16/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Esclusa l'ipotesi della morte violenta. Mentre nel paese la situazione è sempre più critica
Soldati italiani a Kabul (Foto E.Piovesana)Li hanno trovati morti nei loro letti, all'interno di un complesso dell'Idlo, una organizzazione internazionale che si occupa di riorganizzazione di sistemi giudiziari. I due italiani, Iendi Iannelli e Stefano Siringo, lavoravano proprio alla riorganizzazione del sistema giudiziario afgano, Siringo come logista.
Esclusa per adesso la pista della morte violenta: i loro corpi non presentavano nessun segno di violenza, e del resto le abitazioni dell'Idlo si trovano all'interno di un compound. "L'ipotesi più probabile è quella della morte per avvelenamento" hanno dichiarato a PeaceReporter fonti mediche da Kabul. "Apparentemente non sembrerebbe avvelenamento da monossido di carbonio, visto che nel loro alloggio non c'erano stufe. Ma è molto probabile che di avvelenamento si tratti, perché i corpi dei due italiani ne presentavano i classici sintomi fisici".
La Farnesina ha riferito anche che sono state già avviate le procedure necessarie per il rimpatrio delle salme in Italia, dove verranno svolti accertamenti sulle cause della  morte.
 
Royal Marines britanniciSituazione sempre più tesa, mente arrivano gli inglesi. La situazione in Afghanistan continua ad essere critica. Martedì scorso la Farnesina ha comunicato alle Ong italiane l'esistenza di un elevatissimo rischio di rapimenti per il personale italiano presente non solo a Kabul ma in tutto l'Afghanistan.
Nel sud del paese si intensificano gli attacchi della guerriglia talebana: solo nell’ultima settimana si contano cinque soldati Usa e una cinquantina di militari afgani uccisi. Combattimenti e agguati si concentrano soprattutto nella provincia sud-occidentale di Helmand, dove ieri sono sbarcati i primi centocinquanta soldati britannici del 42esimo Commando dei Royal Marines con la missione di garantire la sicurezza del dispiegamento degli oltre 5 mila soldati inglesi che arriveranno nelle prossime settimane per sostituire gli statunitensi e prendere il comando delle operazioni anti-talebani e anti-droga nella provincia di Helmand.
L’arrivo dei soldati britannici, che saranno migliaia contro le poche centinaia di americani attualmente presenti in questa provincia è destinata a provocare un escalation di attacchi e di violenze, come ha dichiarato lo stesso comandante del 42esimo Commando, colonnello Ged Salzano. Una previsione che si sta già avverando. E non stupisce, soprattutto dopo al diffusione del video del brutale pestaggio dei ragazzini iracheni a Bassora da parte dei soldati britannici.
 
Karzai, Musharraf e Niyazov nel 2002Intanto torna fuori il famoso progetto della pipeline dell’Unocal. Nonostante la crescente instabilità della situazione in Afghanistan, e in particolare nel sud del paese, il governo Karzai sembra intenzionato a riattivare il famoso progetto della ‘pipeline dello scandalo’, quella negli anni Novanta fu alla base del sostegno di Washington ai talebani. Il progetto, ideato dalla compagnia petrolifera americana Unocal, prevedeva la costruzione di un grande gasdotto che avrebbe portato in Pakistan il gas dei giacimenti del Turkmenistan attraverso l’Afghanistan occidentale e il Balucistan, altra regione che oggi è tornata ad essere fortemente instabile. Gli Usa avevano pensato che con i talebani al potere l’Afghanistan si sarebbe stabilizzato e il ‘tubo’ sarebbe potuto essere costruito. Ma poi, come si sa, le cose sono andate diversamente. Nel 2002 i presidenti di Afghanistan, Pakistan e Turkmenistan firmarono un patto per la ripresa del progetto, che però è rimasto nel cassetto a causa della continua, e crescente, instabilità generata nel sud del apese dalla resistenza talebana. Nei giorni scorsi i rappresentanti dei tre governi si sono riuniti ad Ashgabat, capitale turkmena, per tirare fuori dal cassetto il progetto. Non si capisce perché adesso, proprio nel momento di maggiore instabilità delle regioni che dovrebbero essere attraversate dalla pipeline.

Enrico Piovesana

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