basta poco affinché il sistema collassi”.
Nonostante queste spiegazioni, c’è anche chi punta il dito contro il
disboscamento illegale, che ha contribuito alla tragedia di
Infanta, cittadina dell’isola settentrionale di Quezon, dove l’anno scorso, a
dicembre, le alluvioni hanno causato 1800 vittime tra morti accertati e
dispersi.
Un sopravvissuto, Dario Libatan, racconta: “Sembrava che la montagna esplodesse,
poi si è completamente sbriciolata. Non ho
visto nessuna casa rimanere in piedi”. Tra gli edifici distrutti c’è anche una
scuola, ma non si hanno ancora notizie sulla sorte dei piccoli allievi. Gordon
conferma che ci vorrà del tempo per conoscere il numero reale delle
vittime, che “potrebbe salire a tragiche proporzioni. Ma stiamo ancora sperando
che non sia così. Siamo già intervenuti in disastri del genere, ma è sempre
impossibile prevedere la natura”.
Secondo Anthony Golez, portavoce del Consiglio nazionale di
coordinamento nei disastri della difesa civile, il Niño porterà altre piogge -
ma non di natura preoccupante - nelle
Filippine per i prossimi tre o quattro mesi.