Oggi in libano è il giorno "dell'unità nazionale", per ricordare a un anno di distanza, l’omicidio di Hariri
Come gli innamorati di tutto il mondo anche i libanesi
festeggiano san Valentino, ma per le strade di Beirut la celebrazione del
giorno è un’altra. Un anno fa, in un attentato sul lungomare cittadino,
morivano l’ex Primo Ministro Rafiq Hariri, per dieci anni alla guida del Paese,
e venti malcapitati passanti. Oggi a Beirut si festeggia il giorno dell’unità
nazionale, istituito per rendere omaggio all’uomo la cui morte fece scoppiare
la rivoluzione del cedro, un moto di sdegno nazionale contro l’ingerenza
siriana, che culminò con il ritiro dal Libano dell’esercito di Damasco, e
l’apertura di un’inchiesta internazionale, solo in parte conclusa.

Eroe nazionale. I muri di Beirut sono ricoperti di manifesti con l’icona dell’ex
premier e la scritta “Ci manchi”, “Siamo con te” e “Ti temevano e ti hanno
ucciso”. Su uno c’è persino un contatore che segna i giorni trascorsi
dall’omicidio senza che gli autori siano stati catturati: 365. I ristoranti e
i
negozi del centro città sono stati invitati a chiudere in segno di adesione
alla commemorazione: niente regali, biglietti di auguri e cene a lume di
candela, non nel centro di Beirut. Alcuni gestori hanno protestato per gli
affari mancati, ma la maggioranza degli esercenti ha accettato e colto
l’occasione per visitare la tomba del leader martire o il luogo dell’attentato.
“Il centro appartiene ad Hariri – dichiara un ristoratore di Beirut – rimarremo
chiusi tutto il giorno in suo onore”. Gli unici che sembrano fare affari d’oro
sono i fioristi: rose rosse per gli innamorati, rose bianche per Rafiq.
Marciare per l’unità. Tra le iniziative programmate
per commemorare l’omicidio di Hariri, un festival musicale alla sede
dell’Unesco e un dibattito tra politici libanesi e stranieri all’università
americana. Ma l’evento principale del giorno è la marcia a lume di candela, che
partirà da piazza dei Martiri e attraverserà tutta Beirut. Il figlio di Hariri,
Saad, – tornato per l’occasione dopo sei mesi di esilio volontario – l’ha
definita “una marcia per l’unità dei libanesi”. Appelli per una massiccia
partecipazione sono venuti dagli esponenti del Movimento per il Rinnovamento
Democratico, del Movimento Futuro ( fondato dallo stesso Hariri ) e da diversi
parlamentari, sia cristiani che arabi. Si attende un’ampia partecipazione
popolare, ma sarà quasi certamente inferiore rispetto alla mobilitazione del 14
marzo scorso, quando un milione di libanesi si riversò per le strade chiedendo
la fine dell’occupazione siriana. Si prevede infatti l’assenza del Free
Patriotic Movement, del maronita Michel Aoun, e dei rappresentanti di
Hezbollah, protagonisti di un recente accordo politico: due elementi essenziali
per qualsiasi progetto di unità nazionale.

Ricordare Hariri ( e gli altri ). Sul luogo
dell’esplosione di un anno fa è stata eretta una scultura circolare composta da
vetri colorati, che rappresentano i differenti aspetti sociali e religiosi del
Libano, con incise le parole: “verità, libertà, e giustizia per tutti”. Mentre
vicino alla tomba di Hariri, già ricoperta di fiori, i giovani di Movimento
Futuro hanno costruito una piramide composta da 35 mila libri. “Sono volumi
donati da tutti i giovani che Hariri, con le sue fondazioni, ha contribuito a
educare – spiega un attivista del Movimento Futuro – si tratta dei meno
privilegiati, gente di qualsiasi religione in tutte le città del libano.“ Al
centro della piramide, una bibbia e un corano.
La processione per l’unità nazionale vuole anche essere un messaggio
alla Siria: “Con i loro apparati di sicurezza – ha dichiarato Saad Hariri,
vincitore delle elezioni del giugno scorso – i siriani pensavano di riemergere
in breve tempo, ma questa marcia dirà che non li lasceremo tornare”. Nel
frattempo l’inchiesta dell’Onu sull’omicidio di San Valentino è terminata: il
procuratore Mehlis ha individuato le responsabilità di alti esponenti dei
servizi siriani, ma non ha potuto risalire la catena di comando fino al
presidente Assad, che continua a negare il proprio coinvolgimento. La scena
politica libanese continua a essere frammentata e rimane sull’orlo di una
guerra civile, una brace su cui il regime di Damasco è ancora in grado di
soffiare, come si è visto negli omicidi di altre due personalità pubbliche
antisiriane avvenuti quest’anno: Samir Kassir e Gibran Tueni.