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Un sogno comune. Tutti i 17 milioni di ivoriani si sono riuniti dietro un obiettivo comune dopo
che, dal 2002, la guerra civile ha spaccato il Paese in due tra la zona settentrionale
controllata dai ribelli e quella meridionale sotto le forze governative. E una
volta tanto anche i leader politici hanno mantenuto un profilo basso, senza tentare
di sfruttare i successi della nazionale per scopi spiccioli di campagna elettorale.
Soprattutto dopo i recenti assalti alle basi dell’Onu che hanno rigettato nel
caos la parte meridionale del Paese, in Costa d’Avorio si avvertiva il bisogno
di placare gli animi, e di ridare un po’ di tranquillità e speranza a una popolazione
stanca di vedere la vecchia perla dell’Africa occidentale devastata da un conflitto
senza possibilità di soluzione.
Tempo scaduto. Sarà però bene che a livello politico la Costa d’Avorio si svegliasse prima.
In ottobre infatti dovrebbero tenersi le tanto sospirate elezioni presidenziali,
primo passo verso la normalizzazione, che si sarebbero dovute organizzare già
lo scorso anno. Purtroppo la mancanza di volontà politica di tutte le parti in
causa ha finora minato qualsiasi tentativo di raggiungere la pace, ma il tempo
sta scadendo. Se le elezioni dovessero saltare di nuovo, ciò segnerebbe la fine
del processo di pace. E gli “Elefanti” non potranno essere chiamati a fare di
nuovo i salvatori della patria. Anche perché la prossima Coppa d’Africa si terrà
solo tra due anni.
Matteo Fagotto