07/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Costa Rica, si dovrà arrivare al ballottaggio del 2 aprile prossimo per eleggere il nuovo presidente
 
Si chiude con un nulla di fatto la tornata elettorale in Costa Rica, dove le previsioni davano per scontata, e schiacciante, la vittoria per l’ex Premio Nobel per la Pace 1987, Oscar Arias, del Pan (Partido Liberacion Nacional), sul suo diretto avversario Otton Solis, del Pac, (il Partido Accion Ciudadana). Ma per l’ex Nobel le cose non sono andate proprio nel verso da lui sperato: agli avversari solo le briciole.
 
Il voto segretoVotazioni. I seggi scrutinati, fino a questo momento circa l’87 per cento del totale, dimostrano come vi sia un testa a testa, tanto inatteso quanto appassionante, in netto contrasto con le dichiarazioni di Arias, già presidente dal 1986 al 1990, che si sentiva vincitore. La differenza di voti dei due candidati è minima e secondo gli exit poll dovrebbe aggirarsi intorno allo 0,5 per cento, poco più di 4000 schede. Dall’alto del suo 40.6 per cento, Arias intravede la vittoria, come anche Solis, che si aggira intorno al 40,1 per cento. Comunque, l’enigma su chi sarà il nuovo presidente del Costa Rica non si scioglierà prima di una decina di giorni, quando il Tribunale Supremo Elettorale ufficializzerà i risultati. Dieci giorni per sapere chi sarà il nuovo presidente però potrebbero essere un lunghissimo periodo di tempo, in considerazione della minima differenza di preferenze fra i due candidati. “Stiamo aspettando le scatole con i voti che provengono dalle zone rurali del Paese –fanno sapere dal Tse – quelle più lontane e che potrebbero fare la differenza. Una volta giunte dovranno essere anche analizzate dai magistrati che avranno il compito di controllare se i dati registrati siano giusti”.
 
Le votazioniDivisi. Dopo aver inizialmente festeggiato la vittoria con i sostenitori del Partito di Liberazione Nazionale, (i primi exit poll davano un ampio successo a Arias), l’ex presidente aveva detto: “Se Solis ottiene un voto in più sarà lui il capo dello Stato, se l'avrò io, l'incarico toccherà a me”.
Più cauto, anche se dello stesso avviso Otton Solis, che ha fatto sapere: “Con uno scarto così ridotto tutto può accadere”.
Ma i due contendenti hanno una storia molto simile. Innanzitutto sono entrambi socialdemocratici. Uno, Solis, più progressista, l’altro, Arias, un po’ più conservatore. Sono stati entrambi nello stesso partito ma, stanco delle continua invasione di idee conservatrici, Solis mollò tutto e tutti per fondare il Partito Azione Cittadina. Ma la vera differenza fra i due, che hanno manifestato la forte volontà di combattere la corruzione dilagante nel Paese che nel corso degli anni ha mietuto vittime eccellenti (come gli ex presidenti Rafael Ángel Calderón, Miguel Ángel Rodríguez e José María Figueres), è evidente soprattutto sul Trattato di Libero Commercio, il Tlc. Alcuni maligni sostengono che la discesa in campo di Arias sia nata solo ed esclusivamente per dare maggiore impulso al parlamento del Paese affinché ratifichi il Tlc. Il Costa Rica è infatti l’unico stato centro americano a non averlo ancora fatto. Totalmente di parere opposto il leader Solis che ha fatto sapere che “il trattato firmato due anni fa deve essere riveduto perché finirebbe per mettere ancor più economicamente in ginocchio il Paese, in particolare le piccole e medie industrie”.
Divisi quindi da pochi voti, un misero 0,5 per cento, e da un argomento, la ratifica del Trattato di Libero Commercio, che potrebbe essere l’ago della bilancia di queste elezioni, i due candidati, in futuro, se la dovranno vedere anche con quella fetta di popolazione che non ha voluto andare a votare, oltre il 35 per cento degli aventi diritto.

Alessandro Grandi

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