11/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Per un mese la Coppa d’Africa ha riunito una Costa d'Avorio spaccata dalla guerra
Era tutto pronto ad Abidjan per cominciare la festa, ma il sogno ivoriano di vincere la Coppa d’Africa si è infranto contro le mani di Essam Al Hadary, il portiere egiziano protagonista indiscusso della lotteria dei rigori finale. Dopo 120 minuti di sofferenza finiti a reti bianche, gli sbagli dal dischetto di Bakary Kone e dell’idolo ivoriano Didier Drogba hanno condannato la Costa d’Avorio alla sconfitta, consegnando la coppa all’Egitto per la quinta volta. Se non altro la Coppa d’Africa un grande merito l’ha avuto: riunire attorno a un pallone il Paese, dopo 3 anni di guerra civile.
 
Gli Elefanti festeggiano un golUn sogno comune. Tutti i 17 milioni di ivoriani si sono riuniti dietro un obiettivo comune dopo che, dal 2002, la guerra civile ha spaccato il Paese in due tra la zona settentrionale controllata dai ribelli e quella meridionale sotto le forze governative. E una volta tanto anche i leader politici hanno mantenuto un profilo basso, senza tentare di sfruttare i successi della nazionale per scopi spiccioli di campagna elettorale. Soprattutto dopo i recenti assalti alle basi dell’Onu che hanno rigettato nel caos la parte meridionale del Paese, in Costa d’Avorio si avvertiva il bisogno di placare gli animi, e di ridare un po’ di tranquillità e speranza a una popolazione stanca di vedere la vecchia perla dell’Africa occidentale devastata da un conflitto senza possibilità di soluzione.
 
Grandi aspettative. Certo, da una parta è triste che la Costa d’Avorio si debba rifugiare nel calcio per sfuggire ai suoi problemi. Ma da qualche parte bisogna pur partire per ricreare un sentimento di unità che, soprattutto ai vertici dello stato, latita da troppo tempo. E da questo punto di vista lo sport può essere un viatico fondamentale, considerando che tra pochi mesi ci sarà una replica ancora più importante. La nazionale degli “Elefanti”, com’è affettuosamente chiamata in patria, sarà infatti chiamata a difendere i colori nazionali anche alla Coppa del Mondo in programma quest’estate in Germania dove gli ivoriani, forti degli ultimi risultati, arriveranno con grandi aspettative.
 

Tempo scaduto. Sarà però bene che a livello politico la Costa d’Avorio si svegliasse prima. In ottobre infatti dovrebbero tenersi le tanto sospirate elezioni presidenziali, primo passo verso la normalizzazione, che si sarebbero dovute organizzare già lo scorso anno. Purtroppo la mancanza di volontà politica di tutte le parti in causa ha finora minato qualsiasi tentativo di raggiungere la pace, ma il tempo sta scadendo.  Se le elezioni dovessero saltare di nuovo, ciò segnerebbe la fine del processo di pace. E gli “Elefanti” non potranno essere chiamati a fare di nuovo i salvatori della patria. Anche perché la prossima Coppa d’Africa si terrà solo tra due anni.

Matteo Fagotto

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità