14/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Oggi in libano è il giorno "dell'unità nazionale", per ricordare a un anno di distanza, l’omicidio di Hariri
Come gli innamorati di tutto il mondo anche i libanesi festeggiano san Valentino, ma per le strade di Beirut la celebrazione del giorno è un’altra. Un anno fa, in un attentato sul lungomare cittadino, morivano l’ex Primo Ministro Rafiq Hariri, per dieci anni alla guida del Paese, e venti malcapitati passanti. Oggi a Beirut si festeggia il giorno dell’unità nazionale, istituito per rendere omaggio all’uomo la cui morte fece scoppiare la rivoluzione del cedro, un moto di sdegno nazionale contro l’ingerenza siriana, che culminò con il ritiro dal Libano dell’esercito di Damasco, e l’apertura di un’inchiesta internazionale, solo in parte conclusa.
  Saad Hariri intervistato davanti all'immagine del padre Rafiq
Eroe nazionale.  I muri di Beirut sono ricoperti di manifesti con l’icona dell’ex premier e la scritta “Ci manchi”, “Siamo con te” e “Ti temevano e ti hanno ucciso”. Su uno c’è persino un contatore che segna i giorni trascorsi dall’omicidio senza che gli autori siano stati catturati: 365. I ristoranti e i negozi del centro città sono stati invitati a chiudere in segno di adesione alla commemorazione: niente regali, biglietti di auguri e cene a lume di candela, non nel centro di Beirut. Alcuni gestori hanno protestato per gli affari mancati, ma la maggioranza degli esercenti ha accettato e colto l’occasione per visitare la tomba del leader martire o il luogo dell’attentato. “Il centro appartiene ad Hariri – dichiara un ristoratore di Beirut – rimarremo chiusi tutto il giorno in suo onore”. Gli unici che sembrano fare affari d’oro sono i fioristi: rose rosse per gli innamorati, rose bianche per Rafiq.
 
La piramide di 35 mila libriMarciare per l’unità. Tra le iniziative programmate per commemorare l’omicidio di Hariri, un festival musicale alla sede dell’Unesco e un dibattito tra politici libanesi e stranieri all’università americana. Ma l’evento principale del giorno è la marcia a lume di candela, che partirà da piazza dei Martiri e attraverserà tutta Beirut. Il figlio di Hariri, Saad, – tornato per l’occasione dopo sei mesi di esilio volontario – l’ha definita “una marcia per l’unità dei libanesi”. Appelli per una massiccia partecipazione sono venuti dagli esponenti del Movimento per il Rinnovamento Democratico, del Movimento Futuro ( fondato dallo stesso Hariri ) e da diversi parlamentari, sia cristiani che arabi. Si attende un’ampia partecipazione popolare, ma sarà quasi certamente inferiore rispetto alla mobilitazione del 14 marzo scorso, quando un milione di libanesi si riversò per le strade chiedendo la fine dell’occupazione siriana. Si prevede infatti l’assenza del Free Patriotic Movement, del maronita Michel Aoun, e dei rappresentanti di Hezbollah, protagonisti di un recente accordo politico: due elementi essenziali per qualsiasi progetto di unità nazionale.
 
Ricordare Hariri ( e gli altri ). Sul luogo dell’esplosione di un anno fa è stata eretta una scultura circolare composta da vetri colorati, che rappresentano i differenti aspetti sociali e religiosi del Libano, con incise le parole: “verità, libertà, e giustizia per tutti”. Mentre vicino alla tomba di Hariri, già ricoperta di fiori, i giovani di Movimento Futuro hanno costruito una piramide composta da 35 mila libri. “Sono volumi donati da tutti i giovani che Hariri, con le sue fondazioni, ha contribuito a educare – spiega un attivista del Movimento Futuro – si tratta dei meno privilegiati, gente di qualsiasi religione in tutte le città del libano.“ Al centro della piramide, una bibbia e un corano.
La processione per l’unità nazionale vuole anche essere un messaggio alla Siria: “Con i loro apparati di sicurezza – ha dichiarato Saad Hariri, vincitore delle elezioni del giugno scorso – i siriani pensavano di riemergere in breve tempo, ma questa marcia dirà che non li lasceremo tornare”. Nel frattempo l’inchiesta dell’Onu sull’omicidio di San Valentino è terminata: il procuratore Mehlis ha individuato le responsabilità di alti esponenti dei servizi siriani, ma non ha potuto risalire la catena di comando fino al presidente Assad, che continua a negare il proprio coinvolgimento. La scena politica libanese continua a essere frammentata e rimane sull’orlo di una guerra civile, una brace su cui il regime di Damasco è ancora in grado di soffiare, come si è visto negli omicidi di altre due personalità pubbliche antisiriane avvenuti quest’anno: Samir Kassir e Gibran Tueni. 

Naoki Tomasini

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