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Arte e guerra. Quando l’arte tocca la realtà, quando un’opera riesce a sensibilizzare l’opinione
pubblica, il lavoro dell’artista si amplifica e sconfina in maniera prepotente,
distruggendo tutte le barriere culturali e avvicinando i popoli. E’ già successo
a Fernando Botero che in diverse sue opere ha raccontato la brutalità della guerriglia
colombiana e le nefandezze compiute dai soldati statunitensi ad Abu Grahib e ci
aveva raccontato: "Queste sono opere dettate dall’indignazione che ho sentito
io ma che ha sentito tutto il mondo quando abbiamo saputo che i soldati statunitensi
torturavano i prigionieri iracheni a Abu Ghraib”.
La violenza della guerra fonte ispiratrice per gli artisti. Se per caso vi trovate per le strade di Bogotà o Barrequilla, Medellin o Calì,
e vi imbattete in un uomo vestito da “morte” come se fosse carnevale, che distribuisce
volantini, bene non abbiate paura: quello è Fernando Pertuz. “Mi vesto da morte
ma non sono la morte. Lo faccio solo per far riflettere la gente su quello che
ci riguarda da vicino” spiega l’artista sta lavorando a un’opera molto particolare.
“Io non voglio che la morte violenta esista ancora in Colombia. Ma è una realtà.
La mia opera sarà composta da una lista di nominativi di persone che sono morte
di morte violenta, che verrà poi pubblicata in un sito internet. Insieme ai nomi
sono alla ricerca anche delle loro fotografie. Certo è una lista tragica, ma deve
servire come monito alla società colombiana, a quelli che la controllano e l’amministrano,
in modo che sappiano che non vogliamo più che succeda tutto questo”.
Opere d'arte. L’opera di Pertuz è formata da due parti. La prima, forse quella di maggiore
impatto, lo vede girare per le strade più frequentate delle maggiori città colombiane,
nel suo abito quasi carnevalesco e a volte inquietante, a distribuire volantini
che spiegano la sua opera e riportano il modo in cui la gente può aiutare l’artista.
La seconda parte, appunto, sarà formata dalla pubblicazione del lavoro in una
pagina web. Per Pertuz travestirsi da morte era importantissimo al fine di preparare
meglio la sua opera. “Posso toccare le persone relazionarmi con loro, vedere come
mi guardano e apprendere sempre qualcosa in più di quello che avviene nel nostro
Paese, attraverso la voce delle persone che si ritrovano, loro malgrado, in mezzo
al conflitto”.Alessandro Grandi