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Innocenti, ma prigionieri. Così, i cinque uiguri – e insieme a loro nella stessa situazione ci sono anche
un saudita, un algerino, un egiziano e un uzbeco – sono bloccati a Guantanamo
e non sanno come uscirne. Per questo hanno chiesto alla Corte Suprema di esaminare
il loro caso. I giudici dovranno stabilire se delle persone catturate all’estero
possano essere detenute in una base dell’esercito per un tempo indefinito, anche
dopo che gli Usa hanno stabilito che essi non sono una minaccia per la sicurezza
nazionale. Spiega un avvocato dei cinque, Neil McCaraghan: “Questi uomini, ha
detto l’esercito, sono innocenti catturati per errore dalle forze americane all’estero”.
Due di loro sostengono di essere stati venduti ai soldati Usa da cacciatori di
taglie pachistani, a 5.000 dollari l’uno.
La guerra legale. Al contrario degli altri detenuti di Guantanamo, i cinque uiguri non sono neanche
considerati “nemici combattenti”. Ciononostante, secondo il governo, quando c’è
una guerra in corso l’esecutivo può decidere di prolungare una detenzione a tempo
indefinito. Una versione rigettata in realtà lo scorso dicembre da un giudice
di Washington, che ha dichiarato illegale tale pratica. Ma, come ammise lui stesso
leggendo la sentenza, non dispone dell’autorità per ordinare ai comandanti militari
di rilasciare i prigionieri di Guantanamo.
La possibile richiesta di asilo. Nel loro ricorso alla Corte Suprema, gli avvocati dei detenuti uiguri chiedono
che i loro clienti possano ricorrere a un tribunale su territorio americano. Un’eventualità
che gli Usa vogliono evitare, dato che in tal caso i cinque uomini potrebbero
fare richiesta di asilo come perseguitati politici nella loro madrepatria. L’associazione
degli uiguri negli Usa – ce ne sono circa un migliaio – si è offerta di aiutarli,
nel caso Washington decidesse di rilasciarli per un periodo definito, mentre il
governo decide sul da farsi. Ma gli avvocati del governo hanno risposto picche:
fatti passare alcuni, presto anche le altre centinaia di prigionieri di Guantanamo
potrebbero tentare di percorrere la stessa strada, stabilendosi negli States.
L’Onu condanna Guantanamo. Intanto, contro il campo di detenzione degli Usa si scagliano anche le Nazioni
Unite, con un rapporto redatto in 18 mesi, che dovrebbe uscire oggi, ma che è
già stato anticipato dal Los Angeles Times. Per l’Onu, il carcere di Guantanamo
va chiuso subito: il trattamento dei detenuti imposto dall’amministrazione Bush
viola le leggi internazionali e in alcuni casi potrebbe costituire una forma di
tortura, si legge nel documento. Vengono messe in luce pratiche già venute alla
luce come la privazione del sonno, l’alimentazione forzata dei detenuti in sciopero
della fame, l’isolamento forzato. Gli esperti dell’Onu non hanno visitato Camp
Delta, rifiutandosi di farlo una volta appurato che non avrebbero avuto modo di
parlare con i detenuti: lo può fare solo la Croce Rossa, che però in cambio non
scrive rapporti sulle condizioni di trattamento. Gli investigatori delle Nazioni
Unite si sono così basati sulle testimonianze dei prigionieri già rilasciati.
L’amministrazione Bush ha così minimizzato l’importanza del rapporto, definendolo
“fondato sul sentito dire”.
Alessandro Ursic