27/01/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Ramallah tra esultanze e qualche sparo, la notte dopo il trionfo di Hamas
Scritto per noi da
 Isabella Mancini*

Ramallah. La notte del 26 gennaio trascorre tra un bicchiere di birra, uno di vodka e il fumo che avvolge l’ambiente, a discutere, tra la perplessità e la sorpresa, del risultato elettorale. 76 seggi su 132 non se lo aspettava proprio nessuno.
 
Molte donne sono sedute con gli amici ai tavoli dello Stones, un locale “all’occidentale” che si affaccia sulle colline che circondano Ramallah. “Sono molto preoccupata per quello che accadrà ora - mi dice Ghiara, 24 anni, studentessa della Birzeit University. “Vorrei venire in Italia a completare il mio master. Sapevamo che avrebbe vinto Hamas ma nessuno pensava che avrebbe ottenuto queste percentuali. Vorrei partire”. Jamal, 28 anni, ricercatore universitario, rifugiato del 48 da Akko, corruga la fronte e dice: “Abbiamo resistito a tutti questi anni di violenze e soprusi, alle torture quotidiane degli israeliani e fuggiamo perché ha vinto Hamas?”. Ghiara non ci sta e sente forte la pressione del risultato elettorale sul suo futuro, sul suo divorzio che dovrebbe avvenire presto, sulle sue possibilità di lavoro, sulla sua felicità. “Un conto è combattere contro un nemico esterno, un altro è doverlo fare con uno interno”. A Ramallah la notte del 26 si è pure sparato: tra al Fatah e Hamas. C’è preoccupazione anche perché le forze dell’ordine sono in gran parte composte da sostenitori di al Fatah. Insomma questo risultato elettorale ha lasciato tutti un po’ perplessi: adesso ci si dovrà confrontare con qualcosa di totalmente nuovo.
 
Così non la pensano i molti palestinesi di Gerusalemme Est occupata, che non si sono recati alle urne. Che ne pensi del risultato elettorale, ho chiesto a Sami, che lavora in un ostello della città vecchia. “Prima di tutto mi devi chiedere se ho votato?!”. Guardo la sua mano sinistra e l’indice è bianco. Evidentemente non ha votato. “E vuoi sapere perché? Perché tanto è tutto solo un giochino ad uso e consumo degli israeliani. Hamas l’hanno costruita e finanziata loro, l’hanno sostenuta fino ad oggi e hanno contribuito alla corruzione dell’Anp. Adesso hanno tutte le carte in regola per fare, di nuovo, esattamente tutto quello che gli pare. Non mi sorprenderei se tornassero a bombardare Nablus, Jenin, o magari Hebron.” Quello che è sicuro è che i palestinesi non ce la fanno più. Vivono da decenni in una situazione di guerra, stretti tra il diritto internazionale e il diritto di Israele non tanto ad esistere, ma a completare il proprio piano sionista di costruzione di uno stato ebraico che abbia come confini il Nilo e l’Eufrate. Vivono abbandonati al loro destino senza che nessuno si curi di ripristinare il loro diritto di popolo ad esistere. Sono stanchi anche della politica dell’Anp, corrotta e fatta di belle macchine, ville di lusso, dollari e cocktail, mentre i campi profughi vomitano fango e povertà.  
Categoria: Elezioni, Guerra
Luogo: Israele - Palestina
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