Israele continua gli omicidi mirati mentre i palestinesi si danneggiano coi rapimenti
Scritto per noi da
Alice Colombi
La situazione dei cittadini stranieri sta diventando sempre
più delicata, in Cisgiordania come nella Striscia di Gaza. Diversi volontari e
cooperanti stanno lasciando i Territori Occupati Palestinesi.
Omicidi
mirati. Le incursioni e le uccisioni mirate dell’esercito Israeliano sono
riprese subito dopo la vittoria di Hamas alle elezioni legislative palestinesi.
Ufficialmente per catturare militanti di gruppi armati legati al terrorismo, ma
ventinove palestinesi morti e oltre quaranta feriti, solo nei primi
giorni di febbraio fra la Striscia di Gaza e la
Cisgiordania, sono numeri che rendono l’idea di come un’ondata di violenza stia
travolgendo di nuovo la Palestina. “Si da poco spazio a questi dati nei media
internazionali - dice Shane,
cooperante internazionale irlandese - perché la morte di un
palestinese a Gaza non fa notizia. Il rapimento di un cittadino internazionale,
invece, attrae l’interesse del pubblico”.
Proteste per le
vignette. Le proteste e le violenze seguite alla pubblicazione delle
vignette satiriche su Maometto in Europa, non hanno risparmiato la Palestina.
Il primo febbraio, un gruppo di manifestanti ha preso d’assalto il quartier
generale dell’Unione Europea a Gaza. Il tre febbraio veniva rapito a Nablus,
Christoph Kasten, volontario tedesco dell’Ong
Project Hope: un sequestro durato
poche ore. L’otto, gli osservatori internazionali presenti a Hebron sono stati
costretti a lasciare la città, a causa dell’assedio di una folla inferocita
contro l’edificio dell’agenzia internazionale. Infine, il nove febbraio veniva
rapito a Gaza un diplomatico egiziano, rilasciato due giorni dopo. Shane, che
ha studiato giornalismo prima di giungere in Palestina, non ha dubbi: “La
tensione è stata creata dai media, che hanno cercato di alimentare la rabbia
della gente. Altrimenti non si spiega perché la grande maggioranza dei
palestinesi con cui mi è capitato di parlare per le strade, nei locali o fuori
dalle moschee, fosse assolutamente contraria al rapimento dei volontari
internazionali, usati come strumenti di ricatto politico”.

Fino
all’autolesionismo. Anche Mira, volontaria di
Palestine Media Unit presso
l’università di Nablus, dubita che esista un reale legame tra i rapimenti come
quello di Christoph e le vignette satiriche su Maometto: “per quanto ne so la
cosa non ha a che fare con l’ondata di rabbia che ha invaso il mondo arabo: i
rapitori si sono dichiarati membri delle Brigate di al Aqsa, ma pare che la
loro intenzione fosse semplicemente quella di estorcere del denaro”. Ma se
anche fosse così, le immagini delle bandiere danesi bruciate per strada e delle
violente proteste contro le ambasciate, sono dei segnali molto preoccupanti:
“lo trovo vergognoso - spiega Mira -, ma non bisogna dimenticare che la maggior
parte delle persone che hanno preso parte a quelle proteste appartengono alle
classi sociali più deboli e disagiate. Non hanno idea di quanto sia importante
la presenza dei paesi europei in Palestina”.