Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a lottare.
Potrebbe essere questo lo slogan scelto da Naif al-Mutawa per il lancio della
sua ultima creatura:
the 99, i 99. Questo è il titolo del nuovo fumetto
che al-Mutawa, editore kuwaitiano, presenterà al mercato a settembre 2006. Il
titolo si riferisce alle 99 virtù islamiche, che saranno incarnate ognuna da un
personaggio disegnato dai fumettisti della scuderia di
Teshkeel, la casa
editrice di al-Mutawa.
Nuovi archetipi. Il periodo non sembra dei più
propizi. In tutto il mondo islamico è ancora rovente la polemica per le
vignette apparse sul quotidiano danese
Jyllands Posten che i musulmani
ritengono offensive verso il Profeta Mohammed. L’idea di uscire con un fumetto
che s’ispira alle 99 virtù islamiche rischia di essere considerato blasfemo. Ma
al-Mutawa ha le idee chiare e ha un approccio tutto antropologico alla
questione. “Esistono due grandi archetipi ai quali si rifanno gli eroi a
fumetti che ci sono sul mercato”, spiega in una delle innumerevoli interviste
concesse negli ultimi tempi al-Mutawa, “uno d’ispirazione giudaico – cristiana
e l’altro d’ispirazione orientale. Abbiamo quindi nel primo caso l’uomo forte
che combatte il male, come Superman o l’Uomo Ragno, e nel secondo caso il
gruppo di soggetti che da soli non sono forti, ma che tutti uniti diventano una
forza. Io punto alla creazione dell’archetipo islamico dell’eroe a fumetti. Le
99 virtù islamiche, tutte assieme, rappresentano la potenza del divino. Questo
saranno i 99”.
La novità è proprio questa: creare non solo un nuovo
fumetto, ma un parametro ideale di riferimento per i più piccoli da Rabat a
Manila. “I ragazzi, quando leggono questo genere di fumetti, si trovano di
fronte a un diverso contesto socio – culturale di riferimento”, spiega
l’editore del Kuwait, “se vogliono divertirsi sono costretti a farlo con
parametri che non gli appartengono. I 99 offriranno invece dei modelli nei
quali i ragazzi possano ritrovarsi e che rappresentino un modo per restare
comunque legati alle loro radici, alle loro credenze. Voglio che i miei figli
non debbano scontrarsi sempre con questa dicotomia e credo che questo sia un
modo di combattere l’odio”.
Vecchi pregiudizi. Al-Mutawa conosce bene
l’argomento, visto che la sua casa editrice è la proprietaria dei diritti per
tradurre e pubblicare in arabo i fumetti della
Marvel, forse la più
grande casa di produzione dei fumetti ispirati a tutti gli archetipi che
al-Mutawa stesso contesta.
L’imprenditore del Kuwait non è stato il primo a voler
creare un modello islamico per i fumetti per ragazzi. Prima di lui ci aveva
provato la casa editrice egiziana
AK Comics, con i
Middle East Heroes.
Generati dalla matita di Ayman Kandeel, trentaseienne e del Cairo, si
tratta di
4 supereroi: Salila, minigonna e capelli al vento, Aya, la
principessa delle tenebre, Zein, l’ultimo faraone e Rakan, il
guerriero solitario. Non fanno
mai riferimento alla politica o alla religione, ma nonostante questo il
clero
egiziano non ha gradito le generose forme delle eroine femminili. I
personaggi
femminili non mancano neanche nei 99, ma al-Mutawa ha ritenuto
opportuno
infilarci anche Butina, una donna in burqa, e un altro personaggio
femminile
velato. Più politicamente corretto, magari per evitare qualche fatwa
rispetto
all’uso non proprio ortodosso delle virtù islamiche.
Ma entrambi i fumetti sono legati da un filo rosso: il tema
dei paladini del mondo arabo che si battono per proteggerlo dal Male. Il fumetto
del Kuwait è ambientato nel 13°secolo e presenta un impero arabo all’apice
sotto attacco da parte di orde di mongoli invasori, mentre il fumetto egiziano
si ambienta in un futuro imprecisato ma, per intenderci, una delle protagoniste
ha perso i genitori nell’esplosione di un reattore nucleare che nel fumetto si
chiama Dimondona, che richiama neanche troppo velatamente il reattore nucleare
israeliano di Dimona.
Il rischio è che, se la necessità di creare nuovi archetipi culturali di
riferimento, come legittimamente professa al-Mutawa, non si voglia
strumentalmente cavalcarne un altro: quello della sindrome da accerchiamento.
Di questo passo, dell’archetipo in generale non ci libereremo mai.