09/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Fallito il dialogo tra Coalizione e ribelli iracheni, nasce un nuovo gruppo armato sunnita
 
La speranza di facilitare l’uscita delle forze della Coalizione dal pantano iracheno attraverso il dialogo con parte delle milizie ribelli si scontra con il fallimento delle trattative, che puntavano a un’alleanza contro al Qaeda, e con la nascita di un nuovo movimento armato sunnita: i Rivoluzionari dell’Anbar.
  Prigionieri iracheni dopo un raid usa in al Anbar
I Rivoluzionari dell’Anbar. Il gruppo, composto in prevalenza da arabi sunniti legati al caduto regime di Saddam, aveva iniziato un delicato processo di dialogo con esponenti delle forze della Coalizione, in seguito alla rottura dell’alleanza strategica in chiave anti-Usa con le milizie al Qaeda. Diverse formazioni ribelli composte da sunniti iracheni si erano rivolte agli Usa come segno di rottura con la linea sanguinaria delle milizie di al Zarqawi, e in diverse parti del paese erano anche stati fondati dei gruppi chiamati People’s cells, Cellule del Popolo, formate in cooperazione col ministero della Difesa allo scopo di garantire la sicurezza nelle aree sunnite. Il nemico da cui difendersi, in questo caso, non sono gli Usa, e nemmeno al Qaeda, bensì gli sciiti delle brigate Badr - accusate di abusi e violenze indiscriminate contro i sunniti - e le milizie peshmerga curde. Mentre dunque le forze della Coalizione tentano di ricacciare fuori dal paese i combattenti di al Qaeda, i tre principali gruppi etnici conducono una battaglia senza regole tra di loro per consolidare o incrementare il potere acquisito con le elezioni politiche di dicembre. Dalla caduta di Saddam, gruppi armati sciiti e curdi hanno agito come strumenti di pressione politica, piantonando con le armi i diritti acquisiti dopo decenni di oppressione, e infiltrandosi massicciamente tra le fila della polizia irachena. Ufficiali sunniti contattati dalla Reuters, rimasti anonimi, hanno dichiarato che il nuovo gruppo armato conta già centinaia di uomini, e avrà solo un’azione difensiva: “I sunniti non hanno le Brigate del Badr, o i Peshmerga curdi. In tempi come questi di forti tensioni settarie, abbiamo bisogno di loro (i rivoluzionari dell’Anbar) per proteggere la gente. É un nostro diritto”. Le brigate Badr sono una forza di polizia ufficiosa, contano circa diecimila uomini, sono spalleggiate dal ministero dell’interno e, tramite il Consiglio Supremo per la Rivoluzione Islamica, ricevono aiuti e formazione da Teheran.
 
Miliziani sciiti dell'armata del MahdiIl fallimento dei negoziati. Gli incontri tra ufficiali del Pentagono e gruppi ribelli iracheni (ex baathisti, islamisti ed ex esponenti della Guardia Repubblicana del Raìs, ndr ) non hanno avuto molta risonanza sui media internazionali, ma del loro esito si è potuto leggere sulla stampa irachena. Il quotidiano al Sabah sosteneva, nei giorni scorsi, che i negoziati tra Usa e gruppi armati sono falliti perché le richieste formulate dagli insorti iracheni sarebbero state respinte. I ribelli avrebbero proposto un anno di tregua in cambio del ritiro di metà delle forze Usa entro il 2006, ma non solo. Pretendevano cariche ufficiali nel nuovo governo iracheno e altri privilegi per i sunniti. Stando al quotidiano i negoziatori statunitensi si sarebbero impegnati per un ritiro, ma non prima di cinque anni. Il 1 febbraio, il quotidiano al Mashriq riportava l’appello dell’Iraqi Accord Front, il principale partito sunnita, in cui si minacciavano imprecisate azioni di disobbedienza civile in tutto il Paese se il governo non avesse acconsentito alle loro richieste: in questo caso si trattava del rilascio dei prigionieri e della repressione delle milizie attive nel Paese. Tariq al-Hashimi, segretario del partito, spiegava così il suo piano per riportare l’ordine: schierare l’esercito in tutta Baghdad per proteggere la popolazione e costringere alle dimissioni il ministro dell’interno e la sua squadra. Omar al Jaburi, responsabile dei diritti umani per il partito sunnita ha spiegato che “i sunniti sono decisi a fermare lo spargimento di sangue in Iraq. Diamo al governo e alle forze multinazionali l’ultima opportunità per soddisfare le nostre richieste, altrimenti saremo costretti a chiedere alle altre forze politiche di dichiarare la disobbedienza civile in tutto il Paese”. Nel frattempo, il vice Primo Ministro Ahmed Chalabi ha ribadito che gli iracheni non sostengono più Zarqawi e il suo gruppo. “Alcuni gruppi armati – ha ricordato – stanno partecipando alla ricerca di una soluzione politica e hanno affrontato le milizie di Zarqawi in scontri pericolosi, quando al Qaeda in Iraq tantava di cacciare gli sciiti da Ramadi”.

Naoki Tomasini

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