Giustiziati a colpi di pistola. E’ mezzogiorno di sabato. Nelle circa 140 capanne
dell’accampamento Sem Terra “Terra Prometida” nella fazenda Nova Alegria, in Felisburgo,
Valle del Jequitinhonha a settanta chilometri da Belo Horizonte (Minas Gerais),
le donne sono impegnate nel preparare il pranzo. I bambini giocano e gli uomini,
in particolare i coordinatori del movimento di occupazione delle terre, sono riuniti
in cerchio in assemblea. All’improvviso il dramma. Da un pick-up Toyota e da un
altro mezzo scende un gruppo di uomini, alcuni dei quali incappucciati. Circa
una decina. Sono armati. Tutto avviene nella frazione di un attimo. Nemmeno il
tempo di rendersene conto. Invadono l’accampamento. Qualcuno grida: “Ho promesso
che sarei tornato e l’ho fatto. Adesso vedrete!”. Poi una tempesta di proiettili
travolge le famiglie inermi. Quattro contadini muoiono sul colpo. Un altro perde
la vita durante il trasferimento all’ospedale. Più di venti i feriti, fra cui
un ragazzo di dodici anni. Quattro sono molto gravi.
“Una vera mattanza”, commenterà il medico.
Gli assassini sparano, scappano e poi si dileguano. Ma qualcuno di loro viene
riconosciuto.
I colpevoli Si tratterebbe di Calixto, detto il bahiano, ex poliziotto civile e cugino di
Adriano Chafit Lued, il proprietario di Nova Alegria, la terra occupata dal Mst
dal gennaio 2002. Anche lui è presente alla strage. Vengono identificati e inseriti
dritti dritti nella lista dei principali sospettati della carneficina. Il giudice
dovrà decidere se sottoporli al carcere preventivo o meno. La polizia federale,
che insieme a quella militare, da sabato sta battendo la regione alla ricerca
dei colpevoli, ha intanto arrestato tre uomini colti in flagranza di reato. Due
di questi si sarebbero infiltrati nel movimento Sem Terra per captare informazioni.
I tre sono stati trasferiti a Belo Horizonte.
I testimoni “E’ difficile raccontare quanto è successo – ha raccontato un sem terra che
al momento della sparatoria si trovava a pochi metri dallo squadrone armato –
E’ stato tutto molto rapido. Sono scesi da due auto mostrando le armi. Poi il
Bahiano ha gridato di voler mantenere una promessa e ha dato il segnale. Spari
ovunque, contro tutti e contro tutto. E’ stato un fuggi fuggi generale, con gente
che urlava, che cadeva una addosso all’altra. Si pensava a scappare per non farsi
colpire, nessuno ha visto esattamente chi sparava”. Un altro contadino, rimasto
ferito, ha raccontato che mentre dal gruppo partivano colpi verso uomini, donne
e bambini, indistintamente, il fazendeiro Adriano Chafit Lued è rimasto vicino
alla sua camionetta, indossando un cappuccio. E intanto il Bahiano comandava dove
e quanto sparare.
Le reazioni politiche “Si tratta di personaggi che hanno molta confidenza con l’impunità – ha spiegato
il segretario speciale dei Diritti umani, ministro Nilmario Miranda – sembra che
non abbiano fatto molto per nascondere il loro coinvolgimento”, e infatti gli
indizi che fanno presupporre una premeditazione sembrano essere molti. “E’ stato
tutto premeditato – proseguo il ministro – Il mandante del crimine non ha fatto
nulla per tenere nascosti i preparativi. E’ stato un atto selvaggio e crudele”.
La polizia civile ha appurato che si tratta di una carneficina fatta da una milizia
rurale messa in piedi da fazenderos del nord del Minas e del sud di Bahia.
“Andremo al di là dei semplici sospetti. Questa volta i colpevoli non rimarranno
impuniti. La risposta dovrà essere esemplare”.
Una delegazione governativa è quindi immediatamente arrivata sul luogo della
carneficina. Oltre a Miranda, il ministro Miguel Rossetto, dello Sviluppo agrario,
il presidente dell’Istituto nazionale di colonizzazione e riforma agraria (Incra),
Rolf Hackbart, e il coordinatore nazionale del Movimento dei lavoratori senza
terra (Mst) Joao Paulo Rodrigues. Da ogni parte è arrivata la più severa condanna
dell’accaduto: “E’ un fatto che ha causato indignazione nell’intero Brasile”.
“Ormai – ha precisato Rossetto – è una questione che esula dall’essere fondiaria.
E’ un problema di sicurezza pubblica. E’ una situazione brutale”.
Il Movimento Sem Terra L’Mst ha assicurato che nei prossimi giorni si riuniranno cortei e manifestazioni
di protesta. “Pretendiamo che lo stato faccia di tutto per trovare e condannare
i colpevoli – ha commentato il coordinatore nazionale del Mst, Joao Pedro Stedile.
E’ il risultato di come i fazenderos usano la violenza per riappropriarsi di ciò
che non spetta loro”. Secondo i rappresentanti dei Sem Terra sono ormai troppi
anni che le famiglie di quell’accampamento soffrono pressioni di ogni genere:
auto ad alta velocità che sfrecciavano davanti alle tende; adolescenti sequestrati
per giorni; minacce “Una situazione insostenibile che è sfociata in questa tragedia”.
I perché Uno dei motivi potrebbe essere la richiesta da parte dei capi dell’accampamento
di rivedere il
conteggio degli ettari della fazenda. A quanto pare stavano pensando di occupare
un’altra piccola parte dei duemila ettari di terra di proprietà dell’industriale
Adriano Chafit Lued.
La tensione tra i Sem Terra e il proprietario era alta da tempo. Tutti però nei
dintorni speravano che si risolvesse in pace, magari con il tempestivo intervento
degli istituti competenti. “Visti i tanti segnali di instabilità – spiega Miranda
- poteva essere evitata. Il proprietario aveva da tempo assoldato delle guardie
di sicurezza per sé e per i suoi e dall’altra parte i contadini avevano a più
riprese subito minacce di morte. Se solo gli organi competenti avessero comunicato
tra loro”.
I precedenti Una commissione della Chiesa Cattolica ha sostenuto nell’aprile scorso che durante
il governo Lula i conflitti per la terra sono aumentati raggiungendo un livello
mai visto. La Commissione Pastorale della Terra ha assicurato che lo scorso anno
si sono verificate più di 1600 invasioni che hanno coinvolto un milione di persone.
Durante il primo anno di Lula, 73 persone hanno perso la vita in questo tipo di
diatribe: il numero più alto negli ultimi dieci anni. Eppure il presidente è da
sempre vicino ai Senza Terra e la Costituzione brasiliana prevede e garantisce
la distribuzione delle terre improduttive ai coltivatori che non ne hanno.
Tutto questo perché il presidente operaio ha creato grandi aspettative, difficili
da rispettare concretamente: aveva promesso che in quattro anni avrebbe dato la
terra a 400 mila famiglie contadine. Alla vigilia della scadenza del secondo anno,
sono in 21mila ad averla ricevuta.