10/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



In programma nuove ricerche per identificare la malattia del sonno
Un nuovo impulso alla ricerca contro la malattia del sonno potrebbe aiutare ad anticiparne la diagnosi e migliorare così le prospettive di guarigione. E’ di questi giorni l’annuncio congiunto della Fondazione per la diagnostica innovativa (Find, Foundation for Innovative New Diagnostic) e dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sull’inizio di ricerche per nuovi test per la diagnosi.
 
Abitazione africana. Copyright - Who/P. VirotUn'epidemia mortale. La tripanosomiasi umana africana, più comunemente nota come malattia del sonno, che causa la morte in tutti i pazienti non curati, è difficile da trattare se si arriva quando è già in uno stadio avanzato, ma nello stesso tempo è difficile da riconoscere ai primi sintomi. Come se non bastasse, è diffusa in regioni povere, sperdute, dove l’assistenza sanitaria non è proprio dietro l’angolo e i pochi ambulatori distano chilometri dai villaggi. L’insieme di questi elementi fornisce il quadro desolante della malattia del sonno oggi, nel quale si inserisce la buona notizia dell’inizio di queste ricerche per migliorare la diagnosi. “La diffusione della tripanosomiasi umana africana ha raggiunto proporzioni epidemiche nelle regioni dell’Africa” avverte Giorgio Roscigno, Direttore esecutivo della Find, che sottolinea la necessità di trovare un modo semplice, accurato e con costi accessibili per arrivare alla diagnosi della malattia, trattarla efficacemente e controllarne la diffusione.

Donne africane in cammino. Foto di Maria Serena LunghiPrima che sia troppo tardi. Trasmessa dalla puntura della mosca tse tse, la malattia del sonno è presente in 36 Paesi e rappresenta una delle maggiori questioni di salute pubblica dell’Africa Sub-sahariana. Si calcola che i pazienti attualmente infetti siano 70mila. Considerando che, in assenza di trattamento, l’infezione è fatale, che i farmaci per gli stadi avanzati della malattia sono essi stessi tossici e possibile causa di morte, e che
solo in un malato su dieci l’infezione viene correttamente diagnosticata, si può capire l’importanza di nuove ricerche. “I sistemi di diagnosi esistenti sono difficili da potenziare in contesti poveri e isolati” ricordano Jean Jannin e Pere Simarro, del Dipartimento per il controllo delle malattie tropicali dimenticate dell’Oms. “Lo sviluppo di esami per indirizzare il trattamento della malattia del sonno semplificherà molto la cura dei pazienti, permettendo una diagnosi precoce, un trattamento più semplice, più sicuro e maggiormente diffuso, che migliorerà la gestione della malattia e potrà portare alla sua eliminazione come problema di salute pubblica” si augura Thomas Brewer, della Divisione malattie infettive, Programma di salute globale della Fondazione Gates, finanziatrice delle ricerche Oms-Find sulla tripanosomiasi africana.

Paesaggio africano. Copyright Who/P. VirotAttenzione positiva. Al momento la diagnosi della malattia del sonno viene effettuata grazie a esami del sangue cui seguono valutazioni al microscopio complicate e costose. Il tutto tenendo conto della realtà ove l’infezione è diffusa, che richiederebbe al contrario metodi di diagnosi semplici ed efficaci. “La diagnosi di malattia del sonno oggi richiede procedure spesso dolorose per i pazienti, difficili da eseguire ove è diffusa e costose” conferma Bernard Pecoul, direttore della Drugs for Neglected Diseases initiative (DNDi, Iniziativa per i farmaci per le malattia dimenticate), interpellato da PeaceReporter a proposito dell’annuncio di Find e Oms. “Sono necessarie con urgenza tecniche di diagnosi nuove, adatte al territorio e non invasive (non pericolose o dolorose, ndr). DNDi, che al momento sta conducendo uno studio clinico di somministrazione contemporanea di due farmaci per i casi di malattia del sonno al secondo stadio, accoglie positivamente le ricerche di Oms-Find. Una nuova diagnostica che identificherà prima la malattia del sonno renderà il trattamento più semlice e più sicuro per i pazienti”. La speranza è che le ricerche annunciate portino buoni frutti. Nel frattempo, è già positivo l’interesse suscitato intorno a questa malattia, una delle tante dimenticate dai Paesi nei quali non è presente.

 

Valeria Confalonieri

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