Ci sono momenti nei percorsi dei popoli
e delle nazioni in cui il mondo sembra apparire come un immenso
cumulo di materiali infiammabili, attorno al quale si agitano
irresponsabilmente poche persone munite di mezzi incendiari, mentre
la gran parte dell'umanità afflitta da altre preoccupazioni o
impotente e smarrita assiste senza saper bene cosa fare, ma con la
netta sensazione che qualcosa deve essere fatto e con una certa
determinazione, coraggio e tempestività.

Ci
sembra che l'immagine ben descriva il nostro stato d'animo in questo
momento; quello dei musulmani che hanno assistito e stanno assistendo
a quella che per loro è una campagna di diffamazione del loro
massimo Profeta, della loro religione e cultura e quella di un
Occidente che certo di alcuni valori, per cui ha lottato e sofferto,
fa fatica ad accettarne la limitazione. La libertà
d’espressione infatti, rappresenta e riassume l’insieme delle
libertà dell’uomo contemporaneo, un concetto invero, più
che una libertà vera, se è vero come è vero che
oggi solo il possesso/controllo dei media dà modo di
esercitarla pienamente e farne mezzo di conservazione o
trasformazione di valori e situazioni. E tuttavia, per il suo valore
reale e simbolico è cosa da tenere nella massima
considerazione affrontando ogni richiesta o pretesa di regolarla con
estrema attenzione e cautela.
Nondimeno la mancanza di ogni limite
non è la dimensione della libertà assoluta ma piuttosto
quello dell’arbitrio nelle mani dei più forti e della
prevaricazione delle minoranze e di ogni debolezza sociale,
culturale, religiosa, etnica. Il limite invece dà forma
all’esercizio della libertà facendone mezzo congruo e
lecitamente utilizzabile per promuovere e migliorare la
condizione umana.
Questo conflitto è
fondamentalmente tra diverse percezioni dell'assoluto: per gli uni
una tradizione di origine divina che s'incarna nell'esempio sublime
del Profeta Muhammad, per gli altri il concetto della libertà
di espressione, di stampa, di satira che sono assurti a veri e propri
dogmi laici, la cui pretesa o anche solo suggerita messa in
discussione, suscita reazioni vivissime e accesi dibattiti.
Siamo certi che non ci sia
incompatibilità assoluta tra queste due diverse maniere di
pensare all'irrinunciabile, a condizione che da entrambe le parti ci
sia la volontà di capire, di accogliere, di modificarsi quel
che è necessario per poter accettare e vincere la sfida della
multiculturalità.
Per quanto riguarda i musulmani in
Italia, complice il clima pre-elettorale, siamo stati investititi
tardivamente, ma con estrema virulenza da quella che abbiamo
avvertito come una vera provocazione, rispetto al nostro vissuto e al
nostro presente, mantenendo tuttavia il più assoluto self
control e limitando la reazione a lettere e comunicati di protesta e
di spiegazione del nostro sentire. Dobbiamo dare atto peraltro che la
reazione dell’opinione pubblica, dei politici e delle autorità
religiose cristiane, è stata pronta e generalmente solidale,
con l’esclusione dei noti estremisti della Lega e di altre
microformazioni.
Putroppo questo clima è
repentinamente cambiato in conseguenza a quanto avvenuto nel vicino
oriente e nel sud est asiatico.
Noi stessi abbiamo visto con sconcerto
e preoccupazione immagini di manifestazioni che, in paesi
islamici, si sono concluse con azioni violente contro le
rappresentanze di alcuni Stati europei violando un triplo interdetto
che rende intangibile l'ambasciatore, la sua residenza, i locali
della rappresentanza in cui opera. Interdetto islamico, consolidato
nella giurisprudenza classica e contemporanea, consuetudinario, con
la sacralità dell'ospite inscritta in tutte le culture dei
musulmani e quello della legalità internazionale.
A tutto questo si è aggiunto lo
sbigottimento per l'uccisione di don Santoro in Turchia, accadimento
che, pur non avendo ancora precisi contorni, è stato
affrettatamente contabilizzato nelle reazioni “islamiche” alla
vicenda delle vignette.
Segni inquietanti di tentativi di
provocazione serpeggiano in alcune grandi città del nostro
paese, appelli a manifestazioni non autorizzate e rumori di ulteriori
"possibili" profanazioni corrono nell'etere, rimbalzando da
un telefonino all'altro, mantenendo alta la tensione nella comunità
che, dal canto suo, ha una fragilità strutturale che non è
bene mettere stressare ulteriormente.
Il livello di tensione emotiva
costantemente sopportato in questi ultimi anni dai musulmani e dalla
musulmane nel nostro paese è considerevole con alcuni picchi
parossistici in concomitanza di tragici accadimenti internazionali.
Alle preoccupazioni materiali e amministrative derivanti da una
recente e non ancora consolidata immigrazione, si sono assommate
quelle psicologiche generate da una diffusa islamofobia stimolata
quasi quotidianamente dal comportamento irresponsabile di certa
stampa.
In questo contesto che non fatica a
esprimere tutta la sua pericolosità, ci piacerebbe
ricordare a tutti la Sunna benedetta del Profeta (pbsl) che non
acconsentì alle richiesta di quelli tra i suoi compagni più
vicini volevano punire esemplarmente un noto ipocrita medinese che lo
aveva pesantemente insultato. Grandezza d’animo della migliore
delle creature, che ci ha insegnato saggezza e moderazione, pazienza
e sopportazione.
Questa figura che veneriamo, nulla ha a
che vedere con l’immaginario di vignettisti in carenza di
ispirazione che han dato forma ai loro vieti stereotipi sull’islam
e sui musulmani.
Questo dev’essere ben chiaro a tutti
i musulmani, come dev’essere altrettanto evidente che la
provocazione montata contro di loro li ha trovati deboli e facilmente
strumentalizzabili al punto che, in nome della difesa di un uomo che
rappresenta il modello di uomo islamico da imitare, alcuni di loro ne
hanno totalmente stravolto l’insegnamento e l’esempio. A fronte
di quanto accaduto è necessario intensificare il dialogo con
le società europee, di cui siamo ormai parte integrante
affinché si approfondisca la relazione e la conoscenza e
affinché il nostro senso del sacro e del vero possa venire
vieppiù compreso e rispettato.
Al contempo facciamo nostro l’esempio
profetico di apertura e comprensione di chi, diverso da noi, insiste
sullo stesso territorio con il suo complesso culturale ed etico.
Chiediamo ed offriamo rispetto e comprensione senza stancarci e
sopportando l’avversità. Perché invero “Iddio è
con coloro che sopportano, con coloro che perseverano”.
Hamza Piccardo
Segretario dell'Unione comunità
ed organizzazioni islamiche in Italia