scritto per noi da
Erminia Calabrese
È venerdì, giorno di preghiera. All’indomani della vittoria
di Hamas, nelle elezioni legislative palestinesi, tra le reazioni non possono
mancare quelle dei palestinesi che
vivono in Libano. Immigrati clandestini, senza nazionalità
né documenti d'identità, che abitano i campi profughi del Libano meridionale.
Molti di loro sono arrivati qui da un primo paese ospite, altri espulsi dalla
Palestina dopo l'occupazione israeliana del 1967, senza nemmeno il
riconoscimento da parte dell’
Unrwa, l'agenzia delle Nazioni Unite creata
appositamente per i rifugiati palestinesi.

Nella moschea Khaled Ibn al-Walid nel campo di Ain
Al-Heloue, alla periferia di Saida, a circa 35
chilometri da Beirut, lo Sheikh Ali Youssef, partigiano di Hamas,
parla ai 500 fedeli lì riuniti: “Hamas non si allontanerà dai suoi
principi, è
meglio che tutti lo sappiano: il rifiuto del nemico israeliano, la
resistenza
armata e il recupero di tutta la terra che appartiene alla Palestina
sarà il
nostro motto”. Le strade di Saida, già all’annuncio dei primi risultati
delle
elezioni, e per tutta la giornata
successiva, si tingono di verde, il
colore della bandiera del partito.
Slogan scanditi ad alta voce, a volte anche in ebraico, echeggiano
per le strade. Tra le parole dei leaders di Hamas e sulle note di canti
patriottici, i bambini distribuiscono caramelle. Sulle macchine campeggiano
posters giganti dello Sheikh Ahmad Yassin, fondatore e leader di Hamas, assassinato da Israele nel marzo del 2004, e
foto di Rantisi, anche lui co-fondatore di Hamas, ucciso un mese dopo.

C’è aria di festa. Una folla nella piazza di Saida grida:
“Gerusalemme! stiamo arrivando”. Più a sud, in direzione di Tiro, un altro campo - quello di Rashidiyye , uno dei
più grandi e dei più poveri in Libano – offre le stesse scene e la stessa
atmosfera. Ragazze, con vestito e velo nero che lasciano scoperti solo gli occhi, festeggiano la vittoria di
Hamas. Per Aya, 22 anni, la vittoria di Hamas “è un raggio di sole,
una speranza, per me, di poter arrivare in Palestina e vedere la mia
terra, la
terra dei miei genitori”. A questa sua voce si uniscono quelle delle
altre
ragazze del campo. Hassan, un ragazzo di 23 anni, che vive a Tiro nel
campo di
al-Bass, un campo dove i servizi e gli aiuti offerti ai palestinesi
sono
minimi, e dove l’acqua potabile viene fornita da alcune organizzazioni
non
governative straniere, ha in casa, dappertutto, poster di
Gerusalemme e di Arafat. Sorride dinanzi al festeggiamento degli
altri, anche se tiene per al-Fatah. “Il fatto è che qui siamo
dimenticati dallo
Stato libanese, viviamo in condizioni pessime. I libanesi ci
discriminano”,
racconta Hassan, “qui non abbiamo libertà di movimento, per noi la vita
si
svolge in questo campo. Molti lavori ci sono proibiti, come anche
l’accesso ai
servizi medici; la nostra vita è resa sempre più difficile e ora la
questione
del disarmo dei campi ci fa sentire costantemente al centro delle
polemiche”.

Ali Baraké, responsabile di Hamas in Libano, commenta: «
Questa vittoria apre la strada per la ricostruzione dell’Organizzazione per la
Liberazione della Palestina su delle nuove basi democratiche e permette di
operare per il ritorno a casa dei 5
milioni dei rifugiati palestinesi disseminati nel mondo. Rifutiamo gli accordi
di Oslo e Madrid. Abbiamo partecipato
sotto lo slogan di “La resistenza da un lato e la costruzione del paese
dall’altro”. A Beirut, invece, i libanesi sembrano molto preoccupati da
questa vittoria, in vista di ciò che potrebbe profilarsi, specie come conseguenza
del possibile rinsaldarsi delle relazioni tra Hamas e Hizbollah, il partito
libanese che ha tra i suoi obiettivi proprio la resistenza a Israele.
Joseph, 20 anni, studente all’Aub, l’Università americana di
Beirut, non nasconde la sua perplessità
sulle manifestazioni dei sobborghi del Sud :“ Il Libano avrà ancora dei
problemi con i palestinesi. Qui la gente ha paura. Siamo preoccupati. E poi c’è
la questione del disarmo che non credo sarà facile da risolvere”. Intanto a Beirut gira la voce che sulle
schede elettorali molti palestinesi, votando per Hamas abbiano aggiunto “ Per
punire al-Fatah”. Il campo di Burj al Baranje, a Beirut sud, è silenzioso, invece.
Qui è
al partito al-Fatah che la maggior parte dei palestinesi è devota. E qui, non
c’è nessuna festa.