01/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Michael Warshawsky, pacifista israeliano, sul voto in Palestina
scritto per noi da
Milena Nebbia*
 
 
Il trionfo di Hamas alle elezioni del 25 gennaio ha tramortito Israele e sembra riportare il conflitto con i palestinesi anni indietro nel tempo in cui le due parti rifiutavano il dialogo.
Da quando, dieci anni fa, Israele e Palestina iniziarono le trattative di pace, Israele è sempre stato profondamente diviso sul tipo di concessioni da fare e sulla possibilità che il dialogo avrebbe portato ad una conclusione del decennale conflitto. Da mercoledì sembra che non ci siano più dubbi, le trattative sono state congelate in attesa di vedere cosa accadrà nel governo palestinese e con la giustificazione di non poter trattare con una forza terroristica che vuole la distruzione del Paese.
 
corteo di hamas“La vittoria di Hamas è una pessima notizia per chiunque crede nella pace e nei negoziati - ha dichiarato Yossi Beilin, un negoziatore ufficiale e uno dei maggiori politici di sinistra - questo movimento non è pronto a riconoscerete Israele e porre fine al terrorismo”. Con i negoziati di pace tra Israele ed Hamas impensabili, al momento, è molto probabile che il governo israeliano si orienterà verso una politica unilaterale, come l’accelerazione della costruzione del muro che taglia i territori della Cisgiordania. E’quanto teme l’intellettuale israeliano Michael Warshawsky, pacifista storico, incontrato dagli osservatori italiani presso l’Alternative Information Centre a Gerusalemme Ovest: “L’elezione di due giorni fa è un avvenimento grave perché legittimerà ancor di più coloro che non vogliono portare avanti il processo di pace – ha spiegato - a partire dal 25 gennaio verrà detto in Europa, negli Stati Uniti, a Tel Aviv che non è possibile riconoscere come partner negoziatore Hamas e tutto quello che andava verso un processo di pace si fermerà. In realtà sono anni che una larga parte del governo israeliano ripete che non c’è un partner, quindi Hamas non rappresenta la fine di un dialogo, la verità è che non ci può e non ci deve essere un partner per portare avanti e giustificare l’unilateralismo come concetto fondamentale. Se ci fosse un partner ci dovrebbero essere dei negoziati e tutti sanno che le condizioni sono le Risoluzioni dell’Onu sui coloni, sul diritto al ritorno dei profughi…quindi per una certa parte di Israele è meglio se la situazione sia destabilizzata. Si potrebbe dire che la vittoria di Hamas è l’ultima vittoria di Sharon prima che sparisca definitivamente”.
 
michael warschawski “Per quanto riguarda la Palestina –prosegue Warshawsky - i palestinesi pagheranno caro il fatto di avere espresso questo voto perché si rafforzerà la repressione israeliana, l’Unione Europea taglierà i finanziamenti all’Autorità Nazionale Palestinese. Il linguaggio dei dirigenti israeliani è già un linguaggio di guerra, la popolazione palestinese dovrà pagare per avere portato al potere una forza terroristica. D’altro canto, però, ci potrebbe anche essere la possibilità di un recupero per la Palestina, nel caso ad esempio che si formasse un governo di unità nazionale, questo sarebbe sicuramente percepito come un segnale di moderazione, un altro aspetto positivo è la pulizia interna cui saranno costrette le strutture dell’Olp e di Fatah rimettendo in moto il movimento interno nazionale messo in ginocchio dagli elevati livelli di corruzione. Pensando al dopo Sharon in Israele alla vigilia delle elezioni di marzo, direi che c’è confusione nella situazione politica perché Sharon aveva monopolizzato il potere e adesso con la sua scomparsa dalla scena politica si è aperta una discussione forte sul suo operato – continua l’intellettuale - anche se la maggior parte pensa ancora che sarebbe bello se tornasse al potere. C’è assenza di dibattito politico vero, a parte nel partito laburista di Amir Perez, lui è quello che soffrirrà di più della vittoria di Hamas perché è a favore della ripresa dei negoziati. La vittoria di Hamas renderà sempre più difficile per Perez convincere gli israeliani del realismo di una prospettiva di negoziato. La sua volontà era anche quella di concentrare la campagna elettorale sul sociale rendendosi conto della situazione critica di una buona fetta di popolazione israeliana massacrata dal neoliberismo, ma la vittoria di Hamas consentirà  alla destra del Likud e a Kadima di riportare la discussione soltanto sulla sicurezza e sul conflitto”. 
Articoli correlati: Conflitto in quest'area: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti: