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Il derby. Invece è accaduto in Arabia Saudita. La partita è di quelle
che contano, un derby che può decidere il campionato. Si affrontano al-Wahda,
squadra della Mecca, e al-Ansar di Medina. La compagine della Mecca, la città
più sacra per la religione islamica, gioca in casa e, come accade in tutto il
mondo per le partite molto importanti, si gioca di sera. Un posticipo insomma,
come è definito nel linguaggio globale coniato dal vero padrone del pallone: il
palinsesto televisivo.
La beffa. Ma l’organizzazione della partita non è stata altrettanto
perfetta. Se al-Wahda, la squadra della Mecca, avesse ospitato una compagine
straniera, poteva anche essere concepibile che gli ospiti non conoscessero le
usanze locali. Molto meno concepibile è che le usanze locali non le
conoscessero i dirigenti di al-Ansar Medina. Finita la gara, dopo le docce e
le interviste, si era fatto tardi. Il club di Medina, come spesso accade alle
squadre in trasferta, decide di passare la notte alla Mecca. I giocatori, molto
provati dall’incontro, dopo cena raggiungono le loro camere. Ma nel cuore della
notte, in albergo, fanno irruzione tre poliziotti che chiedono all’albergatore
la lista degli ospiti. Subito dopo, i tre zelanti tutori dell’ordine fanno
irruzione nelle camere che ospitano tre giocatori, l’allenatore e il
preparatore atletico del Medina. Si tratta del difensore Denis, dei due
attaccanti Celso e Moises, dell’allenatore Gaucho e del preparatore Guerreiro.
Come si può intuire, non proprio dei sauditi doc: Sono infatti 5 brasiliani.
L'imprevedibilità del calcio. I cinque, ancora in pigiama, vengono costretti a salire su un mezzo
della polizia e trasportati nel cuore della notte nella vicina Gedda. La colpa
della quale si sono macchiati? Hanno infranto il divieto religioso che
impedisce ai non – musulmani di passare la notte nella città più sacra per
l’Islam. La polizia, di fronte alle comprensibili proteste dei 5 malcapitati,
non ha sentito ragioni. Anzi ha proceduto, poco dopo, all’arresto di un
dirigente accompagnatore del Medina. Ma sotto inchiesta sono finiti anche i
vertici del club che, con una sanzione lampo, verrà retrocesso d’ufficio,
mentre il proprietario dell’Ansar Medina è stato costretto a presentare le
sue dimissioni dalla presidenza del club. Per i 5 brasiliani la federazione sta
studiando una forma di punizione adeguata. Pare incredibile che i dirigenti
sauditi del Medina non abbiano considerato d’infrangere una legge. Meno
colpevoli i brasiliani, ma neanche loro sono esenti da colpe, legittimando
tutti i pregiudizi secondo i quali i calciatori, oltre alla palla, non
s’interessano di molto altro. Ma il calcio globalizzato ha fatto ormai i suoi
danni, e la cultura del sospetto ha attecchito in tutto il mondo. Quindi tutte
le culture vanno rispettate, ma siamo proprio sicuri che qualche tifoso della
squadra della Mecca non abbia colto l’occasione per denunciare la presenza dei
5 brasiliani per togliersi di torno i temuti avversari del Medina? Nel calcio,
si sa, tutto il mondo è paese. Christian Elia