21/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Israele continua gli omicidi mirati mentre i palestinesi si danneggiano coi rapimenti
Scritto per noi da
Alice Colombi
 
La situazione dei cittadini stranieri sta diventando sempre più delicata, in Cisgiordania come nella Striscia di Gaza. Diversi volontari e cooperanti stanno lasciando i Territori Occupati Palestinesi.
  Donna palestinese a un funerale
Omicidi mirati. Le incursioni e le uccisioni mirate dell’esercito Israeliano sono riprese subito dopo la vittoria di Hamas alle elezioni legislative palestinesi. Ufficialmente per catturare militanti di gruppi armati legati al terrorismo, ma ventinove palestinesi morti e oltre quaranta feriti, solo nei primi giorni di febbraio fra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania, sono numeri che rendono l’idea di come un’ondata di violenza stia travolgendo di nuovo la Palestina. “Si da poco spazio a questi dati nei media internazionali - dice Shane, cooperante internazionale irlandese - perché la morte di un palestinese a Gaza non fa notizia. Il rapimento di un cittadino internazionale, invece, attrae l’interesse del pubblico”.
 
Donna palestinese a una manifestazione di protestaProteste per le vignette. Le proteste e le violenze seguite alla pubblicazione delle vignette satiriche su Maometto in Europa, non hanno risparmiato la Palestina. Il primo febbraio, un gruppo di manifestanti ha preso d’assalto il quartier generale dell’Unione Europea a Gaza. Il tre febbraio veniva rapito a Nablus, Christoph Kasten, volontario tedesco dell’Ong Project Hope: un sequestro durato poche ore. L’otto, gli osservatori internazionali presenti a Hebron sono stati costretti a lasciare la città, a causa dell’assedio di una folla inferocita contro l’edificio dell’agenzia internazionale. Infine, il nove febbraio veniva rapito a Gaza un diplomatico egiziano, rilasciato due giorni dopo. Shane, che ha studiato giornalismo prima di giungere in Palestina, non ha dubbi: “La tensione è stata creata dai media, che hanno cercato di alimentare la rabbia della gente. Altrimenti non si spiega perché la grande maggioranza dei palestinesi con cui mi è capitato di parlare per le strade, nei locali o fuori dalle moschee, fosse assolutamente contraria al rapimento dei volontari internazionali, usati come strumenti di ricatto politico”.
  Polizia palestinese a Gaza
Fino all’autolesionismo. Anche Mira, volontaria di Palestine Media Unit presso l’università di Nablus, dubita che esista un reale legame tra i rapimenti come quello di Christoph e le vignette satiriche su Maometto: “per quanto ne so la cosa non ha a che fare con l’ondata di rabbia che ha invaso il mondo arabo: i rapitori si sono dichiarati membri delle Brigate di al Aqsa, ma pare che la loro intenzione fosse semplicemente quella di estorcere del denaro”. Ma se anche fosse così, le immagini delle bandiere danesi bruciate per strada e delle violente proteste contro le ambasciate, sono dei segnali molto preoccupanti: “lo trovo vergognoso - spiega Mira -, ma non bisogna dimenticare che la maggior parte delle persone che hanno preso parte a quelle proteste appartengono alle classi sociali più deboli e disagiate. Non hanno idea di quanto sia importante la presenza dei paesi europei in Palestina”.
 
Categoria: Guerra, Popoli
Luogo: Israele - Palestina
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