14/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



E' diminuito il numero di sieropositivi in un altro paese africano
In discesa il numero di persone con il virus dell’Aids nelle regioni a Sud dell’Africa. Il merito questa volta è dello Zimbabwe dove, secondo una ricerca svolta nell’est del Paese e appena pubblicata sulla rivista Science, dal 1998 al 2003 la percentuale di persone sieropositive è scesa dal 23 al 20,5 percento della popolazione.

L'Aids in Africa, foto di Francesco Zizola Conferma positiva. Lo Zimbabwe, insieme con il Kenya e alcuni Paesi dei Caraibi, era già citato positivamente dal rapporto annuale del Programma della Nazioni unite su Hiv/Aids (Unaids, Joint United Nations Programme on Hiv/Aids) e dell’Organizzazione mondiale della sanità(Oms) pubblicato il 21 novembre 2005.  Secondo Unaids/Oms, i tassi di Hiv fra le donne gravide erano passati dal 26 percento del 2003 al 21 percento del 2004. Ora un nuovo studio confermerebbe l’andamento in discesa in uomini e donne. Un gruppo di ricercatori britannici ha considerato il numero di persone sieropositive e i comportamenti sessuali di quasi diecimila abitanti delle zone a est dello Zimbabwe. La prevalenza (numero di persone con Hiv sulla popolazione generale) è scesa dal 23 al 20,5 per cento, con i risultati migliori fra le persone con livelli culturali più alti e nelle fasce di età più giovani (17-29 anni per gli uomini, 15-24 anni per le donne). I ricercatori affermano che la riduzione nel numero di sieropositivi fra il 1998 e il 2003 è associata a cambiamenti nel comportamento sessuale e riportano una riduzione nel numero di persone con relazioni casuali e un ritardo nell’età del primo rapporto sessuale. Non è stato visto un aumento dell’utilizzo di preservativi con i compagni regolari, ma un uso consistente nel caso di rapporti casuali. La buona notizia va accolta con prudenza e confermata in futuro: infatti, la riduzione registrata può essere dovuta, almeno in parte, ad altri fattori indipendenti dal comportamento sessuale, che limitano la portata positiva dei numeri in discesa. “La mortalità causata dall’Aids può contribuire alla riduzione della prevalenza dell’Hiv”, ammettono gli stessi ricercatori, che sottolineano anche il possibile contributo dei flussi migratori: lo spostamento in altre regioni o Paesi di persone con Hiv potrebbe falsare i dati, come pure l’arrivo nelle zone considerate dallo studio di nuovi abitanti con una bassa prevalenza di sieropositività.

Una lista in crescita. “Lo Zimbabwe può ora essere aggiunto alla lista breve di Paesi che hanno visto una diminuzione sostanziale della prevalenza di Hiv. Questa include l’Uganda e la Thailandia, dove programmi di prevenzione  completi e intensi sono stati seguiti da modificazioni documentate nei comportamenti sessuali riportati, e una successiva riduzione nell’incidenza (numero di nuove infezioni in un definito intervallo di tempo, ndr) e nella prevalenza dell’Hiv” scrivono Richard Hayes e Helen Weiss, della Scuola di Igiene e Medicina Tropicale di Londra, in un editoriale di commento alla ricerca britannica. “Ci sono anche prove sempre maggiori della riduzione della prevalenza in Kenya, Burkina Faso, Cambogia e Haiti” continuano gli epidemiologi londinesi, che ricordano tuttavia che la situazione complessiva dell’Africa Sub-sahariana rimane quella di un’epidemia “stabile”di Aids (il numero di morti per la malattia sostanzialmente si sovrappone a quello di nuovi casi di infezione) e che “in alcuni Paesi dell’Africa del Sud la prevalenza di Hiv continua a crescere”.

La strada della prevenzione. D’altra parte, i numeri dello Zimbabwe, seppur in discesa, rimangono alti: il 20 percento della popolazione significa che una persona ogni cinque ha il virus dell’Aids. Hayes e Weiss sottolineano anche l’importanza, pur nella consapevolezza dei buoni risultati, di non abbassare la guardia, perché anche in Paesi dove la prevalenza dell’Hiv è scesa, possono aumentare nuovamente comportamenti sessuali a rischio, ed è necessario rivitalizzare gli sforzi sulla prevenzione per evitare il ritorno dell’epidemia. Non solo. La disponibilità della terapia antiretrovirale per un sempre maggior numero di pazienti porterà a un prolungamento della vita dei sieropositivi, con riduzione della mortalità.  “Se l’incidenza di nuove infezioni non viene tenuta sotto controllo, si verificherà un aumento ulteriore della prevalenza di Hiv e del numero di persone che, in futuro, avranno bisogno della terapia antiretrovirale” concludono gli esperti di Londra. “La prevenzione dell’Hiv è quindi più, e non meno, importante ora rispetto a prima”. Come dire che la disponibilità della terapia antiretrovirale non distolga l’attenzione dagli interventi di prevenzione.

 

Valeria Confalonieri

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità