13/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista a Hassan Nasrallah, leader di Hizbollah
L'intervista a Hassan Nasrallah, leader del partito armato d'ispirazione sciita filo-iraniana di Hizbollah che controlla il Libano meridionale, pubblicata su Dar al Hayat del 20 gennaio 2006, è stata realizzata da Ghassan Charbel ed è stata tradotta per noi da Erminia Calabrese 
 
 
 
hassan nasrallahAl-Hayat: Signor Nasrallah, siamo sul punto di una guerra civile in Libano?
Sayyed Nasrallah: Questa intervista incomincia con una domanda difficile.
 
La situazione in Libano incoraggia  a porre una simile domanda.
Mi chiedi di una guerra civile. Dio proibisca una cosa del genere. Certamente la situazione è spiacevole. E in verità il Libano recentemente  ha  vissuto in una grande tensione, ma io credo anche che ci siano delle ragioni sufficienti  per tenerci lontani da una brutta situazione.
 
Potrebbe Hizbollah vedersi costretto  ad innescare un conflitto interno?
Innanzitutto sarebbe impossibile per Hizbollah  vedersi costretto ad innescare un conflitto interno. E poi Hizbollah sta facendo dei seri e decisivi sforzi per non diventare vittima di un complotto. Il partito lo esclude categoricamente.
 
Qual è il problema per Hizbollah ora? È stato chiesto un compromesso riguardo il suo ruolo regionale in modo che si possa giungere ad  un accordo nazionale?
Attualmente il problema in Libano non è solo e specificamente Hizbollah. È il problema del Libano. Che tipo di Libano vogliamo? Dove vogliamo che il Libano vada? Qual è il futuro del Libano, quali  politici dovrebbero governare la situazione interna e le relazioni estere del paese?
Questo è la questione. Hizbollah ha il suo punto di vista, che alcune forze politiche del governo non condividono, e altre forze politiche forse potrebbero condividere. La questione non riguarda  direttamente il ruolo di Hizbollah.
 
Potrebbe chiarire meglio?
Oggi, c’è un dibattito sotterraneo in Libano. Israele è un nemico o no? Israele ha delle aspirazioni in Libano o no? Come dobbiamo comportarci con le quotidiane violazioni israeliane alla sovranità del Libano? Come non pensare ai nostri territori occupati? Come è possibile far rientrare i prigionieri libanesi da Israele? C’è anche un dibattito che riguarda la questione palestinese, le armi palestinesi dentro e fuori i campi, i diritti civili dei rifugiati, il futuro di una presenza palestinese in Libano, permanentemente collocata e la loro espulsione. La terza questione riguarda le relazioni con la Siria: il modo in cui guardiamo alla Siria, il futuro delle nostre relazioni e dei nostri legami con quel paese e gli interessi nazionali del Libano riguardo questo tema in termini politici economici e sociali.
C’è anche la questione delle relazioni internazionali. Passiamo da una tutela siriana ad una tutela franco-americana? Quali sono i limiti di un’interferenza americana e francese in Libano? E che pensare del ruolo dell’Arabia Saudita, Egitto, o della Lega Araba? Danno il benvenuto a qualsiasi intervento americano o francese che sia.
 
Affrontare questo argomento non vi causa imbarazzo?
No, nessun imbarazzo.
 
E ai vostri alleati invece?
Neanche loro hanno problemi a riguardo. C’è in atto il progetto di ricostruire uno stato funzionante implementato dalle retribuzioni restanti degli accordi di Taef. Di fatti il Libano è gia al lavoro. È molto semplice dire che il problema del Libano sia solo quello degli Hizbollah. La questione degli Hizbollah è parte di un processo di lavoro proprio per la forza politica che lo stesso esercita nel paese.
Almeno il partito dovrebbe prendersi cura del paese e della sua gente e degli interessi nazionali libanesi. Sarebbe bello conservare l’unità del paese ed evitare ogni conflitto interno.
 
Il movimento dell’8 Marzo
 
Non pensa che Hizbollah abbia  assunto un atteggiamento differente dopo l’assassinio di Hariri?  Era necessaria la manifestazione dell’ 8 marzo a Beirut  nella piazza Riad al Solah?
Assolutamente. Era fondamentale. C’è un gruppo di forze politiche, conosciuto più tardi come 14 marzo, o forze opposte alla presenza siriana. Ovviamente Hizbollah non faceva parte del gruppo pro regime e non era membro del governo. Non votò la fiducia al primo ministro Omar Karame. Comunque non era anche nell’opposizione che esisteva al tempo. L’atmosfera che prevaleva riguardava le accuse contro la Siria e la diceria che la Siria avesse ucciso Hariri è diventata  presto un’accusa, un verdetto. Basato su questo vi erano delle pressioni per  far uscire le truppe siriane dal Libano, come poi è successo. In seguito la scena  libanese ha vissuto un’instabilità politica e un’incitazione mediatica  e psicologica non solo contro il regime siriano ma contro i siriani stessi. Posso dire con un po’ di coraggio che questa campagna fu caratterizzata al tempo da razzismo. È stata una manipolazione atta a creare ostilità tra libanesi e siriani. A cosa giova questo? In ogni caso si dovrebbe ringraziare la Siria per il suo intervento in Libano anche se ha commesso degli errori, come ha detto lo stesso presidente Assad. La dimostrazione dell’8 marzo avvenne dopo il discorso di Assad quando egli stesso parlò di errori. Qual è la differenza  tra l’8 e il 14 marzo? Siamo tutti per la verità e per investigare sull’assassinio di Hariri e vogliamo un’unità nazionale, la pace civile la costruzione di uno stato e l’accordo di Taef. In ogni caso c’era chi ringraziava la Siria e chi è corso in Siria e ha provato di nascosto a costruire un ponte tra la gente. L’interesse nazionale del Libano richiede che non ci sia ostilità tra i governi e le persone soprattutto. I governi vanno e vengono ma le persone restano. Non vogliamo arrivare ad una situazione in cui di generazioni in generazioni si tramandi questo odio.
La manifestazione dell’8 marzo in strada ha lavorato per assorbire l’aspetto psicologico veramente importante di questo stato di tensioni. In altre parole la retorica dell’opposizione, non era rivolta al regime siriano ma persino ad un numero considerevole di forze politiche in Libano.
Queste forze hanno avuto un gran numero di seguaci che hanno sentito questi discorsi giorno dopo giorno, mese dopo mese. Il pubblico è stato pompato. Anche la strada era pompata al punto di aver bisogno di una manifestazione che contenesse queste forze per poter riportare equilibrio. Se la manifestazione dell’8 marzo non ci fosse stata, il fallo politico avrebbe coinvolto la gente. Non vogliamo che il Libano arrivi a questo stato. Questa manifestazione era necessaria.
 
un immagine dei funerali di hariri a beirutA che punto siamo oggi che i ministri sciiti hanno lasciato il parlamento? È finito il dialogo?
Fino ad  adesso ci sono stati due tentativi d’accordo. Il primo a Riyadh, (il governo saudita non era coinvolto), Riyadh era solo il luogo,  poichè Saad al Hariri non poteva tornare in Libano e comunicare attraverso mediatori o il telefono era inutile.
Quindi egli stesso aveva richiesto delegati di Hizbollah e di Amal. Ci sono state 48 ore di dialogo durante le quali Saad Hariri si consultò al telefono con i suoi alleati in Libano. Fu raggiunto un accordo da quei libanesi che fu anche ben visto dal regno dell’Arabia Saudita. Ad ogni modo quando la nostra delegazione ritornò e l’accordo fu annunciato proprio il giorno dopo  fu attaccato da  alcuni alleati di Saad, in particolare da Joumblatt. Fummo sorpresi quando il  Primo Ministro Fuad Sinora  ci disse che non era in grado di andare avanti con questo accordo dovuto alle riserve di qualcuno dei suoi alleati. Il giorno successivo, un numero di ministri si consultò con il primo ministro e vedemmo l’inizio di una forte campagna mediatica contro l’accordo raggiunto. Qualche volta il problema fu che l’accordo fu stipulato fuori dal Libano, come se la città di Taef (Arabia Saudita) invece fosse sul Monte Libano. A volte invece il problema era che l’accordo avrebbe concesso un nuovo accordo del Cairo (1969, legittimazione resistenza armata palestinese in Libano). Praticamente l’accordo si sciolse e nei giorni seguenti ci fu dialogo e in seguito si ristabilì un contatto. Il primo ministro presentò una nuova  formula ed arrivammo ad un accordo. Il parlamentare Nabih Berry andò in Arabia Saudita per il pellegrinaggio e si incontrò con Saad Hariri a Jeddah. Anche Seniora si suppone essere andato lì.
La formula con la quale era d’accordo Sinora, e che doveva rimanere segreta, per posteriori discussioni e consultazioni, fu rivelata 2 giorni dopo da Joumblatt ai media.
In poche parole aspettavamo un responso da Seniora riguardo il nuovo accordo. E lo stiamo ancor aspettando. Recentemente quando Seniora era in contatto con Berri e Joumblatt in merito al discorso per acquietare il clima dei media  e la recente tensione nel paese abbiamo chiesto a Sinora riguardo l’accordo. Egli disse di aspettare e sperare in Dio. Non abbiamo avuto nessuna risposta riguardo questo nuovo accordo e non posso essere ottimista, forse anche questo cadrà come è successo con il primo.
 
Per quale scopo?
Sin dalla disputa che crebbe al governo durante la sessione straordinaria di lunedì fino a quando il ministro Tueni fu assassinato, abbiamo sempre avuto riserve riguardo l’estensione del lavoro dell’ investigazione internazionale su Hariri per ragioni connesse alla sicurezza libanese.
Tutti pensano che se l’estensione dell’investigazione potrebbe dare sicurezza al paese e potrebbero terminare gli assassini mirati.  Ma la maggioranza degli attentati sono accaduti proprio dopo la formazione della commissione internazionale di investigazione.
Questo significherebbe dichiarare l’inadeguatezza del governo e un totale fallimento sul controllo della sicurezza in Libano. Anche l’istituzione di un tribunale internazionale era nell’agenda della riunione parlamentare di giovedì. Alla fine gli abbiamo detto che avremmo atteso fino a giovedì e che avremmo voluto sentire da lui la formula per governare il tribunale internazionale perchè posso affermare che fino ad oggi, nessun testo, neanche il più piccolo, è stato presentato ad un ministro, dichiarando gli intenti del tribunale internazionale.
 
E’ vero che dopo la sua approvazione all’istituzione di un tribunale internazionale abbia suggerito Mosca come sede?
No, non è la verità. Non ho detto niente riguardo Mosca. Ma quando sono iniziati i problemi con gli ufficiali siriani  riguardo l’ investigazione e la loro testimonianza, e il giudice Mehlis ha proposto un interrogatorio a Monteverde, in Libano mi sono chiesto: “Vogliamo arrivare alla verità o vogliamo svergognarci a vicenda? Vogliamo imparare la verità o mettere in difficoltà la Siria?
Se vogliamo avere una testimonianza dagli ufficiali siriani lasciamo che abbia luogo ovunque per rassicurare la Siria, per esempio a Mosca o al Cairo. Questa è la mia opinione personale. Per quel che riguarda il tribunale internazionale ho detto si, solo in principio ho avuto dei dubbi. Non sappiamo a chi darà ascolto il parlamento.
Inoltre il  ministro Tabbara mi avrebbe visitato o lunedì o martedì per fornirci le formule proposte in modo che avremmo affrontato la questione nella sessione di giovedì in parlamento. Hanno insistito durante la sessione straordinaria di lunedì che i ministri votassero per la richiesta di un tribunale internazionale. Ci siamo opposti al loro modo di fare  lasciando la sessione. E lasciando il parlamento. Da quel momento non c’è più stato dialogo e non abbiamo creato tensioni né attaccato nessuno.
Solitamente ci chiedono perché  abbiamo lasciato il parlamento, avremmo voluto spiegare come stavano le cose ma……
 
MEDIAZIONE  TRA JOUMBLATT E AL-ASSAD
 
il presidente siriano assad e sua moglieAvevi intrapreso una mediazione con il presidente siriano Assad riguardo Joumbaltt nel 2005. Perché è fallita?
E’ una buona cosa parlare di mediazione. Innanzitutto ho molte cose da fare. Nell’anno prima dell’ assassinio di Hariri c’era una relazione amichevole tra di noi. Ma Joumblatt mi disse “ Le cose sono cambiate  a Damasco.  Spesso incontravo il generale Shehabi che adesso è fuori paese, e  anche Kaddam  e anche X, Y, Z e io non so se riferiscono quello che dico al  presidente Assad.  Mi piacerebbe che tu, se l’opportunità di un contatto tra te e Assad crescesse, potessi fare da canale di comunicazione. Sono pronto a ricevere ogni tipo di messaggio, sono pronto a fare questo e quello”, e specificò un certo ufficiale.
 
Un ufficiale  siriano?
Certo, di Damasco. Il che significa che se Walid avesse voluto incontrarsi a Damasco con alcune persone lo avrebbe potuto fare in qualsiasi momento. Sfortunatamente accadde nella settimana del rinnovo del mandato del presidente Emile Lahoud. Il dibattito non era se estendere il mandato di Lahoud ma poi lo diventò, o quanto meno lo sarebbe diventato.
 
Ha partecipato alla  decisione di estendere il mandato di Lahoud?
Abbiamo dato carta bianca non avevamo alcuna obiezione all’estensione. Non abbiamo insistito né ci siamo opposti. L’estensione ebbe luogo e quando iniziò il secondo mandato si dovette formare il nuovo governo. Per la prima volta nella storia  volevamo che  Hariri  formasse il nuovo governo. L’ho incoraggiato per farlo, ma era in qualche modo riluttante.
Abbiamo persino lavorato con la nostra delegazione siriana per chiarire le circostanze, e gli interessi del paese. Dopo quell’ estensione ha richiesto che Hariri formasse il nuovo governo. Comunque Hariri mi disse: “Ho un problema a formare un governo senza Jomblatt. In vista del difficile clima tra Joumblatt e i siriani, sarà difficile formarlo. Voglio che tu mi aiuta nelle relazioni tra  Joumblatt e  la Siria”. Hariri mi chiese quel giorno un’importante appuntamento, e lo incontrai a sud di Beirut. mi disse: “Devi intervenire oggi , immediatamente”.
Quel giorno Jomblatt aveva attaccato i siriani, e il giorno dopo la visita di Hariri, si decise di convocare una riunione all’Hotel Commodore, contro Joumblatt. La stessa notte Joumblatt fu ospitato nel talk Show ‘Kalam an-nass’ su LBC. Chiesi  ad Hariri perché oggi e ha risposto con queste esatte parole: “Perché domani al Commodore lo spelleranno vivo cosi stanotte lui attaccherà loro. Questo significa che domani non ci sarà alcuna opportunità per recuperare il rapporto. C’ho pensato tutta la notte e non ho potuto dormirci sono arrivato alla conclusione che tu sei uno di quelli che può affrontare la situazione. Vorrei che tu parlassi con Walid Beyk e chiedergli di calmare la situazione.” Ho chiamato Walid Beyk e ho parlato con lui. Gli ho detto “ Spero che tu pensi che le cose possano risolversi, sistemarsi, e affronterò la questione domani”. La stessa sera, ho creato i contatti necessari affinché l’atmosfera fosse calma il giorno seguente per l’evento al Commodore. Inoltre, Walid Joumblatt  in TV aveva detto: “ Sono a disposizione del signor Hassan”, l’ha ripetuto per tre o quattro volte. Sono entrato a far parte della mediazione.  Non era complicato. L’unica cosa richiesta era convocare una riunione tra Assad e Joumblatt cosi che potessero sedersi assieme e raggiungere un accordo.
All’inizio il presidente Assad era infastidito dall’atteggiamento di Joumblatt ma poi accettò di riceverlo.
 
Questa è la prima volta che lo sto rivelando. Al-Assad mi ha riferito alla fine che “ Jomblatt  stava attaccando noi, e il regime, e la persona più soggetta agli attacchi era il nostro rappresentante in Libano, il generale Ghazali. Così fui in grado di sistemare la questione anche se non diplomaticamente, in modo che Walid Jomblatt potesse incontrarsi con Ghazali. In seguito, Jomblatt sarebbe stato il benvenuto a Damasco”. Ho pensato che questo fosse eccellente. Ho spedito un messaggio a Walid Beyk-  era sabato non ricordo la data, però era prima dell’assassinio di Hariri e prima che si esentasse nel formare il nuovo governo. Lunedì ci sarebbe stata una conferenza all’hotel Bristol. Sabato ho mandato uno dei nostri delegati alla Mukhtara, lui mi ha telefono e gli  ho detto: “ Nuove cose stanno succedendo. Spero che tu possa ricevere questa persona, ascoltarla e dargli una risposta”. Hajj Hussein Khalil andò e gli disse che come risultato della mia mediazione l’atmosfera in Siria era buona e positiva “ il presidente Assad” ha detto, “ è pronto e noi programmeremo un appuntamento al quale possiate andar insieme tu e Nasrallah. Ad ogni modo il signor Nasrallah crede che, e non una condizione dettata da Assad, che anche Ghazali avrebbe dovuto invitarci a pranzo e ci fermeremo e vederlo sulla strada per Damasco , o Nasrallah inviterà te e Ghazali a pranzo, così la finiremo con questo clima e poi incontreremo Assad.
 Joumblatt mi disse: ‘Lasciami pensare riguardo  a questo e fa quello che ti ho detto”.
Hajj Hussein mi ha telefonato dalla Moukhtara e mi ha  detto cosa accadeva. Ho detto: “Bene, lasciamo questo tra noi , così che se lui non accetta sapremo come affrontare il fatto.
Poi alla conferenza del Bristol, Joumblatt rivelò ogni cosa che era  successo. Al momento realizzai  che Walid Joumblatt non avesse una seria intenzione di riconciliazione con i siriani, anche prima dell’assassinio di Hariri, e che Joumblatt avesse preso la decisione di entrare in conflitto con questo regime. Credo che quello che disse al Bristol mi urtò personalmente , come mediatore, e urtò il primo ministro Hariri, anche,  che era entusiasta riguardo la mediazione, e diede fastidio ai siriani stessi. Era chiaro, e posso attestare il fatto che questo fu il clima precedente  all’assassinio di Hariri. Il presidente al-Assad aveva buone intenzioni riguardo Jomblatt , ma questi insisteva nel rompere le relazioni con il regime siriano. Dopo l’assassinio di Hariri le cose divennero più difficili. Non fu possibile  parlare di mediazione. Si io e gli altri abbiamo fatto degli sforzi senza che nessuno ce lo chiedesse per poter calmare l’atmosfera, ma le cose erano difficili.
 
Durante questo periodo, fu concesso a Joumblatt di ricevere gli ufficiali siriani senza incontrare il presidente al-Assad?
Questo si ebbe dopotutto, dopo il martirio di Hariri, e gli attacchi pesanti di Jomblatt. Assad aveva dei dubbi ma nessuna obiezione all’incontro di Joumblatt con altri ufficiali siriani.
 
vai alla seconda parte 
Categoria: Guerra, Politica, Popoli
Luogo: Libano
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