Si dice che l’uomo conosciuto come il capo di al Qaeda in
Iraq, il giordano Abu Musab da Zarqa, abbia fatto un passo indietro. La scorsa
settimana un sito web, usato abitualmente da al Qaeda, annunciava la formazione
del Mujaheddin Shura, una coalizione di gruppi combattenti legati alla “rete
internazionale del terrore”, alla cui testa è stato appuntato un certo Abdullah
Rashid al Baghdadi, che significa originario di Baghdad. Questo Consiglio dei
Mujaheddin sarebbe una risposta all’istituzione, da parte di diverse tribù
sunnite della provincia di Anbar, di comitati per la sicurezza chiamati
“Cellule del Popolo”, ma non soltanto.
La frattura. La formazione di queste due “coalizioni”
è figlia del mutato clima, segnato dalla partecipazione dei sunniti alle elezioni
del 15 dicembre e dai primi colloqui tra alcuni gruppi di insorti iracheni ed
esponenti della coalizione occupante. Questo ha spinto sei formazioni legate ad
al
Qaeda, rimaste escluse, a compattarsi sotto la sigla comune del Mujaheddin
Shura, il cui gruppo principale, al Qaeda in Mesopotamia, è costituito
prevalentemente da iracheni, ad eccezione del loro leader, Zarqawi. “L’emiro
macellaio (al Zarqawi) – si legge sullo stesso sito web - ha lasciato il
comando per bloccare le critiche per il fatto di essere uno straniero”. “Dopo
le
elezioni si è parlato molto delle divisioni tra i mujaheddin iracheni e quelli
di al Qaeda - dice Mustafa al Ani, direttore del Centro Anti Terrorismo con
sede a Dubai – questa scelta serve a dimostrare che anche i combattenti di al
Qaeda
sono guidati da un iracheno e non da uno straniero”. Se però ci sono dubbi
sull’esistenza di Abdullah Rashid al Baghdadi, pare proprio che al Zarqawi
controlli ancora il suo gruppo. “In passato – continua al Ani - c’era una
strategia comune tra ribelli iracheni e al Qaeda per liberarsi degli Usa, ma in
futuro sarà diverso, perché Zarqawi non ha interesse alla stabilità politica”.
Due note bande armate hanno rifiutato di aderire al Mujaheddin Shura,
probabilmente perché in disaccordo con la linea sanguinaria di Zarqawi: si
tratta dell’Esercito Islamico in Iraq e di Ansar al Sunna. Proprio esponenti
dell’Esercito Islamico iracheno avevano riferito per la prima volta,
nell’ottobre 2005, di scontri tra al Qaeda e ribelli iracheni, a Ramadi.

Le cellule del Popolo. Le tensioni tra gruppi armati
iracheni e i “qaedisti” del Consiglio dei Mujaheddin, sono esplose
definitivamente dopo l’attentato, rivendicato da al Qaeda, che a inizio gennaio
uccise 56 poliziotti sunniti di Ramadi. La maggior parte di loro erano stati
invitati ad arruolarsi dai leader tribali sunniti. Da allora, gli scontri tra
formazioni armate si sono moltiplicati in un botta e risposta di uccisioni
mirate. La settimana scorsa, il quotidiano arabo al Hayat riportava notizie di
scontri nella provincia di al Anbar, tra miliziani di al Qaeda e tribù locali
decise ad espellerli dal Paese. I combattimenti hanno portato all’arresto di
270 miliziani di al Qaeda che, secondo esponenti della tribù al Karabla di al
Qaim, sarebbero stati in maggioranza stranieri: giordani, siriani, sauditi. Il
quotidiano riferiva di scontri tra miliziani iracheni e gruppi legati ad al
Qaeda anche in altri centri sunniti (Husayba, Yusifiya, Dhuluiya e Karmah,
considerata la roccaforte di al Qaeda in Iraq), citando la formazione di
comitati per la sicurezza detti “People’s cells”, Cellule del Popolo, formate
da iracheni delle tribù sunnite in cooperazione col ministero della Difesa.
Queste cellule hanno lo scopo di fermare i gruppi responsabili di massacri
indiscriminati, oltre che dell’uccisione di diversi capi tribali e religiosi
moderati. Due settimane fa, infatti, veniva ucciso il capo di una tribù
dell’Anbar, lo sceicco Nassir Qarmin al Fahdawi, da molti indicato come il
principale dei negoziatori per conto dei ribelli iracheni. Lo scorso settembre
a Samarra, un altro capotribù sunnita, Hekmat Mumtaz al Baz, era stato ucciso
da esponenti di al Qaeda, dopo aver chiesto aiuto al ministero della Difesa per
combattere l’infiltrazione di combattenti stranieri. Pochi giorni dopo
l’omicidio, i membri della sua tribù arrestarono 17 combattenti stranieri di al
Qaeda, e dopo gli arresti un altro saudita si fece saltare in aria al funerale
dello sceicco.
Exit strategy. I colloqui tra rappresentanti del
Pentagono e alcuni gruppi ribelli iracheni per elaborare una strategia comune
contro al Qaeda non sono più un segreto, lo conferma questa settimana anche il
settimanale statunitense Newsweek, secondo cui sarebbero avvenuti nelle basi
militari Usa della provincia di al Anbar, in Giordania e in Siria. “Ora che
abbiamo portato dalla nostra parte i capi politici sunniti – commentava l’ambasciatore
Usa in
Iraq, Zalmay Khalizad – il prossimo passo è conquistare i ribelli”. I gruppi
ribelli con cui sono in corso dei colloqui sarebbero ex baathisti, fazioni
islamiche, ex agenti della Guardia Repubblicana e dell’intelligence di Saddam,
oltre a diverse tribù sunnite. I contatti in corso sono stati criticati da
diversi esponenti politici sciiti, come Adel Abdel Mahdi dello Sciri, che ha
dichiarato di non aver mai dato il suo benestare. Ma la sua posizione non
sorprende se si pensa che, tra le richieste principali che i gruppi ribelli
hanno avanzato ai negoziatori statunitensi, ci sarebbe proprio quella di
contenere l’ingerenza iraniana nel paese, che passa anche attraverso lo Sciri.
Nonostante le obiezioni sciite, la frattura tra i gruppi armati iracheni
potrebbe diventare l’asso nella manica per l’exit strategy della coalizione
Usa, dopo i ripetuti fallimenti nel fermare gli attacchi. Una delle prime
conseguenze del dialogo aperto con le tribù sunnite dell’Anbar è stata infatti
la decisione del Primo Ministro Jaafari di rimpiazzare le forze Usa con milizie
locali, tramite un accordo in cui i capi tribali si impegnano a dare la caccia
ai combattenti stranieri.
Nella provincia di Anbar si sono consumate il 30 percento
delle perdite di soldati Usa, ma anche i civili iracheni uccisi - dai
bombardamenti Usa e dai miliziani di Zarqawi- sono stati numerosi, al punto che
oggi quasi tutte le tribù locali hanno deciso di appoggiare il governo. Prima
delle elezioni di dicembre, al Qaeda ha colpito duramente le aree sunnite per
attirare l’attenzione dei media e spargere il terrore, ma così facendo ha
finito con alienarsi il sostegno della popolazione. Negli ultimi mesi nella provincia
dell’Anbar si è
registrato un calo degli attentati con ordigni posti a lato delle strade e un
aumento del numero di laboratori per la preparazione di esplosivi scoperti
grazie a “soffiate”.
“E’ contro i miei principi porgere la mano agli americani –
dichiarava a un quotidiano iracheno un combattente dell’Esercito Islamico in
Iraq -, ma quando uccidono quelli di al Qaeda mi sento felice”.