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Dramma a Westminster. Lo spettacolo, intitolato “Guantanamo – Honor bound to defend freedom”, è già stato portato in giro per gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, con grandi
successi di pubblico e di critica. Il New York Times lo definì “altamente commovente”.
E’ stato scritto dalla giornalista Victoria Brittain e dalla scrittrice di origine
sudafricana Gillian Slovo. Racconta la vera storia di quattro detenuti a Camp
Delta – tre cittadini britannici e un iracheno che da 21 anni viveva legalmente
nel Regno Unito – che sono stati rilasciati da Guantanamo dopo due anni di prigionia.
La trama si basa su lettere e interviste, interventi dei loro avvocati, responsi
dei medici, dichiarazioni di politici americani e britannici. La rappresentazione
di oggi verrà fatta in una delle sale che ospitano le commissioni di Westminster.
L’avvocato dei detenuti. Per l'occasione, nello spettacolo reciterà – nella parte di se stesso – anche
l’avvocato inglese Clive Stafford-Smith, che rappresenta otto dei nove britannici
ancora detenuti a Guantanamo. “Westminster è il centro dell’opinione pubblica”,
dice, “e la nostra idea è quella di istruire i rappresentanti della Camera dei
Comuni su quanto sta succedendo”. Stafford-Smith lamenta il fatto che la classe
politica britannica trascuri il problema, senza insistere troppo con gli Stati
Uniti per la liberazione dei detenuti del Regno Unito. “Perché delle persone che
hanno vissuto per decenni in questo Paese e hanno figli britannici non godono
di nessun sostegno da parte del loro governo?”, si è chiesto.
Il nuovo rapporto di Amnesty. Intanto, con un nuovo rapporto pubblicato in questi giorni, Amnesti International
torna a denunciare gli Usa per il trattamento riservato ai “nemici combattenti”
detenuti nella base americana a cuba. Il documento, intitolato “Vite fatte a pezzi
– l’impatto della detenzione a tempo indeterminato sui prigionieri e sulle loro
famiglie”, contiene le testimonianze di ex detenuti e dei loro familiari, descrivendo
la situazione delle persone ancora prigioniere a Guantanamo, gli scioperi della
fame in corso e le decine di tentativi di suicidio registrate fino ad oggi. “Nonostante
l’ampia condanna internazionale”, ha detto Susan Lee, direttrice del programma
Americhe dell’organizzazione per i diritti umani, “gli Usa proseguono nel loro
intento di privare tutti i prigionieri del diritto di contestare la detenzione
in un tribunale statunitense”. Secondo le testimonianze raccolte Amnesty, varie
famiglie che sanno che i loro parenti sono o sono stati in custodia statunitense
ricevono comunicazioni scarse o nulle da Guantanamo. Alcune non sanno neanche
dove si trovano i loro cari, o se sono ancora vivi.Alessandro Ursic