08/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Per gli Usa i maoisti sono una minaccia alla democrazia. Per i nepalesi lo è invece re Gyanendra
di Isabel Hilton*

Attualmente solo gli Usa descrivono i maoisti come la più grossa minaccia alla democrazia in Nepal. Per i partiti politici nepalesi, per le vicine superpotenze come l’India, per l’Ue e secondo la maggioranza del popolo nepalese, l'ostacolo al ritorno dell’ordine costituzionale in Nepal è rappresentato dal re Gyanendra.
 
Re GyanendraLunedì scorso, un candidato sindaco di un sobborgo della città di Kathmandu, capitale del Nepal, è stato gravemente ferito a seguito di un attacco a colpi di arma da fuoco da parte di uomini non meglio identificati. Il sabato precedente i ribelli maoisti avevano avvertito tutti i candidati di ritirarsi o di prepararsi a subire “severe ripercussioni”. Un mese fa i maoisti hanno ucciso un altro candidato nella parte orientale del paese. Secondo il re nepalese – che ha preso il potere assoluto attraverso un colpo militare esattamente un anno fa – questi incidenti mostrano chiaramente il male insito nel terrorismo. Le prossime elezioni, che il monarca stesso ha indetto per l'8 febbraio, sono chiamate a confrontarsi con esso. Se gli elettori desiderano un Nepal pacifico e democratico, sostiene il re, devono sconfiggere i maoisti e recarsi alle urne.
 
Come discorso politico ricorda il linguaggio predominante della "guerra al terrore". Ma nell'universo politico del mondo allo specchio di Gyanendra, niente è quello che sembra. Dietro l’insistenza nel portare avanti queste elezioni, il re nepalese sta presentando un'apparente rispettabilità politica al regime assolutista che ha imposto un anno fa. Nei suoi calcoli questa mossa non può che essere una manovra vincente in ogni caso. Se i maoisti riescono a bloccare le elezioni, egli potrà far valere le ragioni morali per cui intendeva portare avanti un processo democratico, e dichiarare che ciò gli è stato impedito dal terrorismo. Se i maoisti non riusciranno nel loro obiettivo e il voto procederà regolarmente – ad oggi, uno scenario meno probabile – il re potrà contare sulla legittimità elettorale in merito alla sua proposta di ritornare ad un sistema feudale per governare il paese.
 
Guerriglieri maoistiMa il sovrano, come commentava un noto funzionario della Casa Bianca riferendosi alla sua sempre ottima amministrazione, si sta creando la sua personale realtà. All'interno della “comunità basata sulla realtà”, fuori dal palazzo del re non ci sono solo i maoisti a opporsi al suo progetto. Lo scorso novembre i sette principali partiti politici del Nepal hanno firmato un accordo con i maoisti nella direzione di un'assemblea costituente che possa scrivere una nuova – e democratica – costituzione per il Nepal. I maoisti hanno dichiarato un cessate il fuoco e hanno aspettato per quattro mesi una risposta del re di fronte alla loro offerta di dialogo. Ma nessuna risposta è arrivata da un re che crede, contro ogni evidenza, che la ribellione maoista che dura da dieci anni possa essere sconfitta solo con la forza. Ora i principali partiti politici stanno boicottando le elezioni, i maoisti hanno ripreso le armi e il re resta saldo sulle proprie posizioni.
 
Katmandu è sotto occupazione militare, è una città segnata da continue proteste di strada da parte di quei cittadini che vedono rispecchiate le loro speranze per la democrazia non nelle elezioni volute del re, ma nella restaurazione del congresso sospeso e nell’eliminazione del potere monarchico assoluto. Il regime ha risposto con arresti di massa, detenzione di leader politici, sospensione delle università, coprifuoco intermittenti e la chiusura delle reti di telefonia mobile. Negli scorsi anni, duecento giornalisti hanno perso il loro lavoro dopo che il governo aveva fatto chiudere giornali e stazioni radio per scongiurare reportage negativi.
 
Oppositori pestati dalla poliziaMa la più importante tra le sfide alle elezioni deve ancora arrivare. Dopo aver dimostrato di essere in grado di giungere nel cuore del paese – nella capitale, i maoisti hanno indetto uno sciopero dei trasporti fino all’11 febbraio. Se nel paese gli scioperi precedenti possono insegnare qualcosa – in passato gli scioperi sono stati "rinforzati" dall’uccisione di coloro che disobbedivano agli ordini –, lo scenario per il Nepal sarà quello di un sistema dei trasporti paralizzato, di rifornimenti vitali che crescono a fatica, e di una nazione che si siederà per sopportare, meglio che potrà, questi ultimi test di resistenza.
 
Ma se i nepalesi si dimostrano resistenti, la nazione è sul punto di un collasso economico e politico. Il turismo, il secondo fattore di ricchezza della bilancia commerciale, sul quale dipendono 100.000 nepalesi, è sceso del 40% e l’economia, una delle più povere dell’Asia, sta crollando sotto il peso di minori redditi e maggiori spese militari.
 
Le possibilità per il re che queste elezioni possano equivalere ad una maggiore credibilità nei confronti del regime sono molto scarse. Il suo status internazionale è talmente compromesso che una decina di giorni fa l’Unione europea ha descritto le elezioni nepalesi come “un passo indietro per la democrazia”. Nonostante i resoconti secondo cui l’esercito avrebbe costretto molti dei candidati a non farsi avanti, più di 600 aspiranti al governo hanno ritirato le loro candidature e altre diverse centinaia si trovano sotto protezione. Ciò assicura che, ritirandosi, essi non creino imbarazzo al re. Questa impressionante assenza di ambizione politica ha lasciato un quarto dei 4146 seggi incontestati, e ha fatto sì che non si svolgesse nessuna elezione in 12 delle 58 province per assenza di candidati disponibili.
 
Oppositori filomaoistiI consiglieri del re restano indifferenti al fatto che la disperata campagna militare dispone di poche regole, come mai prima, e continua a causare sempre più vittime innocenti tra i civili. Il braccio destro del re, Tulsi Giri, ha recentemente detto dei maoisti che “le loro spalle sono rotte”. Subito dopo i ribelli hanno lanciato l’ultima serie di azioni dimostrative.
 
Quando il re ha preso il potere un anno fa lui e i suoi consiglieri pensavano con eccessiva fiducia che i maoisti sarebbero stati messi alle strette in sei mesi. Allora e solo allora, dicevano, il palazzo potrà iniziare a parlare di dialogo. Un anno dopo i maoisti continuano a dimostrare la loro capacità di operare attraverso la nazione e bloccare il paese quando lo vogliono.
 
Quando il re ha preso il potere un anno fa, egli e i suoi consiglieri pensavano, tradendo un'eccessiva fiducia, che i maoisti sarebbero stati messi alle strette in sei mesi. Allora e solo allora, dicevano, il "palazzo" potrà iniziare a parlare di dialogo. Un anno dopo i maoisti continuano a dimostrare la loro capacità di operare in lungo e in largo per tutta la nazione e di bloccare il paese quando lo vogliono.
 
Adesso solo gli Usa continuano a descrivere i maoisti come la più grossa minaccia alla democrazia in Nepal. Per i partiti politici del Nepal, per le superpotenze vicine come l’India, per l’UE e sempre più secondo le opinioni dei nepalesi, il più grosso ostacolo alla pace e al ritorno dell’ordine costituzionale è lo stesso re. Questa indegna farsa elettorale non servirà a cambiare le cose.
 
Categoria: Pace, Politica
Luogo: Nepal
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