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La lista nera. La questione è esplosa a fine gennaio in séguito
alla pubblicazione, da parte di tre giornali scandalistici locali (L’Anecdote, Nouvelle d’Afrique e La Météo),
della suddetta lista: nella quale figurano tra gli altri il Ministro delle
Comunicazioni Pierre Moukoko Mbonjo e la musicista e giornalista Rosine Ebessa
Nang, conosciuta in Camerun come la “sirena nera” e presidente di una Ong che
si occupa di assistenza ai minori. La pubblicazione ha seguito di poche
settimane un discorso al vetriolo fatto dal vescovo locale Victor Tonye Bakot,
che a fine dicembre aveva definito l’omosessualità un “complotto contro la
famiglia” e un “costume contro natura”. Una vicenda che rischia di finire in
tribunale, visto che gli accusati potrebbero denunciare per
diffamazione gli editori dei tre giornali, che a loro volta giurano di essere
in possesso di prove certe che inchioderebbero i presunti colpevoli. In ogni
caso per gli omosessuali camerunesi, contro i quali peraltro le leggi non sono
mai state applicate con particolare severità, si annunciano tempi duri.
Tabù sfatato. La vicenda ha se non altro avuto il merito di
sollevare il coperchio su una questione tabù, facendo nascere un dibattito
interessante e potenzialmente proficuo. Più che gli argomenti a favore, sono
quelli contrari alla pubblicazione della lista che offrono diversi spunti di
riflessione: quello più lampante e scontato sulla libertà sessuale si intreccia
infatti con la questione della privacy.
Molte delle persone che condannano la pubblicazione della lista non difendono
l’omosessualità in quanto ha la stessa dignità, e gli stessi
diritti, dell’eterosessualità, ma ritengono che i gusti sessuali riguardino
solo la sfera del privato e non debbano essere divulgati anche per le possibili
ripercussioni sulle famiglie degli “accusati”. E’ quanto sostenuto dal ministro
Mbonjo, tra i presunti omosessuali quello che finora ha assunto le posizioni
più progressiste.
Diversa
percezione. Gli altri si sono limitati a respingere a livello
personale le accuse, senza che nessuno abbia trasformato la questione in una “battaglia
civile”. Segno che ci sono ancora ostacoli da superare prima di entrare nel
merito della questione e di trattare dell’omosessualità in quanto tale. C’è
perfino chi l’ha definita come una pratica deviante estranea all’Africa e
importata dai colonialisti bianchi. “I giornalisti dovrebbero controllare le
informazioni prima di pubblicare certe cose” commenta seccata Rosine a PeaceReporter. “Ho un marito, dei figli,
e queste notizie false avrebbero potuto creare problemi a me e alle altre
personalità, politiche e religiose, che sono apparse nella lista”. Ma qual è la
ragione che avrebbe spinto alla pubblicazione della lista? “Sicuramente c’è un
motivo commerciale” conclude Rosine, “ma c’è anche una ragione più profonda:
nonostante l’omosessualità sia piuttosto diffusa in Camerun, è vissuta in modo
differente rispetto per esempio all’Europa”.
Matteo Fagotto