16/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Riaperta l’inchiesta sulla morte di Samora Machel
E’ la notte del 19 ottobre 1986. Alle ore 21, un Tupolev 134 si schianta sulle Lebombo Mountains, in territorio sudafricano, al confine con Mozambico e Swaziland. Nell’impatto muoiono 33 persone, tra cui l’allora presidente e padre dell’indipendenza del Mozambico, Samora Machel. Incidente o sabotaggio? La morte di Machel scatena subito una ridda di ipotesi, accuse e contraccuse che si trascinano fino ai giorni nostri. Ora il governo sudafricano ha deciso di riaprire le indagini su uno dei maggiori misteri africani del XX secolo.
 
Le Lebombo Mountains, teatro della sciagura aereaMistero africano. La riapertura del dossier Machel, preannunciata venerdì scorso dal presidente sudafricano Thabo Mbeki, è stata confermata dal Ministro per la Sicurezza Charles Nqalula. Un’equipe congiunta di Sudafricani e Mozambicani lavorerà al caso, per far luce sulla morte di uno dei personaggi che hanno lasciato un segno indelebile nella recente storia africana. La morte di Samora Machel fu un incidente? A torto o a ragione, per perplessità legittime o semplicemente per il gusto del mistero, sono in pochi a crederlo. Soprattutto perché l’eliminazione del presidente mozambicano fece comodo a molti: in primis ai Sudafricani dell’apartheid, stanchi di un vicino ostile e inaffidabile. E, forse, anche all’establishment politico mozambicano, che dalla morte di Machel detiene ancora il potere.
 
Samora Machel. Entrato nella resistenza armata del Frelimo (Frente de Libertação de Moçambique) nel 1964, Samora Machel lotta contro il Portogallo colonialista fino alla rivoluzione dei garofani, che rovescia il regime fascista a Lisbona e concede l’indipendenza alle colonie. Il 25 giugno 1975 diventa il primo presidente del Mozambico. Ma l’accorto leader non dimentica la sorte delle altre colonie africane, e proprio per questo comincia a dare appoggio alla lotta della maggioranza nera in Rhodesia (l’attuale Zimbabwe) e in Sudafrica, collaborando con lo Zanu (Zimbabwe African National Union) di Robert Mugabe e l’Anc (African National Congress) di Nelson Mandela, e ricevendo sostegno dall’Urss. Per ripicca Sudafrica e Rhodesia si legano alla Renamo (Resistência Nacional Moçambicana), un gruppo ribelle che scatena contro il Frelimo una guerra civile conclusasi solo nel 1992.
 
Samora Machel (al centro) e Joaquim Chissano alla firma degli accordi di pace col SudafricaLe inchieste. Nel 1984 Sudafrica e Mozambico firmano un accordo di pace per cessare il sostegno alle reciproche opposizioni. Il trattato si rivela un’operazione di facciata, tanto che i rapporti tra i due governi non migliorano affatto. Due anni dopo, l’incidente sulle Lebombo Mountains. Dopo una rapida indagine la commissione d’inchiesta sudafricana giunge alla conclusione che l’aereo era in perfette condizioni, e che le responsabilità vanno attribuite a un errore del pilota, russo come il resto dell’equipaggio. Ma Russi e Mozambicani istituiscono una “contro-commissione” e giungono a risultati opposti: l’aereo sarebbe stato raggiunto da un falso segnale radio, lanciato dai militari sudafricani, che il pilota avrebbe scambiato per quello dell’aeroporto di Maputo. Per questo il Tupolev, poco prima di schiantarsi, avrebbe compiuto una virata di 37 gradi che l’avrebbe mandato fuori rotta, in direzione delle montagne dove si sarebbe poi schiantato. Realtà o fantascienza? Per i teorici del complotto questa ipotesi rimane ancora la più plausibile.
 
Monumento a Samora Machel presso Mbuzini, a pochi km dal luogo della sciagura aereaNuove ipotesi. In pochi hanno invece indagato sulle responsabilità di Urss e Mozambico. Fin dall’indipendenza l’Unione Sovietica è stata un partner piuttosto pressante: “A Maputo, nulla si decideva senza l’assenso di Mosca, e  nell’86 a Mosca Machel non andava più a genio” riferisce a PeaceReporter una fonte mozambicana. E’ possibile che l’Urss abbia deciso di cambiare cavallo, abbandonando Machel e appoggiando il più affidabile Joaquim Chissano, che ha retto il Paese dalla morte di Machel fino al 2004. Un “filone” che le prime indagini non hanno esplorato, e che potrebbe cambiare l’intero scenario se venissero provate le responsabilità comuniste in un eventuale sabotaggio dell’aereo. Per ora, tutto rimane a livello di congetture, tanto che la tesi dell’errore umano potrebbe rivelarsi paradossalmente corretta. Forse poco affascinante, ma di certo meno gravida di conseguenze per il futuro del Paese. E di chi l’ha governato negli ultimi decenni.

Matteo Fagotto

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