Londra, Zimbabwe. Storia di una piccola grande radio
“Pronto? Volevo avvisare che stamattina ho visto degli uomini armati picchiare
e arrestare senza motivo un presunto dissidente del governo. E’ successo nei pressi
dell’albergo dove alloggiavo”.
Arriva un’altra telefonata: “Sono uno studente universitario, nelle nostre aule
la corrente elettrica manca da mesi. Non possiamo studiare dopo una certa ora,
perché nessuno fa nulla?”.
E poi un’altra ancora: “Adoro i vostri programmi, anche se nell’area dove vivo
la ricezione non è ottima. Continuerò ad ascoltarvi, voi continuate a combattere
con le vostre onde!”.
Londra, sobborghi nord.
Una piccola emittente, un gruppo di giornalisti e un telefono che squilla incessantemente.
E’ SW Radio Africa, l’unico organo d’informazione indipendente dello Zimbabwe,
dove la libertà di espressione è una delle tante vittime del governo del Presidente
Robert Mugabe e dello Zanu-Pf, il suo partito. Dopo la chiusura a tempo indeterminato
dello Zimbabwe Independent, l’ultimo quotidiano libero del Paese dell’Africa meridionale,
è la radio londinese la voce degli zimbabweani che chiedono pace, libertà e giustizia.
Notizie di cronaca, politica locale e internazionale, dibattiti e interviste si
alternano a spazi dedicati alla cultura e alla musica, secondo un palinsesto radiofonico
proibito a qualsiasi organo d’informazione nazionale.
“Questa radio ha cominciato a trasmettere nel 2001 a Harare”, racconta la coraggiosa
fondatrice Gerry Jackson. “Dopo solo sei giorni, però, il governo l’ha fatta chiudere
e ci siamo trasferiti in Inghilterra per poter continuare a trasmettere liberamente”.
“Pur non avendo mai ricevuto minacce dirette – spiega la Jackson – sappiamo di
due nostri radioascoltatori in Zimbabwe che sono stati arrestati e picchiati dalla
polizia, perché intenti a sintonizzarsi
sulla nostra frequenza”. Nulla possono Mugabe e i suoi contro i megaHertz clandestini
che lasciano la capitale britannica per raggiungere, tutti i giorni dalle 18.00
alle 21.00 ora locale, gli apparecchi di Harare, Bulawayo e dei villaggi persi
tra i platani. Dietro ai microfoni di SW Radio Africa ci sono alcune voci note
alle radio nazionali dello stato africano: oltre a Gerry Jackson ci sono Mandisa
Mundawarara, John Matinde, Georgina Goodwin, Tererai Karimakwenda, Violet Gonda
e Richard Allfrey.
Qualcuno li ha definiti i "magnifici sette", l'unico gruppo di giornalisti e
deejay ai quali è dato raccontare la verità senza restrizioni. Chi vuole parlare,
riportare, denunciare, esporre un problema o lanciare un appello ha a disposizione
due numeri di telefono, uno a Harare e uno a Londra, dotati di segreteria telefonica.
Un addetto richiama la persona interessata e registra la testimonianza. E per
coloro che hanno accesso a internet c’è un link denso di notizie e aggiornamenti,
oltre a una chat che lascia spazio ad ogni tipo di dibattito.
“Per ora andiamo avanti grazie agli aiuti di alcune organizzazioni non-governative”
- continua sorridendo la Jackson - ma i problemi finanziari non finiscono mai.
Tuttavia continueremo a trasmettere e a raccontare a tutti quelli che ci seguono
il vero Zimbabwe”.
Pablo Trincia