scritto per noi da
Milena Nebbia*
Il trionfo di Hamas alle elezioni
del 25 gennaio ha tramortito Israele e sembra riportare il conflitto con i
palestinesi anni indietro nel tempo in cui le due parti rifiutavano il dialogo.
Da quando, dieci anni fa, Israele
e Palestina iniziarono le trattative di pace, Israele è sempre stato
profondamente diviso sul tipo di concessioni da fare e sulla possibilità che il
dialogo avrebbe portato ad una conclusione del decennale conflitto. Da
mercoledì sembra che non ci siano più dubbi, le trattative sono state congelate
in attesa di vedere cosa accadrà nel governo palestinese e con la
giustificazione di non poter trattare con una forza terroristica che vuole la
distruzione del Paese.

“La vittoria di Hamas è una
pessima notizia per chiunque crede nella pace e nei negoziati - ha dichiarato
Yossi Beilin, un negoziatore ufficiale e uno dei maggiori politici di sinistra
- questo movimento non è pronto a riconoscerete Israele e porre fine al
terrorismo”. Con i negoziati di pace tra
Israele ed Hamas impensabili, al momento, è molto probabile che il governo
israeliano si orienterà verso una politica unilaterale, come l’accelerazione
della costruzione del muro che taglia i territori della Cisgiordania. E’quanto
teme l’intellettuale israeliano Michael Warshawsky, pacifista storico,
incontrato dagli osservatori italiani presso l’
Alternative Information
Centre a Gerusalemme Ovest: “L’elezione di due giorni fa è un avvenimento
grave perché legittimerà ancor di più coloro che non vogliono portare avanti il
processo di pace – ha spiegato - a partire dal 25 gennaio verrà detto in
Europa, negli Stati Uniti, a Tel Aviv che non è possibile riconoscere come
partner negoziatore Hamas e tutto quello che andava verso un processo di pace
si fermerà. In realtà sono anni che una larga parte del governo israeliano
ripete che non c’è un partner, quindi Hamas non rappresenta la fine di un
dialogo, la verità è che non ci può e non ci deve essere un partner per portare
avanti e giustificare l’unilateralismo come concetto fondamentale. Se ci fosse
un partner ci dovrebbero essere dei negoziati e tutti sanno che le condizioni
sono le Risoluzioni dell’Onu sui coloni, sul diritto al ritorno dei
profughi…quindi per una certa parte di Israele è meglio se la situazione sia
destabilizzata. Si potrebbe dire che la vittoria di Hamas è l’ultima vittoria
di Sharon prima che sparisca definitivamente”.

“Per quanto riguarda la Palestina –prosegue Warshawsky - i palestinesi
pagheranno caro il fatto di avere espresso questo voto perché si rafforzerà la
repressione israeliana, l’Unione Europea taglierà i finanziamenti all’Autorità
Nazionale Palestinese. Il linguaggio dei dirigenti israeliani è già un
linguaggio di guerra, la popolazione palestinese dovrà pagare per avere portato
al potere una forza terroristica. D’altro canto, però, ci potrebbe anche essere
la possibilità di un recupero per la Palestina, nel caso ad esempio che si
formasse un governo di unità nazionale, questo sarebbe sicuramente percepito
come un segnale di moderazione, un altro aspetto positivo è la pulizia interna
cui saranno costrette le strutture dell’Olp e di Fatah rimettendo in moto il
movimento interno nazionale messo in ginocchio dagli elevati livelli di
corruzione. Pensando al dopo Sharon in Israele alla vigilia delle elezioni di
marzo, direi che c’è confusione nella situazione politica perché Sharon aveva
monopolizzato il potere e adesso con la sua scomparsa dalla scena politica si
è
aperta una discussione forte sul suo operato – continua l’intellettuale - anche
se la maggior parte pensa ancora che sarebbe bello se tornasse al potere. C’è
assenza di dibattito politico vero, a parte nel partito laburista di Amir
Perez, lui è quello che soffrirrà di più della vittoria di Hamas perché è a
favore della ripresa dei negoziati. La vittoria di Hamas renderà sempre più
difficile per Perez convincere gli israeliani del realismo di una prospettiva
di negoziato. La sua volontà era anche quella di concentrare la campagna
elettorale sul sociale rendendosi conto della situazione critica di una buona
fetta di popolazione israeliana massacrata dal neoliberismo, ma la vittoria di
Hamas consentirà alla destra del Likud
e a Kadima di riportare la discussione soltanto sulla sicurezza e sul
conflitto”.