Ci sono due pagine di Internazionale, il settimanale che pubblica il meglio dei
giornali di tutto il mondo, che sfoglio subito.
Sono
le pagine dove vengono aggiornate, settimana dopo settimana, le vittime
dei conflitti in Iraq e tra israeliani e palestinesi. Le notizie che
giungono anche oggi da Bagdad parlano di morti e feriti. Undici persone
uccise da un'autobomba, soldati americani morti. Un Imam sunnita rapito
probabilmente da sciiti.
Secondo Iraq body count, dal
giorno dell'inizio della guerra (19 marzo 2003) fino all'8 febbraio
scorso hanno perso la vita circa 30 mila iracheni e 2261 americani. 204
vengono definite le altre vittime.
Dal 28 settembre 2000, dall'inizio
della seconda intifada 3854 palestinesi, inclusi i kamikaze, 1022
israeliani, 75 altre vittime, secondo Afp.
Per non parlare dei feriti.
Migliaia in Iraq, centinaia in Israele e Palestina.
Quello che mi
colpisce è, in questa situazione, l'assenza della politica. Parlano
solo le armi. Dov'è l'Onu? E che fanno le grandi potenze? L'Europa, la
Russia, gli Stati Uniti d'America?
Il mondo sembra abituarsi alle
guerre mentre crescono gli integralismi ad Est come ad Ovest del
pianeta.
A Bagdad fallisce il dialogo tra gli occupanti e i ribelli
iracheni, a Tel Aviv il primo ministro ad interim Ehud Olmert vuole
fissare unilateralmente le frontiere definitive dello stato. E, poi, ci
stupiamo se dall'altra parte del pianeta non ci amano.
Sandro Ruotolo