08/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Manifestanti assaltano le basi occidentali mentre i talebani iniziano l'offensiva di primavera
In Afghanistan le dilaganti proteste popolari suscitate dalle caricature di Maometto stanno assumendo un carattere di rivolta popolare contro la presenza militare straniera, rischiando di fondersi con la sempre più violenta resistenza armata dei talebani, ormai paragonabile – per tattiche e potenza militare – a quella irachena.
 
Manifestanti afganiFolle all’assalto delle basi militari occidentali. Se negli altri paesi islamici i manifestanti se la possono prendere solo con le ambasciate europee, in Afghanistan ci sono obiettivi ben più simbolici: le basi militari delle forze d’occupazione occidentali. Quelle che finora erano obiettivo solo degli attacchi dei talebani, in questi giorni vengono prese d’assalto da folle di manifestanti armati di bastoni e pietre. Assalti respinti a fucilate dalla polizia locale, che qui non simpatizza con i manifestanti come accade in Siria o in Libano, dato che le forze di sicurezza afgane sono al servizio delle forze d’occupazione occidentali.
E’ successo lunedì a Bagram, dove la polizia ha sparato sulla folla che stava cercando di sfondare i cancelli della base americana uccidendo due persone. Ieri a Meymaneh, dove altri quattro manifestanti sono stati uccisi dagli agenti che cercavano di respingere un assalto alla base aerea norvegese dell’Isaf: secondo alcuni testimoni sono stati i militari norvegesi ad aprire il fuoco. E ancora oggi a Qalat, dove la polizia ha aperto il fuoco sulla folla che stava marciando sulla vicina base Usa uccidendo almeno due manifestanti. 
 
TalebaniOffensiva talebana di primavera: 70 morti in 5 giorni. Una situazione di caos perfetta per i talebani, che ne hanno approfittato per lanciare la preannunciata ‘offensiva di primavera’, senza dubbio la più sanguinosa dalla caduta del regime dei mullah: una settantina di morti in soli cinque giorni. Un’offensiva iniziata in grande stile venerdì scorso nella provincia meridionale di Helmand, quando almeno duecento guerriglieri hanno attaccato le forze governative in due diversi distretti, Sangin e Musa Qala. E’ dovuta interventire l’aviazione statunitense per disperdere i guerriglieri. Dopo ore di battaglia e bombardamenti sono rimasti sul terreno una decina di militari afgani e una ventina di talebani. Gli altri sono fuggiti nella vicina provincia di Kandahar, continuando gli attacchi nei giorni successivi: sabato si sono contati otto poliziotti, quattro talebani  e due civili uccisi in diversi scontri a fuoco e domenica sei militari afgani sono morti nell’esplosione di una bomba telecomandata nel distretto di Shahwali Kot. Sempre domenica nella vicina provincia di Zabul cinque soldati afgani sono stati uccisi in un attacco contro un checkpoint. Lunedì un soldato americano è stato ucciso in un agguato nella provincia di Laghman e ieri un kamikaze si è fatto esplodere davanti alla centrale di polizia di Kandahar uccidendo tredici agenti.
 
Scontri durante una manifestazioneI talebani sfruttano la situazione a loro vantaggio. “La situazione è destinata a peggiorare ulteriormente – spiega una fonte locale di PeaceReporter – perché è certo che i talebani soffieranno sul fuoco della protesta per fomentare l’odio contro gli occidentali e allargare così il consenso popolare alla loro jihad. Finora gli afgani hanno sopportato con fastidio l’occupazione militare occidentale, ma questa storia delle vignette, se abilmente manipolata, potrebbe far saltare il tappo e far precipitare il paese nel caos. I talebani non desiderano altro! E chi ha fatto quelle caricature poteva ben immaginarselo”.
 

Enrico Piovesana

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