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In Pakistan le proteste innescate dalle vignette su Maometto
stanno assumendo un carattere estremamente violento. Quattro morti oggi, tre a
Peshawar – tra cui un bambino di otto anni – e uno a Lahore. Due morti ieri,
sempre a Lahore, dove i manifestanti avevano assaltato i fastfood americani del
centro. I feriti si contano a centinaia. Proteste violente ci sono state anche
a Islamabad e a Tank, dove una folla di dimostranti ha dato alle fiamme decine
di negozi che vendevano film e musica occidentale. Le manifestazioni di piazza
degli studenti e dei giovani militanti dei partiti islamici sono accompagnate
da scioperi e serrate in tutto il Paese.
“La situazione qui a Lahore è molto tesa: in centro ci sono
proteste e scontri con la polizia militare. I manifestanti, studenti
universitari in maggioranza, sono tornati a scendere in piazza nonostante i
divieti. Tutti i negozi e gli uffici sono chiusi, non solo quelli legati in
qualche modo all’Occidente e quindi possibili obiettivi di attacchi, ma anche
le botteghe del bazaar di Anarkali e della Città Vecchia che hanno abbassato
serrande per protestare contro questa gravissima offesa alla sensibilità dei
musulmani. Il malcontento è generale: tutti noi ci sentiamo estremamente offesi
da quelle vignette. Qui non si tratta di libertà di stampa: quello che è
accaduto è una grave mancanza di rispetto, una gratuita provocazione della già
esasperata sensibilità dei musulmani. I direttori di quei giornali hanno
dimostrato una totale mancanza di sensibilità e una profonda ignoranza:
dovrebbero fare degli altri mestieri, non certo dirigere un giornale!
Dovrebbero scusarsi loro, come dovrebbe scusarsi il premier danese”.
“La gente qui – continua Rashid – è davvero molto
amareggiata, come dimostrano gli scioperi e le serrate in corso in tutto il
paese. Ma attenzione: queste forme pacifiche di protesta non vanno confuse con
le manifestazioni violente degli studenti e dei giovani estremisti, che poco hanno
a che vedere con la storia delle vignette. Quello è stato solo il pretesto, la
miccia che ha fatto esplodere il malcontento generale verso l’Occidente e
soprattutto verso il regime del presidente Pervez Musharraf. Queste
manifestazioni di piazza sono manovrate dai fondamentalisti islamici dei
partiti integralisti che fanno parte della coalizione d’opposizione, l’Mma (Muttahida
Majlis-e-Amal), che stanno sfruttato la rabbia per le vignette a scopi di
politica interna contro Musharraf, visto da loro come un servo degli Stati
Uniti, soprattutto dopo gli ultimi bombardamenti missilistici americani sui
villaggi pachistani vicino alla frontiera afgana. Le azioni violente, gli
assalti contro i fastfood e i negozi occidentali, gli scontri con la polizia
sono opera dei giovani manipolati da questi estremisti. Questo fenomeno di
lotta politica interna, va tenuto chiaramente distinto dalle legittime e
pacifiche proteste della popolazione, indignata dalla grave offesa ricevuta da
quelle vignette”.Enrico Piovesana