L'intervista a Hassan Nasrallah, leader del partito armato
d'ispirazione sciita filo-iraniana di Hizbollah che controlla il Libano
meridionale, pubblicata su Dar al Hayat del 20 gennaio 2006, è stata realizzata
da Ghassan Charbel ed è stata
tradotta per noi da Erminia Calabrese
Al-Hayat:
Signor Nasrallah,
siamo sul punto di una guerra civile in Libano?
Sayyed Nasrallah: Questa intervista incomincia con una domanda
difficile.
La situazione in Libano incoraggia
a porre una simile domanda.
Mi chiedi di una guerra civile.
Dio proibisca una cosa del genere. Certamente la situazione è spiacevole. E
in verità il Libano recentemente
ha vissuto in una grande
tensione, ma io credo anche che ci siano delle ragioni sufficienti per tenerci lontani da una brutta
situazione.
Potrebbe
Hizbollah vedersi costretto ad
innescare un conflitto interno?
Innanzitutto sarebbe impossibile
per Hizbollah vedersi costretto ad
innescare un conflitto interno. E poi Hizbollah sta facendo dei seri e decisivi
sforzi per non diventare vittima di un complotto. Il partito lo esclude
categoricamente.
Qual è il problema per Hizbollah ora? È stato chiesto un compromesso
riguardo il suo ruolo regionale in modo che si possa giungere ad un accordo nazionale?
Attualmente il problema in Libano
non è solo e specificamente Hizbollah. È il problema del Libano. Che tipo di
Libano vogliamo? Dove vogliamo che il Libano vada? Qual è il futuro del
Libano, quali politici dovrebbero
governare la situazione interna e le relazioni estere del paese?
Questo è la questione. Hizbollah
ha il suo punto di vista, che alcune forze politiche del governo non
condividono, e altre forze politiche forse potrebbero condividere. La questione
non riguarda direttamente il ruolo di
Hizbollah.
Potrebbe chiarire meglio?
Oggi, c’è un dibattito
sotterraneo in Libano. Israele è un nemico o no? Israele ha delle aspirazioni
in Libano o no? Come dobbiamo comportarci con le quotidiane violazioni israeliane
alla sovranità del Libano? Come non pensare ai nostri territori occupati? Come
è possibile far rientrare i prigionieri libanesi da Israele? C’è anche un
dibattito che riguarda la questione palestinese, le armi palestinesi dentro e
fuori i campi, i diritti civili dei rifugiati, il futuro di una presenza
palestinese in Libano, permanentemente collocata e la loro espulsione. La terza
questione riguarda le relazioni con la Siria: il modo in cui guardiamo alla
Siria, il futuro delle nostre relazioni e dei nostri legami con quel paese e
gli interessi nazionali del Libano riguardo questo tema in termini politici
economici e sociali.
C’è anche la questione delle
relazioni internazionali. Passiamo da una tutela siriana ad una tutela
franco-americana? Quali sono i limiti di un’interferenza americana e
francese in
Libano? E che pensare del ruolo dell’Arabia Saudita, Egitto, o della
Lega
Araba? Danno il benvenuto a qualsiasi intervento americano o francese
che sia.
Affrontare questo argomento non vi causa imbarazzo?
No, nessun imbarazzo.
E ai vostri alleati invece?
Neanche loro hanno problemi a
riguardo. C’è in atto il progetto di ricostruire uno stato funzionante
implementato dalle retribuzioni restanti degli accordi di Taef. Di fatti il
Libano è gia al lavoro. È molto semplice dire che il problema del Libano sia
solo quello degli Hizbollah. La questione degli Hizbollah è parte di un
processo di lavoro proprio per la forza politica che lo stesso esercita nel
paese.
Almeno il partito dovrebbe
prendersi cura del paese e della sua gente e degli interessi nazionali
libanesi. Sarebbe bello conservare l’unità del paese ed evitare ogni conflitto
interno.
Il movimento dell’8 Marzo
Non pensa che Hizbollah abbia
assunto un atteggiamento differente dopo l’assassinio di Hariri? Era necessaria la manifestazione dell’ 8
marzo a Beirut nella piazza Riad al
Solah?
Assolutamente. Era fondamentale. C’è un gruppo di forze
politiche, conosciuto più tardi come 14 marzo, o forze opposte alla
presenza
siriana. Ovviamente Hizbollah non faceva parte del gruppo pro regime e
non era
membro del governo. Non votò la fiducia al primo ministro Omar Karame.
Comunque
non era anche nell’opposizione che esisteva al tempo. L’atmosfera che
prevaleva
riguardava le accuse contro la Siria e la diceria che la Siria
avesse ucciso Hariri è diventata presto un’accusa, un verdetto.
Basato su
questo vi erano delle pressioni per far
uscire le truppe siriane dal Libano, come poi è successo. In seguito la
scena libanese ha vissuto
un’instabilità politica e un’incitazione mediatica e psicologica
non solo contro il regime siriano ma contro i
siriani stessi. Posso dire con un po’ di coraggio che questa campagna
fu
caratterizzata al tempo da razzismo. È stata una manipolazione atta a
creare
ostilità tra libanesi e siriani. A cosa giova questo? In ogni caso si
dovrebbe
ringraziare la Siria per il suo intervento in Libano anche se ha
commesso degli
errori, come ha detto lo stesso presidente Assad. La dimostrazione
dell’8 marzo
avvenne dopo il discorso di Assad quando egli stesso parlò di errori.
Qual è
la differenza tra l’8 e il 14 marzo?
Siamo tutti per la verità e per investigare sull’assassinio di Hariri e
vogliamo un’unità nazionale, la pace civile la costruzione di uno stato
e
l’accordo di Taef. In ogni caso c’era chi ringraziava la Siria e chi è
corso in
Siria e ha provato di nascosto a costruire un ponte tra la gente.
L’interesse
nazionale del Libano richiede che non ci sia ostilità tra i governi e
le
persone soprattutto. I governi vanno e vengono ma le persone restano.
Non
vogliamo arrivare ad una situazione in cui di generazioni in
generazioni si
tramandi questo odio.
La manifestazione dell’8 marzo in
strada ha lavorato per assorbire l’aspetto psicologico veramente importante di
questo stato di tensioni. In altre parole la retorica dell’opposizione, non
era rivolta al regime siriano ma persino ad un numero considerevole di forze
politiche in Libano.
Queste forze hanno avuto un gran
numero di seguaci che hanno sentito questi discorsi giorno dopo giorno, mese
dopo mese. Il pubblico è stato pompato. Anche la strada era pompata al punto di
aver bisogno di una manifestazione che contenesse queste forze per poter
riportare equilibrio. Se la manifestazione dell’8 marzo non ci fosse stata, il
fallo politico avrebbe coinvolto la gente. Non vogliamo che il Libano arrivi a
questo stato. Questa manifestazione era necessaria.
A che punto siamo oggi che i ministri sciiti hanno lasciato il
parlamento? È finito il dialogo?
Fino ad adesso ci sono stati due tentativi d’accordo. Il primo a Riyadh,
(il governo saudita non era coinvolto), Riyadh era solo il luogo, poichè Saad al Hariri non poteva tornare in
Libano e comunicare attraverso mediatori o il telefono era inutile.
Quindi egli stesso aveva
richiesto delegati di Hizbollah e di Amal. Ci sono state 48 ore di dialogo
durante le quali Saad Hariri si consultò al telefono con i suoi alleati in
Libano. Fu raggiunto un accordo da quei libanesi che fu anche ben visto dal
regno dell’Arabia Saudita. Ad ogni modo quando la nostra delegazione ritornò e
l’accordo fu annunciato proprio il giorno dopo
fu attaccato da alcuni alleati
di Saad, in particolare da Joumblatt. Fummo sorpresi quando il
Primo Ministro Fuad Sinora ci
disse che non era in grado di andare avanti con questo accordo dovuto alle
riserve di qualcuno dei suoi alleati. Il giorno successivo, un numero di
ministri si consultò con il primo ministro e vedemmo l’inizio di una forte
campagna mediatica contro l’accordo raggiunto. Qualche volta il problema fu che
l’accordo fu stipulato fuori dal Libano, come se la città di Taef (Arabia
Saudita) invece fosse sul Monte Libano. A volte invece il problema era che
l’accordo avrebbe concesso un nuovo accordo del Cairo (1969, legittimazione
resistenza armata palestinese in Libano).
Praticamente l’accordo si sciolse e nei giorni seguenti ci fu dialogo e in
seguito si ristabilì un contatto. Il primo ministro presentò una nuova formula ed arrivammo ad un accordo. Il
parlamentare Nabih Berry andò in Arabia Saudita per il pellegrinaggio e si
incontrò con Saad Hariri a Jeddah. Anche Seniora si suppone essere andato lì.
La formula con la quale era d’accordo Sinora, e che doveva rimanere segreta,
per posteriori
discussioni e consultazioni, fu rivelata 2 giorni dopo da Joumblatt ai media.
In poche parole aspettavamo un responso da Seniora riguardo il
nuovo accordo. E lo stiamo ancor aspettando. Recentemente quando Seniora era in
contatto con Berri e Joumblatt in merito al discorso per acquietare il clima
dei media e la recente tensione nel
paese abbiamo chiesto a Sinora riguardo l’accordo. Egli disse di aspettare e
sperare in Dio. Non abbiamo avuto nessuna risposta riguardo questo nuovo
accordo e non posso essere ottimista, forse anche questo cadrà come è successo
con il primo.
Per quale scopo?
Sin dalla disputa che crebbe al
governo durante la sessione straordinaria di lunedì fino a quando il ministro
Tueni fu assassinato, abbiamo sempre avuto riserve riguardo l’estensione del
lavoro dell’ investigazione internazionale su Hariri per ragioni connesse alla
sicurezza libanese.
Tutti pensano che se l’estensione
dell’investigazione potrebbe dare sicurezza al paese e potrebbero terminare gli
assassini mirati. Ma la maggioranza
degli attentati sono accaduti proprio dopo la formazione della commissione
internazionale di investigazione.
Questo significherebbe dichiarare
l’inadeguatezza del governo e un totale fallimento sul controllo della
sicurezza in Libano. Anche l’istituzione di un tribunale internazionale era nell’agenda
della riunione
parlamentare di giovedì. Alla fine gli abbiamo detto che avremmo atteso fino a
giovedì e che avremmo voluto sentire da lui la formula per governare il
tribunale internazionale perchè posso affermare che fino ad oggi, nessun testo,
neanche il più piccolo, è stato presentato ad un ministro, dichiarando gli
intenti del tribunale internazionale.
E’ vero che dopo la sua approvazione all’istituzione di un tribunale
internazionale abbia suggerito Mosca come sede?
No, non è la verità. Non ho detto
niente riguardo Mosca. Ma quando sono iniziati i problemi con gli ufficiali
siriani riguardo l’ investigazione e la
loro testimonianza, e il giudice Mehlis ha proposto un interrogatorio a
Monteverde, in Libano mi sono chiesto: “Vogliamo arrivare alla verità o vogliamo
svergognarci a vicenda? Vogliamo imparare la verità o mettere in difficoltà la
Siria?
Se vogliamo avere una
testimonianza dagli ufficiali siriani lasciamo che abbia luogo ovunque per rassicurare
la Siria, per esempio a
Mosca o al Cairo. Questa è la mia opinione personale. Per quel che riguarda il
tribunale internazionale ho detto si, solo in principio ho avuto dei dubbi. Non
sappiamo a chi darà ascolto il parlamento.
Inoltre il ministro Tabbara mi avrebbe visitato o
lunedì o martedì per fornirci le formule proposte in modo che avremmo
affrontato la questione nella sessione di giovedì in parlamento. Hanno
insistito durante la sessione straordinaria di lunedì che i ministri votassero
per la richiesta di un tribunale internazionale. Ci siamo opposti al loro modo
di fare lasciando la sessione. E
lasciando il parlamento. Da quel momento non c’è più stato dialogo e non
abbiamo creato tensioni né attaccato nessuno.
Solitamente ci chiedono
perché abbiamo lasciato il parlamento,
avremmo voluto spiegare come stavano le cose ma……
MEDIAZIONE TRA JOUMBLATT E
AL-ASSAD
Avevi intrapreso una mediazione con il presidente siriano Assad
riguardo Joumbaltt nel 2005. Perché è fallita?
E’ una buona cosa parlare di
mediazione. Innanzitutto ho molte cose da fare. Nell’anno prima dell’
assassinio di Hariri c’era una relazione amichevole tra di noi. Ma Joumblatt mi
disse “ Le cose sono cambiate a
Damasco. Spesso incontravo il generale
Shehabi che adesso è fuori paese, e
anche Kaddam e anche X, Y, Z e
io non so se riferiscono quello che dico al
presidente Assad. Mi piacerebbe
che tu, se l’opportunità di un contatto tra te e Assad crescesse, potessi fare
da canale di comunicazione. Sono pronto a ricevere ogni tipo di messaggio, sono
pronto a fare questo e quello”, e specificò un certo ufficiale.
Un ufficiale siriano?
Certo, di Damasco. Il che
significa che se Walid avesse voluto incontrarsi a Damasco con alcune persone
lo avrebbe potuto fare in qualsiasi momento. Sfortunatamente accadde nella
settimana del rinnovo del mandato del presidente Emile Lahoud. Il dibattito non
era se estendere il mandato di Lahoud ma poi lo diventò, o quanto meno lo
sarebbe diventato.
Ha partecipato alla decisione
di estendere il mandato di Lahoud?
Abbiamo dato carta bianca non
avevamo alcuna obiezione all’estensione. Non abbiamo insistito né ci siamo
opposti. L’estensione ebbe luogo e quando iniziò il secondo mandato si dovette
formare il nuovo governo. Per la prima volta nella storia volevamo che Hariri formasse il nuovo
governo. L’ho incoraggiato per farlo, ma era in qualche modo riluttante.
Abbiamo persino lavorato con la
nostra delegazione siriana per chiarire le circostanze, e gli interessi del
paese. Dopo quell’ estensione ha richiesto che Hariri formasse il nuovo
governo. Comunque Hariri mi disse: “Ho un problema a formare un governo senza
Jomblatt. In vista del difficile clima tra Joumblatt e i siriani, sarà
difficile formarlo. Voglio che tu mi aiuta nelle relazioni tra Joumblatt e
la Siria”. Hariri mi chiese quel giorno un’importante appuntamento, e lo
incontrai a sud di Beirut. mi disse: “Devi intervenire oggi , immediatamente”.
Quel giorno Jomblatt aveva
attaccato i siriani, e il giorno dopo la visita di Hariri, si decise di
convocare una riunione all’Hotel Commodore, contro Joumblatt. La stessa notte
Joumblatt fu ospitato nel talk Show ‘Kalam an-nass’ su LBC. Chiesi ad Hariri perché oggi e ha risposto con
queste esatte parole: “Perché domani al Commodore lo spelleranno vivo cosi
stanotte lui attaccherà loro. Questo significa che domani non ci sarà alcuna
opportunità per recuperare il rapporto. C’ho pensato tutta la notte e non ho
potuto dormirci sono arrivato alla conclusione che tu sei uno di quelli che può
affrontare la situazione. Vorrei che tu parlassi con Walid Beyk e chiedergli di
calmare la situazione.” Ho chiamato Walid Beyk e ho parlato con lui. Gli ho
detto “ Spero che tu pensi che le cose possano risolversi, sistemarsi, e
affronterò la questione domani”. La stessa sera, ho creato i contatti necessari
affinché l’atmosfera fosse calma il giorno seguente per l’evento al Commodore.
Inoltre, Walid Joumblatt in TV aveva
detto: “ Sono a disposizione del signor Hassan”, l’ha ripetuto per tre o
quattro volte. Sono entrato a far parte della mediazione. Non era complicato. L’unica cosa richiesta
era convocare una riunione tra Assad e Joumblatt cosi che potessero sedersi
assieme e raggiungere un accordo.
All’inizio il presidente Assad
era infastidito dall’atteggiamento di Joumblatt ma poi accettò di riceverlo.
Questa è la prima volta che lo
sto rivelando. Al-Assad mi ha riferito alla fine che “ Jomblatt stava attaccando noi, e il regime, e la
persona più soggetta agli attacchi era il nostro rappresentante in Libano, il
generale Ghazali. Così fui in grado di sistemare la questione anche se non
diplomaticamente, in modo che Walid Jomblatt potesse incontrarsi con Ghazali.
In seguito, Jomblatt sarebbe stato il benvenuto a Damasco”. Ho pensato che
questo fosse eccellente. Ho spedito un messaggio a Walid Beyk- era sabato non ricordo la data, però era
prima dell’assassinio di Hariri e prima che si esentasse nel formare il nuovo
governo. Lunedì ci sarebbe stata una conferenza all’hotel Bristol. Sabato ho
mandato uno dei nostri delegati alla Mukhtara, lui mi ha telefono e gli ho detto: “ Nuove cose stanno succedendo.
Spero che tu possa ricevere questa persona, ascoltarla e dargli una risposta”.
Hajj Hussein Khalil andò e gli disse che come risultato della mia mediazione
l’atmosfera in Siria era buona e positiva “ il presidente Assad” ha detto, “ è
pronto e noi programmeremo un appuntamento al quale possiate andar insieme tu
e
Nasrallah. Ad ogni modo il signor Nasrallah crede che, e non una condizione
dettata da Assad, che anche Ghazali avrebbe dovuto invitarci a pranzo e ci
fermeremo e vederlo sulla strada per Damasco , o Nasrallah inviterà te e
Ghazali a pranzo, così la finiremo con questo clima e poi incontreremo Assad.
Joumblatt mi disse: ‘Lasciami pensare riguardo a questo e fa quello che ti ho detto”.
Hajj Hussein mi ha telefonato dalla
Moukhtara e mi ha detto cosa accadeva.
Ho detto: “Bene, lasciamo questo tra noi , così che se lui non accetta sapremo
come affrontare il fatto.
Poi alla conferenza del Bristol,
Joumblatt rivelò ogni cosa che era
successo. Al momento realizzai
che Walid Joumblatt non avesse una seria intenzione di riconciliazione
con i siriani, anche prima dell’assassinio di Hariri, e che Joumblatt avesse
preso la decisione di entrare in conflitto con questo regime. Credo che quello
che disse al Bristol mi urtò personalmente , come mediatore, e urtò il primo
ministro Hariri, anche, che era
entusiasta riguardo la mediazione, e diede fastidio ai siriani stessi. Era
chiaro, e posso attestare il fatto che questo fu il clima precedente all’assassinio di Hariri. Il presidente
al-Assad aveva buone intenzioni riguardo Jomblatt , ma questi insisteva nel
rompere le relazioni con il regime siriano. Dopo l’assassinio di Hariri le cose
divennero più difficili. Non fu possibile
parlare di mediazione. Si io e gli altri abbiamo fatto degli sforzi
senza che nessuno ce lo chiedesse per poter calmare l’atmosfera, ma le cose
erano difficili.
Durante questo periodo, fu concesso a Joumblatt di ricevere gli
ufficiali siriani senza incontrare il presidente al-Assad?
Questo si ebbe dopotutto, dopo il martirio di Hariri, e gli attacchi
pesanti di Jomblatt. Assad aveva dei dubbi ma nessuna obiezione all’incontro di
Joumblatt con altri ufficiali siriani.