01/02/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Le elezioni in Palestina vissute dai profughi in Libano
scritto per noi da
Erminia Calabrese
 
 
È venerdì, giorno di preghiera. All’indomani della vittoria di Hamas, nelle elezioni legislative palestinesi, tra le reazioni non possono mancare quelle dei  palestinesi che vivono in Libano. Immigrati clandestini, senza nazionalità né documenti d'identità, che abitano i campi profughi del Libano meridionale. Molti di loro sono arrivati qui da un primo paese ospite, altri espulsi dalla Palestina dopo l'occupazione israeliana del 1967, senza nemmeno il riconoscimento da parte dell’Unrwa, l'agenzia delle Nazioni Unite creata appositamente per i rifugiati palestinesi.

cortei dei sostenitori di hamas in libano Nella moschea Khaled Ibn al-Walid nel campo di Ain Al-Heloue, alla periferia di Saida, a circa 35     chilometri da Beirut, lo Sheikh Ali Youssef, partigiano di Hamas, parla ai 500 fedeli lì riuniti: “Hamas non si allontanerà dai suoi principi, è meglio che tutti lo sappiano: il rifiuto del nemico israeliano, la resistenza armata e il recupero di tutta la terra che appartiene alla Palestina sarà il nostro motto”. Le strade di Saida, già all’annuncio dei primi risultati delle elezioni, e per tutta la  giornata successiva,  si tingono di verde, il colore della bandiera del partito.  Slogan scanditi ad alta voce, a volte anche in ebraico, echeggiano per  le strade. Tra le parole dei leaders di Hamas e sulle note di canti patriottici, i bambini distribuiscono caramelle. Sulle macchine campeggiano posters giganti dello Sheikh Ahmad Yassin, fondatore e leader di Hamas,  assassinato da Israele nel marzo del 2004, e foto di Rantisi, anche lui co-fondatore di Hamas, ucciso un mese dopo.
 
un murales del campo profughi di shatila che rappresenta il mito dei profughi palestinesiC’è aria di festa. Una folla nella piazza di Saida grida: “Gerusalemme! stiamo arrivando”. Più a sud, in direzione di Tiro, un  altro campo - quello di Rashidiyye , uno dei più grandi e dei più poveri in Libano – offre le stesse scene e la stessa atmosfera. Ragazze, con vestito e velo nero che  lasciano scoperti solo gli occhi, festeggiano la vittoria di Hamas. Per Aya, 22 anni, la vittoria di Hamas “è un raggio di sole, una speranza, per me, di poter arrivare in Palestina e vedere la mia terra, la terra dei miei genitori”. A questa sua voce si uniscono quelle delle altre ragazze del campo. Hassan, un ragazzo di 23 anni, che vive a Tiro nel campo di al-Bass, un campo dove i servizi e gli aiuti offerti ai palestinesi sono minimi, e dove l’acqua potabile viene fornita da alcune organizzazioni non governative straniere, ha in casa, dappertutto, poster di  Gerusalemme e di Arafat.  Sorride dinanzi al festeggiamento degli altri, anche se tiene per al-Fatah. “Il fatto è che qui siamo dimenticati dallo Stato libanese, viviamo in condizioni pessime. I libanesi ci discriminano”, racconta Hassan, “qui non abbiamo libertà di movimento, per noi la vita si svolge in questo campo. Molti lavori ci sono proibiti, come anche l’accesso ai servizi medici; la nostra vita è resa sempre più difficile e ora la questione del disarmo dei campi ci fa sentire costantemente al centro delle polemiche”.
 
cortei pro fatah ai tempi di arafatAli Baraké, responsabile di Hamas in Libano, commenta: « Questa vittoria apre la strada per la ricostruzione dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina su delle nuove basi democratiche e permette di operare per  il ritorno a casa dei 5 milioni dei rifugiati palestinesi disseminati nel mondo. Rifutiamo gli accordi di Oslo e Madrid.  Abbiamo partecipato sotto lo slogan di “La resistenza da un lato e la costruzione del paese dall’altro”. A Beirut, invece, i libanesi sembrano molto preoccupati da questa vittoria, in vista di ciò che potrebbe profilarsi, specie come conseguenza del possibile rinsaldarsi delle relazioni tra Hamas e Hizbollah, il partito libanese che ha tra i suoi obiettivi proprio la resistenza a Israele.
Joseph, 20 anni, studente all’Aub, l’Università americana di Beirut, non nasconde la sua perplessità  sulle manifestazioni dei sobborghi del Sud :“ Il Libano avrà ancora dei problemi con i palestinesi. Qui la gente ha paura. Siamo preoccupati. E poi c’è la questione del disarmo che non credo sarà facile da risolvere”.  Intanto a Beirut gira la voce che sulle schede elettorali molti palestinesi, votando per Hamas abbiano aggiunto “ Per punire al-Fatah”. Il campo di Burj al Baranje, a Beirut sud, è silenzioso, invece. Qui è al partito al-Fatah che la maggior parte dei palestinesi è devota. E qui, non c’è nessuna festa. 
Categoria: Diritti, Elezioni, Guerra
Luogo: Libano
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