09/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il segretario dell'Ucoii commenta la 'guerra delle vignette'
Ci sono momenti nei percorsi dei popoli e delle nazioni in cui il mondo sembra apparire come un immenso cumulo di materiali infiammabili, attorno al quale si agitano irresponsabilmente poche persone munite di mezzi incendiari, mentre la gran parte dell'umanità afflitta da altre preoccupazioni o impotente e smarrita assiste senza saper bene cosa fare, ma con la netta sensazione che qualcosa deve essere fatto e con una certa determinazione, coraggio e tempestività.
 
hamza piccardoCi sembra che l'immagine ben descriva il nostro stato d'animo in questo momento; quello dei musulmani che hanno assistito e stanno assistendo a quella che per loro è una campagna di diffamazione del loro massimo Profeta, della loro religione e cultura e quella di un Occidente che certo di alcuni valori, per cui ha lottato e sofferto, fa fatica ad accettarne la limitazione. La libertà d’espressione infatti, rappresenta e riassume l’insieme delle libertà dell’uomo contemporaneo, un concetto invero, più che una libertà vera, se è vero come è vero che oggi solo il possesso/controllo dei media dà modo di esercitarla pienamente e farne mezzo di conservazione o trasformazione di valori e situazioni. E tuttavia, per il suo valore reale e simbolico è cosa da tenere nella massima considerazione affrontando ogni richiesta o pretesa di regolarla con estrema attenzione e cautela.
Nondimeno la mancanza di ogni limite non è la dimensione della libertà assoluta ma piuttosto quello dell’arbitrio nelle mani dei più forti e della prevaricazione delle minoranze e di ogni debolezza sociale, culturale, religiosa, etnica. Il limite invece dà forma all’esercizio della libertà facendone mezzo congruo e lecitamente utilizzabile per promuovere e  migliorare la condizione umana.

Questo conflitto è fondamentalmente tra diverse percezioni dell'assoluto: per gli uni una tradizione di origine divina che s'incarna nell'esempio sublime del Profeta Muhammad, per gli altri il concetto della libertà di espressione, di stampa, di satira che sono assurti a veri e propri dogmi laici, la cui pretesa o anche solo suggerita messa in discussione, suscita reazioni vivissime e accesi dibattiti.
Siamo certi che non ci sia incompatibilità assoluta tra queste due diverse maniere di pensare all'irrinunciabile, a condizione che da entrambe le parti ci sia la volontà di capire, di accogliere, di modificarsi quel che è necessario per poter accettare e vincere la sfida della multiculturalità.
Per quanto riguarda i musulmani in Italia, complice il clima pre-elettorale, siamo stati investititi tardivamente, ma con estrema virulenza da quella che abbiamo avvertito come una vera provocazione, rispetto al nostro vissuto e al nostro presente, mantenendo tuttavia il più assoluto self control e limitando la reazione a lettere e comunicati di protesta e di spiegazione del nostro sentire. Dobbiamo dare atto peraltro che la reazione dell’opinione pubblica, dei politici e delle autorità religiose cristiane, è stata pronta e generalmente solidale, con l’esclusione dei noti estremisti della Lega e di altre microformazioni.
Putroppo questo clima è repentinamente cambiato in conseguenza a quanto avvenuto nel vicino oriente e nel sud est asiatico.

Noi stessi abbiamo visto con sconcerto e preoccupazione  immagini di manifestazioni che, in paesi islamici, si sono concluse con azioni violente contro le rappresentanze di alcuni Stati europei violando un triplo interdetto che rende intangibile l'ambasciatore, la sua residenza, i locali della rappresentanza in cui opera. Interdetto islamico, consolidato nella giurisprudenza classica e contemporanea, consuetudinario, con la sacralità dell'ospite inscritta in tutte le culture dei musulmani e quello della legalità internazionale.
A tutto questo si è aggiunto lo sbigottimento per l'uccisione di don Santoro in Turchia, accadimento che, pur non avendo ancora precisi contorni, è stato affrettatamente contabilizzato nelle reazioni “islamiche” alla vicenda delle vignette.
Segni inquietanti di tentativi di provocazione serpeggiano in alcune grandi città del nostro paese, appelli a manifestazioni non autorizzate e rumori di ulteriori "possibili" profanazioni corrono nell'etere, rimbalzando da un telefonino all'altro, mantenendo alta la tensione nella comunità che, dal canto suo, ha una fragilità strutturale che non è bene mettere stressare ulteriormente.
Il livello di tensione emotiva costantemente sopportato in questi ultimi anni dai musulmani e dalla musulmane nel nostro paese è considerevole con alcuni picchi parossistici in concomitanza di tragici accadimenti internazionali. Alle preoccupazioni materiali e amministrative derivanti da una recente e non ancora consolidata immigrazione, si sono assommate quelle psicologiche generate da una diffusa islamofobia stimolata quasi quotidianamente dal comportamento irresponsabile di certa stampa.

In questo contesto che non fatica a esprimere tutta la sua pericolosità,  ci piacerebbe ricordare a tutti la Sunna benedetta del Profeta (pbsl) che non acconsentì alle richiesta di quelli tra i suoi compagni più vicini volevano punire esemplarmente un noto ipocrita medinese che lo aveva pesantemente insultato. Grandezza d’animo della migliore delle creature, che ci ha insegnato saggezza e moderazione, pazienza e sopportazione.
Questa figura che veneriamo, nulla ha a che vedere con l’immaginario di vignettisti in carenza di ispirazione che han dato forma ai loro vieti stereotipi sull’islam e sui musulmani.
Questo dev’essere ben chiaro a tutti i musulmani, come dev’essere altrettanto evidente che la provocazione montata contro di loro li ha trovati deboli e facilmente strumentalizzabili al punto che, in nome della difesa di un uomo che rappresenta il modello di uomo islamico da imitare, alcuni di loro ne hanno totalmente stravolto l’insegnamento e l’esempio. A fronte di quanto accaduto è necessario intensificare il dialogo con le società europee, di cui siamo ormai parte integrante affinché si approfondisca la relazione e la conoscenza e affinché il nostro senso del sacro e del vero possa venire vieppiù compreso e rispettato.
Al contempo facciamo nostro l’esempio profetico di apertura e comprensione di chi, diverso da noi, insiste sullo stesso territorio con il suo complesso culturale ed etico. Chiediamo ed offriamo rispetto e comprensione senza stancarci e sopportando l’avversità. Perché invero “Iddio è con coloro che sopportano, con coloro che perseverano”.

Hamza Piccardo
Segretario dell'Unione comunità
ed organizzazioni islamiche in Italia
Categoria: Diritti, Religione, Costume
Luogo: Italia