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Calma apparente. La tensione, però, negli ultimi tre giorni è calata. “Pare che Haiti non sia
più
la stessa. Non si muove una mosca”, racconta Francesco Fantoli dall'isola. Ma
le
notizie sono due, fondamentali. La prima: giovedì sono arrivati sull’isola gli
osservatori delle Nazioni Unite (sono osservatori ‘short time’, si fermeranno
solo una settimana). Avranno un compito durissimo: controllare il regolare andamento
delle elezioni che si svolgeranno martedì 7 febbraio. La seconda: pare ormai certo
che i ribelli che controllano Citè Soleil abbiano deciso di far svolgere le elezioni
in maniera tranquilla, sicuri ormai della quasi vittoria di Renè Preval, candidato
a loro più congeniale, del partito
L'espoire, la speranza. E per ammorbidire la situazione hanno organizzato qualcosa fuori dal comune:
oggi dovrebbe avvenire la liberazione simultanea dei 15 ostaggi ancora nelle loro mani. Ma non solo. Saranno restituite diverse decine
di armi, pistole e fucili, e come ultimo atto avverrà la riconsegna di 150 autovetture
rubate.
La situazione. Ci sono stati mesi in cui a Citè Soleil era in atto una vera e propria battaglia
interna. Come racconta Loris de Filippi, infermiere che vive e lavora come capo
missione
di Msf ad Haiti: “Come probabilmente si sarà appreso anche all’estero, la situazione
qui in Haiti è diventata particolarmente tragica. C’è stato un notevole aumento
delle violenze e soprattutto dei casi di feriti di arma da fuoco negli ultimi
mesi. Abbiamo quotidianamente a che fare con persone che giungono in ospedale
con gravi lesioni di questo tipo. Ma la situazione è andata peggiorando nei mesi
di novembre, dicembre e gennaio. A novembre 2005 abbiamo avuto 34 casi di feriti
da arma da fuoco, a dicembre ben 80 e a gennaio sono stati 103. E le previsioni
non sono sicuramente rosee.”
Feriti.
Quest’ultima settimana, grazie a una sorta di cessate il fuoco fra gli
uomini della Minustah, la Missione delle Nazioni Unite e i gruppi
armati a Citè Soleil, il sobborgo più povero di Port au Prince, ci sono
stati meno casi di violenza, “forse grazie alla chiusura della campagna
elettorale e in vista del voto di martedì - anche se molti sostengono
che ci sia sotto lo zampino di Renè Preval - che a questo punto
tutti sostengono che si svolgerà regolarmente. A parte qualche
schermaglia che definirei strategica, non ci sono stati grandi casi di
violenze”, ricorda De Filippi.
Paese che vai, usanza che trovi.
Secondo un rapporto della Ong britannica Oxfam, a Haiti
circolerebbero diverse centinaia di migliaia di armi. Un’usanza, quella
di detenere armi, che è sempre esistita in quest’isola tanto che la
domenica, oltre a rispolverare l’abito buono per andare alla Messa, si
lucidano le pistole per far vedere agli amici quanto sono belle. “Noi
non siamo esperti balistici. Non riusciamo a capire se il proiettile è
partito da un’arma dei ribelli o degli uomini della Minustah, anche
perché quasi sempre il proiettile attraversa il corpo del ferito e
rimane per terra, e noi non possiamo esaminarli”. Ad Haiti si trovano
armi di ogni tipo: si passa dall’inconfondibile calibro delle armi da
guerra come l'AK47, il famigerato Kalashnikov, ad calibri più comuni
come il 556 al 756, quindi armi che si utilizzano sia in guerra che in
operazioni militari di routine.
Le reazioni. La popolazione della capitale Port au Prince, in particolar modo quella che
vive nelle bidonville come Citè Soleil, è molto frustrata e traumatizzata da questa
situazione che sembra non avere fine. Non sono al riparo nemmeno nelle loro case
e la paura prende il sopravvento. “Certo, - racconta Loris –molte volte i parenti
delle vittime accusano la violenza della Minustah, altre volte non sanno nemmeno
loro da dove proveniva il proiettile. Poi c’è il grave problema della densità
di popolazione. Citè Soleil è a ridosso del mare e viene continuamente ‘schiacciata’
dagli uomini della Minustah. La popolazione si sente veramente a disagio. Nemmeno
noi in ospedale, anche se godiamo della fiducia della popolazione, anche quella
combattente, e della Minustah, stiamo tranquilli. L’altro giorno sono ‘piovuti’
dentro all'ospadale quattro proiettili e siamo stati costretti a rimettere in
sesto un reparto dove stazionavano 25 bambini”. Ma le elezioni del prossimo 7
febbraio dovrebbero porre fine a questa tremenda situazione. Alessandro Grandi