Un esodo sotto le nuvole gonfie di pioggia.
In fila con le infradito e i bambini sulle spalle, centinaia di tamil, originari
del nord, stanno abbandonando Batticaloa, città dello Sri Lanka orientale. Il
movimento guerrigliero delle Tigri per la Liberazione della Patria Tamil (Ltte)
si è spaccato in due. E il capo della fazione orientale, Karuna, ha minacciato
di attaccare i nordisti presenti nel suo territorio. Nel giorno delle elezioni
che si sono svolte oggi, venerdì 2 aprile, il Paese vive uno dei momenti più difficili
della sua storia, in bilico tra la pace (assente da almeno vent’anni) e la guerra
civile. Ogni equilibrio raggiunto negli ultimi anni è rotto.
I risultati delle elezioni sono un’incognita per gli osservatori. La presidente
Chandrika Kumaratunga e il primo ministro Ranil Wickremasinghe sono ai ferri corti.
Nel novembre scorso Chandrika con un colpo di mano improvviso, ha congelato il
Parlamento e dichiarato lo stato d’emergenza. In questo modo ha bloccato il programma
di “pace ad ogni costo” con i ribelli indipendentisti Tamil portato avanti dal
premier. Wickremasinghe, infatti, nel 2002 era riuscito ad ottenere almeno un
cessate il fuoco formale, in un conflitto tra governo e Tigri che dura dal 1983
e che ha causato oltre 60 mila vittime. “Si è vero, un numero imprecisato di persone
hanno lasciato le loro case di Batticaloa e si stanno trasferendo a Jaffna (estremo
nord del Paese), da dove provengono. Non siamo in grado di dire quale futuro le
attende. Possiamo solo aggiungere che le elezioni finora si sono svolte senza
disordini e che l’affluenza è stata alta anche nelle zone del nord e dell’est”,
questo dicono fonti dell’ambasciata dello Sri Lanka in Italia intervistate da
PeaceReporter sulla situazione. Nei giochi politici, inoltre, si sono formate
altre imprevedibili alleanze. Il partito nazionalista e di sinistra Janata Vimukti
Peramuna (Jvp) ha aderito alla coalizione della presidente, la Peoples Alliance.
Dopo 15 anni di durissima posizione anti-indiana, adesso il Jvp accoglie i rinforzi
militari mandati da New Delhi per far fronte alla minaccia guerrigliera. Ostile
al dialogo con i Tamil è anche il partito estremista buddista, Jathika Hela Urumaya
(Jhu). L’approssimarsi del voto, deciso da Chandrika solo due settimane fa, ha
registrato un inasprimento delle tensioni: sono aumentati gli attentati politici
e, come denuncia Reporters sans frontières, le aggressioni ai giornalisti. Rajan
Sathiyamoorthy, candidato della Tamil National Alliance, è stato ucciso insieme
al suo autista il primo aprile proprio per le strade di Batticaloa. Il partito
è vicino al movimento guerrigliero e ne rappresenta l’ala moderata. Rajan era
rimasto fedele a Karuna, per questo nonostante la sua uccisione non sia stata
rivendicata, è chiaro che la sua morte potrebbe giovare alla fazione nordista
di Pabrakaran. Il movimento delle Tigri comprende al suo interno addirittura 35
gruppi diversi.
A violenza si aggiunge violenza. In un mese sono stati uccisi ben tre politici.
Qualche giorno fa, il 28 marzo, Raynor Silva, direttore del network radiofonico
e televisivo Asian Broadcasting Corporation (ABC), è scampato alla morte. Era
notte fonda quando un tonfo assordante l’ha investito. Si è ritrovato con la casa
distrutta da una granata. Un guardiano è rimasto ferito e le auto parcheggiate
in strada danneggiate. Silva è un “pezzo grosso” a Colombo, è a capo di 5 emittenti.
Ultimamente si era opposto alla decisione del ministro delle comunicazioni di
far chiudere una televisione dell’Abc. Quello stesso giorno la polizia ha perquisito
gli uffici del settimanale The Sunday Leader. “I poliziotti non avevano un mandato.
Questa retata illegale fa parte della campagna di intimidazioni del governo che
teme le nostre inchieste”, ha dichiarato il direttore. Minacce al telefono, aggressioni
armate. I casi di persecuzione contro gli operatori dei media non si contano e
stanno producendo effetti devastanti.
La tensione politica ha generato ostilità e scontri anche tra le varie minoranze
etniche e religiose che compongono la società dello SriLanka. Secondo Reporters
Sans Frontieres, alcuni mezzi di comunicazione privati inciterebbero addirittura
al razzismo. “Le pubblicazioni del partito buddista Jhu contengono attacchi contro
i tamil e i musulmani”, segnala Rsf. Il 2 marzo, durante una riunione del Jhu
a Kandy (centro del Paese), alcuni sostenitori del partito hanno accerchiato e
picchiato un’équipe della Young Asia Television. I nastri su cui i giornalisti
avevano registrato le interviste sono stati distrutti e una giornalista cristiana
è stata pesantemente insultata. Già in febbraio, membri del Jhu, avevano aggredito
due cameraman di un canale privato durante un meeting a Panadura. La frattura
tra le fazioni tamil del nord e dell’est ha aggravato la situazione. Un giornalista
spiega: “Dalla ribellione di Karuna (capo dell’ala orientale) abbiamo paura. Se
scriviamo un articolo che sostiene Prabhakaran o che critica Karuna, sappiamo
di rischiare la vita”. Come negli anni precedenti, la copertura della campagna
elettorale da parte dei media pubblici e privati non è stata equa. Giornali ed
emittenti sotto il controllo della presidente Chandrika, a partire dalla proclamazione
dello stato d’emergenza lo scorso novembre, hanno promosso le idee del suo partito
e dei suoi alleati politici (Slfp e Jvp), costringendo la Commissione elettorale
indipendente a prendere il controllo, qualche giorno fa, di tv e radio statali.
D’altra parte l’Osservatorio delle elezioni libere (Fpw) ha registrato che i media
privati hanno largamente favorito il partito del primo ministro.
Francesca Lancini