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Mistero africano. La riapertura del dossier Machel, preannunciata venerdì scorso dal presidente
sudafricano Thabo Mbeki, è stata confermata dal Ministro per la Sicurezza Charles
Nqalula. Un’equipe congiunta di Sudafricani e Mozambicani lavorerà al caso, per
far luce sulla morte di uno dei personaggi che hanno lasciato un segno indelebile
nella recente storia africana. La morte di Samora Machel fu un incidente? A torto
o a ragione, per perplessità legittime o semplicemente per il gusto del mistero,
sono in pochi a crederlo. Soprattutto perché l’eliminazione del presidente mozambicano
fece comodo a molti: in primis ai Sudafricani dell’apartheid, stanchi di un vicino
ostile e inaffidabile. E, forse, anche all’establishment politico mozambicano,
che dalla morte di Machel detiene ancora il potere.
Le inchieste. Nel 1984 Sudafrica e Mozambico firmano un accordo di pace per cessare il sostegno
alle reciproche opposizioni. Il trattato si rivela un’operazione di facciata,
tanto che i rapporti tra i due governi non migliorano affatto. Due anni dopo,
l’incidente sulle Lebombo Mountains. Dopo una rapida indagine la commissione d’inchiesta
sudafricana giunge alla conclusione che l’aereo era in perfette condizioni, e
che le responsabilità vanno attribuite a un errore del pilota, russo come il resto
dell’equipaggio. Ma Russi e Mozambicani istituiscono una “contro-commissione”
e giungono a risultati opposti: l’aereo sarebbe stato raggiunto da un falso segnale
radio, lanciato dai militari sudafricani, che il pilota avrebbe scambiato per
quello dell’aeroporto di Maputo. Per questo il Tupolev, poco prima di schiantarsi,
avrebbe compiuto una virata di 37 gradi che l’avrebbe mandato fuori rotta, in
direzione delle montagne dove si sarebbe poi schiantato. Realtà o fantascienza?
Per i teorici del complotto questa ipotesi rimane ancora la più plausibile.
Nuove ipotesi. In pochi hanno invece indagato sulle responsabilità di Urss e Mozambico. Fin
dall’indipendenza l’Unione Sovietica è stata un partner piuttosto pressante: “A
Maputo, nulla si decideva senza l’assenso di Mosca, e nell’86 a Mosca Machel
non andava più a genio” riferisce a PeaceReporter una fonte mozambicana. E’ possibile che l’Urss abbia deciso di cambiare cavallo,
abbandonando Machel e appoggiando il più affidabile Joaquim Chissano, che ha retto
il Paese dalla morte di Machel fino al 2004. Un “filone” che le prime indagini
non hanno esplorato, e che potrebbe cambiare l’intero scenario se venissero provate
le responsabilità comuniste in un eventuale sabotaggio dell’aereo. Per ora, tutto
rimane a livello di congetture, tanto che la tesi dell’errore umano potrebbe rivelarsi
paradossalmente corretta. Forse poco affascinante, ma di certo meno gravida di
conseguenze per il futuro del Paese. E di chi l’ha governato negli ultimi decenni.Matteo Fagotto