15/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La Primavera di Beirut scende in Piazza della libertà, per ricordare Hariri un anno dopo
Scritto per noi da
Erminia Calabrese
 
Ricordo il 14 febbraio scorso, quando un’autobomba uccise l’ex primo ministro libanese Rafiq  Hariri sul lungomare di Beirut, in quella Down Town, di cui era stato egli stesso ideatore.
  Simbolo della verità, usato nelle manifestazioni per l'inchiesta Hariri
La primavera di Beirut. É iniziata così quella che la stampa ha definito “La  primavera di Beirut”: le manifestazioni di Piazza, le accuse alla Siria, gli attentati, il ritiro dell’ esercito siriano, le nuove elezioni, la vittoria del partito al Moustaqbal (di Hariri), il ritorno di Michel Aoun e di Samir Geagea, la formazione del nuovo governo. Sono questi i ricordi che si rivivono questa mattina nell’ex Piazza dei Martiri, ora Piazza della Libertà. Protagonista di giornata è la folla del 14 marzo: musulmani, cristiani e drusi che si oppongono alla tutela siriana e chiedono la verità sull’omicidio di Hariri. É un movimento che conta oltre un milione di persone, in un paese con 4 milioni di abitanti. Fin dalle 7 di mattina molti autobus provenienti dal nord, dalla Beqaa, dal sud e dalla periferia di Beirut hanno raggiunto il centre ville, per dirigersi  alla moschea al-Amin, dove si trova la tomba di  Hariri. Una sola bandiera, quella rossa e bianca del paese dei cedri, ondeggia nel cuore della città. I canti patriottici si mescolano con i versetti coranici della moschea. Nel cielo palloncini azzurri (il colore del partito di Hariri) e a lato della piazza, donne e uomini con sul petto la spilla raffigurante Hariri e cartelli con la scritta: Nurid al haqiqah”, vogliamo la verita.
 
Saad Hariri in manifestazioneI leader libanesi. Poi arrivano anche i leader, coloro che questa manifestazione l’hanno tanto pubblicizzata e forse anche politicizzata. Saad Hariri, ora leader di Al-Moustaqbal, Walid Joumblatt, capo druso del Partito Socialista, e Samir Geagea, delle Forze Libanesi. È Saad Hariri a parlare da dietro un vetro blindato: “Ci hanno lasciato a Baabda (palazzo presidenziale libanese) i resti della loro tutela, noi gli diciamo di prendere i simboli della loro tutela e oppressione, perchè il popolo libanese non accetterà nessun compromesso.” Poi Joumblatt: “Diciamo al tiranno terrorista Bashar al Assad che i libanesi sono uomini liberi. Gli diciamo di recuperare  il suo agente Emile Lahoud.” E giù con gli applausi e le grida, “Asha Lubnan“, Viva il libano, “Al haqiqa li agli lubnan”, La verità per il bene del Libano”, e ancora l’inno nazionale. Su alcuni cartelli si legge: “L’estensione del mandato ha ucciso Hariri”, “Lahoud è anticostituzionale”. Altri si riferiscono a Assad: “ Non è abbastanza Assad?” o ancora “Si al popolo siriano. No ai servizi segreti  siriani”. A quel punto sale sul palco Nayla Tueni, sorella del parlamentare giornalista Giubran Tueni, assassinato lo scorso dicembre: “Un solo paese, un solo esercito, una sola sovranità” dice la donna. Poi, riprendendo le parole del fratello: “Noi musulmani e cristiani, giuriamo su Dio, che resteremo uniti per il bene del Libano”.
  Piazza della Libertà a Beirut
12:55. Poi alle 12:55: il silenzio. È a quell’ora che un anno fa Beirut tremò e Hariri perse la vita. In città sono state adottate misure di sicurezza estreme, Beirut è blindata, molti sono i controlli anche lasciando piazza dei Martiri, mentre il resto della città è deserto. Tutte le attività sono chiuse.Mohammad un commerciante della zona dice: ”è  grazie ad Hariri se abbiamo costruito tutto questo e allora è giusto che i nostri negozi oggi siano chiusi. Dobbiamo rispettarlo.” Michel di 23 anni dice invece di non essere sceso in piazza perché “Il nostro generale (Michel Aoun) non ci ha invitato a partecipare. Non vogliamo creare dei problemi con i ragazzi delle forze libanesi, ma il nostro leader è onesto almeno”. Ahmad, 22 anni: “Per noi oggi resta il giorno dell’ amore: l’amore per il Libano.” La festa dell’amore è ricordata cosi a Beirut e non poteva essere altrimenti.
Categoria: Diritti, Guerra
Luogo: Libano
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