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Li hanno trovati morti nei loro letti, all'interno di un
complesso dell'Idlo, una organizzazione internazionale che si occupa di
riorganizzazione di sistemi giudiziari. I due italiani, Iendi Iannelli e
Stefano Siringo, lavoravano proprio alla riorganizzazione del sistema giudiziario
afgano, Siringo come logista.
Situazione sempre più tesa, mente arrivano gli inglesi.
La situazione in Afghanistan continua ad essere critica. Martedì scorso la
Farnesina ha comunicato alle Ong italiane l'esistenza di un elevatissimo
rischio di rapimenti per il personale italiano presente non solo a Kabul ma in
tutto l'Afghanistan.
Intanto torna fuori il famoso progetto della pipeline dell’Unocal. Nonostante la crescente instabilità della situazione in Afghanistan, e
in particolare nel sud del paese, il governo Karzai sembra intenzionato a
riattivare il famoso progetto della ‘pipeline dello scandalo’, quella negli
anni Novanta fu alla base del sostegno di Washington ai talebani. Il progetto,
ideato dalla compagnia petrolifera americana Unocal, prevedeva la costruzione
di un grande gasdotto che avrebbe portato in Pakistan il gas dei giacimenti del
Turkmenistan attraverso l’Afghanistan occidentale e il Balucistan, altra
regione che oggi è tornata ad essere fortemente instabile. Gli Usa avevano
pensato che con i talebani al potere l’Afghanistan si sarebbe stabilizzato e il
‘tubo’ sarebbe potuto essere costruito. Ma poi, come si sa, le cose sono andate
diversamente. Nel 2002 i presidenti di Afghanistan, Pakistan e Turkmenistan
firmarono un patto per la ripresa del progetto, che però è rimasto nel cassetto
a causa della continua, e crescente, instabilità generata nel sud del apese
dalla resistenza talebana. Nei giorni scorsi i rappresentanti dei tre governi
si sono riuniti ad Ashgabat, capitale turkmena, per tirare fuori dal cassetto
il progetto. Non si capisce perché adesso, proprio nel momento di maggiore
instabilità delle regioni che dovrebbero essere attraversate dalla pipeline.
Enrico Piovesana