03/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La guerra delle Falkland uccide ancora: sono centinaia i suicidi fra i reduci argentini
 
Cartellone patriottico argentinoVe la ricordate la guerra delle isole Falkland, o come sono chiamate dagli argentini, Islas Malvinas? E’ stata una guerra senza senso, che ha opposto Gran Bretagna e Argentina per la riconquista di poche isole al largo dell’oceano Atlantico esotto protettorato britannico, ‘inventata’ da un gruppo di scellerati generali argentini capeggiati dal famigerato ‘borracho’, l’ubriaco, nomignolo affibbiato al generale Leopoldo Galtieri. Una guerra che ancora oggi, ad oltre 20 anni dalla fine, causa diverse vittime.
 
Cimitero di guerraI suicidi. Nel conflitto delle Falkland, durato dieci settimane, dal 2 al 14 giugno del 1982, morirono 649 soldati argentini e 250 britannici. Nei venti anni successivi in Argentina i casi di suicidio fra i reduci sono stati circa 300, ma i numeri potrebbero essere addirittura più alti. E non solo. Quelli che sono riusciti a mettersi in salvo non sono stati in grado di dimenticare quella tremenda vicenda. Un po’ come è successo ai veterani statunitensi della guerra in Vietnam. Ancora oggi, per le strade delle grandi città argentine, da Buenos Aires a Rosario, da Mar del Plata a Cordoba, si possono incontrare i reduci di quella sporca guerra che chiedono elemosina o che vendono cicche da masticare, cercando di sbarcare il lunario e soprattutto di dimenticare. Ma qual è la causa scatenante di tanti disagi e dei molteplici suicidi? I motivi sono molti e tutti riconducibili a quell’unico filo conduttore che si chiama guerra. Dalle analisi effettuate dalle tante associazioni di ex veterani, pare che più del 70 percento degli ex combattenti sia attualmente disoccupato. Più del 60 per cento vive per strada o non ha la possibilità di ottenere un’abitazione decorosa. E non si riescono a contare i reduci che hanno avuto problemi psicologici post guerra. In più ci sono, come conseguenza brutalmente ovvia di ogni conflitto, gli ex combattenti invalidi. Molti, di ritorno dalla guerra, hanno raccontato la difficoltà di dormire. “Durante la guerra ci si appisolava e non si sapeva se ci si sarebbe risvegliati o se un missile ci avrebbe colpito. Se ti addormentavi un metro più in là magari eri morto. La sensazione ancora adesso è quella”, racconta Juan Fonseca ex combattente. La mancanza di fiducia della popolazione, che non li ha mai visti di buon occhio associandoli alla dittatura sanguinaria di quel tempo, responsabile fra l’altro della scomparsa di circa 30mila persone, e talvolta il tremendo tunnel della droga e dell’alcool, li ha fatti cadere nel baratro dell’oblio. E l’ondata di suicidi nel corso degli anni è stata solo l’estrema conseguenza dell’assurdità di quel conflitto, perso in partenza dall’esercito argentino, male equipaggiato ed impreparato a fronteggiare una potenza come quella dei soldati della regina, assolutamente convinti della difesa dei 1500 kelpers, gli abitanti dell’arcipelago conteso, impauriti dalla politica argentina e anche per questo determinati a resistere e restare fedeli a sua Maestà.
 
Scene di guerraGli ex combattenti.  Da troppi anni le associazioni dei reduci della guerra delle Falkland chiedono garanzie e solidarietà al governo e alla popolazione. Emarginati al loro ritorno sul continente, molti non sono stati in grado di mantenere un lavoro fisso, con conseguenze psicologiche devastanti. Solo nel 1992, quindi dieci anni dopo aver firmato la pace davanti agli uomini dell’esercito di sua maestà, hanno iniziato a percepire una pensione mensile. E ancora oggi che sono passati quasi ventiquattro anni, il ‘caso’ veterani non è stato risolto ed in Argentina l’argomento è ancora considerato tabù. Hanno reclamato a gran voce fino ad arrivare a manifestare in Plaza de Mayo per un aumento della pensione che era di soli 400 pesos mensili, poco meno di 70 euro, e per avere accesso ad un servizio sanitario adeguato (la maggioranza dei veterani bisognosi di cure è completamente affidata alla famiglia), ma anche per un riconoscimento storico, una sorta di risarcimento economico.  I reduci hanno anche tentato di fare irruzione nei palazzi del governo esasperati dalla loro condizione sociale. Il problema Malvinas ha interessato molto il presidente argentino Nestor Kirchner, che ha mantenuto la promessa di un aumento sostanzioso alle pensioni degli ex combattenti che sono salite da 400 a più di 900 pesos, tanto che un ex sottufficiale dell’esercito ha definito il fatto “un passo in avanti verso il giusto cammino”. Anche lo scrittore ex combattente argentino Edgardo Esteban, che ha ispirato il film “Iluminados por el fuego”, ha fatto sapere di essere soddisfatto: “l’aumento delle pensioni è un modo di riconoscere e soprattutto non dimenticare”.
 

Alessandro Grandi

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