01/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Accordi tra Usa e ribelli, al Qaeda perde consensi e Zarqawi si fa da parte
Si dice che l’uomo conosciuto come il capo di al Qaeda in Iraq, il giordano Abu  Musab da Zarqa, abbia fatto un passo indietro. La scorsa settimana un sito web, usato abitualmente da al Qaeda, annunciava la formazione del Mujaheddin Shura, una coalizione di gruppi combattenti legati alla “rete internazionale del terrore”, alla cui testa è stato appuntato un certo Abdullah Rashid al Baghdadi, che significa originario di Baghdad. Questo Consiglio dei Mujaheddin sarebbe una risposta all’istituzione, da parte di diverse tribù sunnite della provincia di Anbar, di comitati per la sicurezza chiamati “Cellule del Popolo”, ma non soltanto.
 
Miliziano iracheno a RamadiLa frattura. La formazione di queste due “coalizioni” è figlia del mutato clima, segnato dalla partecipazione dei sunniti alle elezioni del 15 dicembre e dai primi colloqui tra alcuni gruppi di insorti iracheni ed esponenti della coalizione occupante. Questo ha spinto sei formazioni legate ad al Qaeda, rimaste escluse, a compattarsi sotto la sigla comune del Mujaheddin Shura, il cui gruppo principale, al Qaeda in Mesopotamia, è costituito prevalentemente da iracheni, ad eccezione del loro leader, Zarqawi. “L’emiro macellaio (al Zarqawi) – si legge sullo stesso sito web - ha lasciato il comando per bloccare le critiche per il fatto di essere uno straniero”. “Dopo le elezioni si è parlato molto delle divisioni tra i mujaheddin iracheni e quelli di al Qaeda - dice Mustafa al Ani, direttore del Centro Anti Terrorismo con sede a Dubai – questa scelta serve a dimostrare che anche i combattenti di al Qaeda sono guidati da un iracheno e non da uno straniero”. Se però ci sono dubbi sull’esistenza di Abdullah Rashid al Baghdadi, pare proprio che al Zarqawi controlli ancora il suo gruppo. “In passato – continua al Ani - c’era una strategia comune tra ribelli iracheni e al Qaeda per liberarsi degli Usa, ma in futuro sarà diverso, perché Zarqawi non ha interesse alla stabilità politica”. Due note bande armate hanno rifiutato di aderire al Mujaheddin Shura, probabilmente perché in disaccordo con la linea sanguinaria di Zarqawi: si tratta dell’Esercito Islamico in Iraq e di Ansar al Sunna. Proprio esponenti dell’Esercito Islamico iracheno avevano riferito per la prima volta, nell’ottobre 2005, di scontri tra al Qaeda e ribelli iracheni, a Ramadi.
  Milizie tribali in al Anbar
Le cellule del Popolo. Le tensioni tra gruppi armati iracheni e i “qaedisti” del Consiglio dei Mujaheddin, sono esplose definitivamente dopo l’attentato, rivendicato da al Qaeda, che a inizio gennaio uccise 56 poliziotti sunniti di Ramadi. La maggior parte di loro erano stati invitati ad arruolarsi dai leader tribali sunniti. Da allora, gli scontri tra formazioni armate si sono moltiplicati in un botta e risposta di uccisioni mirate. La settimana scorsa, il quotidiano arabo al Hayat riportava notizie di scontri nella provincia di al Anbar, tra miliziani di al Qaeda e tribù locali decise ad espellerli dal Paese. I combattimenti hanno portato all’arresto di 270 miliziani di al Qaeda che, secondo esponenti della tribù al Karabla di al Qaim, sarebbero stati in maggioranza stranieri: giordani, siriani, sauditi. Il quotidiano riferiva di scontri tra miliziani iracheni e gruppi legati ad al Qaeda anche in altri centri sunniti (Husayba, Yusifiya, Dhuluiya e Karmah, considerata la roccaforte di al Qaeda in Iraq), citando la formazione di comitati per la sicurezza detti “People’s cells”, Cellule del Popolo, formate da iracheni delle tribù sunnite in cooperazione col ministero della Difesa. Queste cellule hanno lo scopo di fermare i gruppi responsabili di massacri indiscriminati, oltre che dell’uccisione di diversi capi tribali e religiosi moderati. Due settimane fa, infatti, veniva ucciso il capo di una tribù dell’Anbar, lo sceicco Nassir Qarmin al Fahdawi, da molti indicato come il principale dei negoziatori per conto dei ribelli iracheni. Lo scorso settembre a Samarra, un altro capotribù sunnita, Hekmat Mumtaz al Baz, era stato ucciso da esponenti di al Qaeda, dopo aver chiesto aiuto al ministero della Difesa per combattere l’infiltrazione di combattenti stranieri. Pochi giorni dopo l’omicidio, i membri della sua tribù arrestarono 17 combattenti stranieri di al Qaeda, e dopo gli arresti un altro saudita si fece saltare in aria al funerale dello sceicco.
 
Vignetta tratta da Coxandforkum.comExit strategy. I colloqui tra rappresentanti del Pentagono e alcuni gruppi ribelli iracheni per elaborare una strategia comune contro al Qaeda non sono più un segreto, lo conferma questa settimana anche il settimanale statunitense Newsweek, secondo cui sarebbero avvenuti nelle basi militari Usa della provincia di al Anbar, in Giordania e in Siria. “Ora che abbiamo portato dalla nostra parte i capi politici sunniti – commentava l’ambasciatore Usa in Iraq, Zalmay Khalizad – il prossimo passo è conquistare i ribelli”. I gruppi ribelli con cui sono in corso dei colloqui sarebbero ex baathisti, fazioni islamiche, ex agenti della Guardia Repubblicana e dell’intelligence di Saddam, oltre a diverse tribù sunnite. I contatti in corso sono stati criticati da diversi esponenti politici sciiti, come Adel Abdel Mahdi dello Sciri, che ha dichiarato di non aver mai dato il suo benestare. Ma la sua posizione non sorprende se si pensa che, tra le richieste principali che i gruppi ribelli hanno avanzato ai negoziatori statunitensi, ci sarebbe proprio quella di contenere l’ingerenza iraniana nel paese, che passa anche attraverso lo Sciri. Nonostante le obiezioni sciite, la frattura tra i gruppi armati iracheni potrebbe diventare l’asso nella manica per l’exit strategy della coalizione Usa, dopo i ripetuti fallimenti nel fermare gli attacchi. Una delle prime conseguenze del dialogo aperto con le tribù sunnite dell’Anbar è stata infatti la decisione del Primo Ministro Jaafari di rimpiazzare le forze Usa con milizie locali, tramite un accordo in cui i capi tribali si impegnano a dare la caccia ai combattenti stranieri.
Nella provincia di Anbar si sono consumate il 30 percento delle perdite di soldati Usa, ma anche i civili iracheni uccisi - dai bombardamenti Usa e dai miliziani di Zarqawi- sono stati numerosi, al punto che oggi quasi tutte le tribù locali hanno deciso di appoggiare il governo. Prima delle elezioni di dicembre, al Qaeda ha colpito duramente le aree sunnite per attirare l’attenzione dei media e spargere il terrore, ma così facendo ha finito con alienarsi il sostegno della popolazione. Negli ultimi mesi nella provincia dell’Anbar si è registrato un calo degli attentati con ordigni posti a lato delle strade e un aumento del numero di laboratori per la preparazione di esplosivi scoperti grazie a “soffiate”.
“E’ contro i miei principi porgere la mano agli americani – dichiarava a un quotidiano iracheno un combattente dell’Esercito Islamico in Iraq -, ma quando uccidono quelli di al Qaeda mi sento felice”.
 

Naoki Tomasini

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