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Conferma positiva. Lo Zimbabwe, insieme con il Kenya e alcuni Paesi dei
Caraibi, era già citato positivamente dal rapporto annuale del
Programma della Nazioni unite su Hiv/Aids (Unaids, Joint United Nations
Programme on Hiv/Aids) e dell’Organizzazione mondiale della sanità(Oms)
pubblicato il 21 novembre 2005. Secondo Unaids/Oms, i tassi
di Hiv fra le donne gravide erano passati dal 26 percento del 2003 al
21 percento del 2004. Ora un nuovo studio confermerebbe l’andamento in
discesa in uomini e donne. Un gruppo di ricercatori britannici ha
considerato il numero di persone sieropositive e i comportamenti
sessuali di quasi diecimila abitanti delle zone a est dello Zimbabwe.
La prevalenza (numero di persone con Hiv sulla popolazione generale) è
scesa dal 23 al 20,5 per cento, con i risultati migliori fra le persone
con livelli culturali più alti e nelle fasce di età più giovani (17-29
anni per gli uomini, 15-24 anni per le donne). I ricercatori affermano
che la riduzione nel numero di sieropositivi fra il 1998 e il 2003 è
associata a cambiamenti nel comportamento sessuale e riportano una
riduzione nel numero di persone con relazioni casuali e un ritardo
nell’età del primo rapporto sessuale. Non è stato visto un aumento
dell’utilizzo di preservativi con i compagni regolari, ma un uso
consistente nel caso di rapporti casuali. La buona notizia va accolta
con prudenza e confermata in futuro: infatti, la riduzione registrata
può essere dovuta, almeno in parte, ad altri fattori indipendenti dal
comportamento sessuale, che limitano la portata positiva dei numeri in
discesa. “La mortalità causata dall’Aids può
contribuire alla riduzione della prevalenza dell’Hiv”, ammettono gli
stessi ricercatori, che sottolineano anche il possibile contributo dei
flussi migratori: lo spostamento in altre
regioni o Paesi di persone con Hiv potrebbe falsare i dati, come pure
l’arrivo nelle zone considerate dallo studio di nuovi abitanti con una
bassa prevalenza di sieropositività.
Una lista in crescita. “Lo Zimbabwe può ora essere aggiunto alla lista
breve di Paesi che hanno visto una diminuzione sostanziale della
prevalenza di Hiv. Questa include l’Uganda e la Thailandia, dove
programmi di prevenzione completi e intensi sono stati seguiti da
modificazioni documentate nei comportamenti sessuali riportati, e una
successiva riduzione nell’incidenza (numero di nuove infezioni in un
definito intervallo di tempo, ndr) e nella prevalenza dell’Hiv”
scrivono Richard Hayes e Helen Weiss, della Scuola di Igiene e Medicina
Tropicale di Londra, in un editoriale di commento alla ricerca
britannica. “Ci sono anche prove sempre maggiori della riduzione della
prevalenza in Kenya, Burkina Faso, Cambogia e Haiti” continuano gli
epidemiologi londinesi, che ricordano tuttavia che la situazione
complessiva dell’Africa Sub-sahariana rimane quella di un’epidemia
“stabile”di Aids (il numero di morti per la malattia sostanzialmente si
sovrappone a quello di nuovi casi di infezione) e che “in alcuni
Paesi dell’Africa del Sud la prevalenza di Hiv continua a crescere”.
Valeria Confalonieri