Thailandia, invece di recuperare consensi, con il suo show televisivo, Shinawatra ha rilanciato la protesta
Scritto per noi da
Adriano Seu
A circa un anno dall’inizio del suo secondo mandato alla guida del governo tailandese,
il Primo ministro Thaksin Shinawatra sta affrontando una gravissima crisi di consensi.
Se il lancio, a metà gennaio, di un programma televisivo confezionato su misura
non è riuscito nello scopo di ridargli il vigore elettorale perduto, sembra che
nemmeno l’ultima mossa sia stata felice. Infatti pochi giorni fa Shinawatra, per
dissipare i crescenti malumori dovuti al suo conflitto d’interessi, ha deciso
di vendere il 49.6 per cento delle azioni della Shin Corp., pari al valore di
1 miliardo e 900 milioni di dollari, alla Temasek, compagnia con sede a Singapore.
Ma i numerosi dubbi sulla regolarità e la trasparenza dell’operazione, uniti all’esasperazione
della popolazione, hanno fatto esplodere il malcontento. Dal 2001, anno in cui
Shinawatra è stato eletto Primo ministro, il gruppo dirigente della Shin Corp.
– che spazia dal campo delle telecomunicazioni e della tecnologia satellitare
a quello dell’industria della comunicazione e dell’industria aeronautica - è
stato composto dai figli e dalla moglie, le cui operazioni finanziarie sono spesso
state osservate con scetticismo. La protesta è sfociata nelle manifestazioni del
23 gennaio, che ha visto la partecipazione di 2 mila persone, e soprattutto dello
scorso 4 febbraio, quando sono scesi in piazza in 50 mila. Le accuse vanno dall’insider
traiding all’evasione fiscale, dall’emanazione di leggi che hanno favorito la
transazione all’esenzione fiscale garantita dalle inusuali modalità del trasferimento
azionario.
La protesta popolare. Il Partito Democratico, all’opposizione, seppur tentato di richiedere l’avvio
della procedura di empeachement per Shinawatra, ha scelto di chiedere l’intervento della Commissione di vigilanza finanziaria per appurare,
ad esempio, come abbiano fatto i figli e la moglie del Primo ministro a comprare
milioni di azioni poco prima della conclusione dell’accordo per poi rivenderle
tre giorni dopo ad un valore di 50 volte superiore a quello d’acquisto. Intanto
la stampa nazionale, oltre a lamentarsi per l’ingresso di un colosso straniero
nel mercato nazionale delle telecomunicazioni, deve districarsi tra le innumerevoli
difficoltà causate dalla censura, più o meno esplicita, imposta ai mezzi d’informazione.
Gli inserzionisti evitano accuratamente i periodici e i quotidiani che pubblicano
notizie scomode o eccessivamente critiche nei confronti del governo, determinando
in tal modo un meccanismo di autocensura. Stando alle parole e alle cifre diffuse
dall’opposizione e da Sondhi Limthongkul, ex collega di Shinawatra ed ora suo
strenuo contestatore e proprietario di un quotidiano, la manifestazione di protesta
del 4 febbraio è stato un vero e proprio successo, sia per la quantità della gente
accorsa, sia per il suo carattere pacifico e produttivo. La moltitudine di gente
che si è radunata per chiedere le dimissioni di Shinawatra ha firmato un documento
con il quale il popolo tailandese chiederà al Re d’intervenire in prima persona,
sollevando Thaksin dal suo incarico e destituendo il Generale dell’esercito, Sonthi
Boonyaratglin. Il dissenso della gente comune non ha lasciato indifferente tutto
il governo, tant’è che nel giro di due giorni si sono dimessi il ministro della
Cultura e quello della Tecnologia. Nel frattempo, Limthongkul ha pubblicato sul
sito web del proprio quotidiano la copia del documento che verrà presentato al
re e ha invitato tutti alla prossima manifestazione dell’11 febbraio.
L’occasione mancata. In realtà, il fallimento della strategia propagandistica di Shinawatra è risultato
evidente subito dopo l’inizio del programma televisivo dedicato unicamente a lui, Backstage show: The Prime Minister. Parecchi telespettatori hanno inviato commenti di disapprovazione all’emittente
via cavo Ubc Tv, giudicando il programma noioso e inutile. Uno dei produttori
del programma ha definito il progetto un fallimento, mentre un membro del team
di registi ha lamentato l’impossibilità di svolgere normalmente il proprio lavoro,
probabile e principale ragione dell’insuccesso. Il regista ha detto che il Primo
ministro ha voluto dare ogni tipo d’indicazione e ha scelto ogni aspetto del programma,
oltre ad aver voluto visionare tutto il lavoro a riprese terminate. Tuttavia,
anche nel fittizio isolamento della tenda di campagna Thaksin è dovuto sfuggire
ai primi sentori di protesta quando, al suo arrivo, un gruppo di oppositori si
è radunato fuori dalle recinzioni che delimitavano gli spazi di ripresa e ha intonato
slogan di contestazione.
La risposta di Shinawatra. Sia prima della manifestazione che dopo, la reazione di Shinawatra è stata di
indifferenza e scherno. Il 3 febbraio ha invitato la gente a non scendere in piazza
il giorno successivo per non fare il gioco dei sovversivi Il giorno dopo, di fronte
all’evidente imponenza della protesta, con tono sferzante ha dichiarato che si
trattava “solo di stupidi”. Shinawatra ha già ripetuto più volte in questi giorni
che non si dimetterà mai e che, eventualmente, solo il re avrebbe il diritto di
chiedergli di farsi da parte. Proprio per questo il gruppo degli oppositori al
governo sta preparando una richiesta ufficiale da sottoporre al sovrano. Surapong
Suebwonglee, portavoce del Primo ministro, non solo ha confermato che le dimissioni
non sono ipotizzabili, ma ha anche aggiunto che Shinawatra potrebbe addirittura
decidere di candidarsi per un terzo mandato.