23/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Londra, Zimbabwe. Storia di una piccola grande radio
“Pronto? Volevo avvisare che stamattina ho visto degli uomini armati picchiare e arrestare senza motivo un presunto dissidente del governo. E’ successo nei pressi dell’albergo dove alloggiavo”.
Arriva un’altra telefonata: “Sono uno studente universitario, nelle nostre aule la corrente elettrica manca da mesi. Non possiamo studiare dopo una certa ora, perché nessuno fa nulla?”.
E poi un’altra ancora: “Adoro i vostri programmi, anche se nell’area dove vivo la ricezione non è ottima. Continuerò ad ascoltarvi, voi continuate a combattere con le vostre onde!”.
 
Londra, sobborghi nord.
Una piccola emittente, un gruppo di giornalisti e un telefono che squilla incessantemente. E’ SW Radio Africa, l’unico organo d’informazione indipendente dello Zimbabwe, dove la libertà di espressione è una delle tante vittime del governo del Presidente Robert Mugabe e dello Zanu-Pf, il suo partito. Dopo la chiusura a tempo indeterminato dello Zimbabwe Independent, l’ultimo quotidiano libero del Paese dell’Africa meridionale, è la radio londinese la voce degli zimbabweani che chiedono pace, libertà e giustizia. Notizie di cronaca, politica locale e internazionale, dibattiti e interviste si alternano a spazi dedicati alla cultura e alla musica, secondo un palinsesto radiofonico proibito a qualsiasi organo d’informazione nazionale.  
 
“Questa radio ha cominciato a trasmettere nel 2001 a Harare”, racconta la coraggiosa fondatrice Gerry Jackson. “Dopo solo sei giorni, però, il governo l’ha fatta chiudere e ci siamo trasferiti in Inghilterra per poter continuare a trasmettere liberamente”. “Pur non avendo mai ricevuto minacce dirette – spiega la Jackson – sappiamo di due nostri radioascoltatori in Zimbabwe che sono stati arrestati e picchiati dalla polizia, perché intenti a sintonizzarsi sulla nostra frequenza”. Nulla possono Mugabe e i suoi contro i megaHertz clandestini che lasciano la capitale britannica per raggiungere, tutti i giorni dalle 18.00 alle 21.00 ora locale, gli apparecchi di Harare, Bulawayo e dei villaggi persi tra i platani. Dietro ai microfoni di SW Radio Africa ci sono alcune voci note alle radio nazionali dello stato africano: oltre a Gerry Jackson ci sono Mandisa Mundawarara, John Matinde, Georgina Goodwin, Tererai Karimakwenda, Violet Gonda e Richard Allfrey.
Qualcuno li ha definiti i "magnifici sette", l'unico gruppo di giornalisti e deejay ai quali è dato raccontare la verità senza restrizioni. Chi vuole parlare, riportare, denunciare, esporre un problema o lanciare un appello ha a disposizione due numeri di telefono, uno a Harare e uno a Londra, dotati di segreteria telefonica. Un addetto richiama la persona interessata e registra la testimonianza. E per coloro che hanno accesso a internet c’è un link denso di notizie e aggiornamenti, oltre a una chat che lascia spazio ad ogni tipo di dibattito.
 
“Per ora andiamo avanti grazie agli aiuti di alcune organizzazioni non-governative” - continua sorridendo la Jackson - ma i problemi finanziari non finiscono mai. Tuttavia continueremo a trasmettere e a raccontare a tutti quelli che ci seguono il vero Zimbabwe”.
 
Pablo Trincia
Categoria: Diritti
Luogo: Zimbabwe